di Gianluca Liguori
Gli occhi non vedevano più:
soltanto un buio soffocante e privo di vita
apriva innanzi all’animo tremante l’eterno inverno:
non aveva più riposo.
Si fermò,
minuscola particella dell’infinita oscurità .
Il volto smarrito dentro sé,
le mani vuote si sgretolavano
come zolla di terra arida.
Lasciarsi scorrere senza un lamento,
scivolare nel fluido non sentire dei suoi battiti,
spegnersi nella mutazione finale.
Smarrito nella sua irriverenza marciva
nella sottile indignazione senza flusso
in cui lo avevano lasciato un tempo antico,
quando ancora non sapeva camminare e stentava,
muto, imparando da ogni minimo movimento della natura.
Rifiutava persino l’amore della madre: non c’era scampo.
Ora è immobile:
una stasi senza fine né confine,
un vascello fantasma deriso dallo spergiuro,
la perdita dell’equilibrio e caduta in un tetro obsoleto vortice.


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