Salvation

9 giugno 2008
di Parole

Cos’e’ che trasforma una vittima in predatore? Qual e’ la soglia sottile, superata la quale quella che un tempo era stata una preda indifesa si ribella diventando il carnefice spietato dei suoi nemici? A volte succede per via delle nostre scelte, altre sono le circostanze che ci portano a oltrepassare il confine. Io lo so bene… conosco quel limite. L’ho varcato tanto tempo fa. Quattrocento anni addietro io ero una vittima, sottomessa e umiliata da esseri piu’ forti e spietati… per questo ho perso la donna che amavo. Ho bevuto il suo sangue e l’ho vista spegnersi tra le mie braccia. Oggi invece, a tre anni dall’inizio del XXI secolo, sono un Lord, l’essere piu’ potente che la Comunita’ di vampiri di questa citta’ eterna abbia mai conosciuto. La mia intera esistenza si e’ basata su una continua ricerca del potere atto a proteggere tutto cio’ che ritenevo importante. Eppure il dolore del passato e il rimorso continuano a straziarmi il petto. Vagando ogni notte per le strade di Roma mi sono chiesto spesso se un giorno avrei trovato il modo di liberarmene. Sofferenza, odio per me stesso e per il mondo, rabbia, indifferenza, senso di colpa… assieme al desiderio di sangue; erano questi stati d’animo a manovrare le mie azioni. Poi negli ultimi giorni di novembre e’ cambiato tutto. Quella notte osservavo divertito gli esseri umani, troppo infreddoliti e affannati per accorgersi della mia presenza tra loro. Ormai vivevano esistenze cosi’ confuse che avrei potuto afferrare una persona qualunque e dissanguarla li’ in mezzo alla strada senza attirare minimamente l’attenzione. Erano troppo presi a cercare di soddisfare le loro futili necessita’, a stare al passo con una vita oltremodo frenetica, per prestare attenzione a cio’ che accadeva loro intorno. Per questo abbiamo potuto estendere il nostro dominio su gran parte della citta’ e mescolarci a loro indisturbati. Improvvisamente pero’, accadde qualcosa che non mi sarei mai aspettato. Due ragazze mi passarono accanto… una di esse si volto’ verso di me e per un brevissimo istante i nostri sguardi si incrociarono. Sparii dalla sua vista prima che lei potesse mettere bene a fuoco la mia immagine tra la folla. Quell’occhiata fugace, pero’, mi lascio’ profondamente turbato. Tornai alla Mercedes che mi stava aspettando lontano dalla zona piu’ trafficata. Appena entrai nel sedile posteriore, Marco, il mio Custode, mi lancio’ un’occhiata sorpresa. Prima di allora avevo sempre evitato di asservire un essere umano marchiandolo con il mio sangue. Con lui, pero’, fu diverso. Nove anni fa lo trovai in una strada deserta accanto ai resti in fiamme di una macchina. Nonostante fosse ferito in maniera terribile era riuscito a portare fuori dai rottami il corpo decapitato della ragazza che amava. Lo osservai a lungo mentre se ne stava immobile con la testa mozzata della giovane stretta al petto e gli occhi spenti, come morti, la bocca che cercava inutilmente di articolare parole senza senso. Non so se fu solo per pieta’ o perche’ conoscevo bene il dolore che stava provando, ma decisi di prenderlo con me. Successivamente trovai il bastardo che aveva provocato l’incidente: un ragazzo cosi’ abituato ad ubriacarsi e a drogarsi tutte le notti che quella sera non si era nemmeno reso conto di aver mandato fuori strada un’altra macchina. Prima gli amputai entrambe le mani e le gambe all’altezza delle ginocchia, poi dopo avergli strappato via la pelle del torace e della schiena lo decapitai. Per tutto il tempo feci in modo che rimanesse cosciente. Tutto questo naturalmente Marco non lo ha mai saputo. “Lucas… non pensavo facessi cosi’ presto…” disse. Mi piace la sua compagnia ma a volte si prende davvero un po’ troppe liberta’. Continuai a guardare fuori dal finestrino senza degnarlo di un’occhiata. Non riuscivo a togliermi dalla mente quella ragazza e i suoi occhi di fuoco. Volevo rivederla e capire come avesse potuto scorgermi in mezzo a tutta quella gente… solo allora avrei deciso se ucciderla o meno. Mi ci vollero tre notti per ritrovarla. La rividi passeggiare da sola per la stessa via trafficata dove i nostri sguardi si erano incrociati. Camminava con passo deciso, senza badare troppo alle numerose vetrine illuminate. L’ombra che scorsi sul suo viso mi fece trasalire. Lei era giovane, non avra’ avuto nemmeno diciassette anni… eppure dai suoi occhi traspariva una solitudine che io stesso conoscevo bene: quella derivata dalla consapevolezza di essere prigionieri della propria natura. Improvvisamente la ragazza con cui l’avevo vista tre notti prima la raggiunse e quell’ombra spari’ dal suo volto come se non fosse mai esistita. Ora che non era piu’ sola non poteva permettere che il suo dolore fosse cosi’ evidente. Erano secoli che un essere umano non riusciva a stupirmi in questo modo. Che cosa aveva sconvolto l’animo di quella mortale a tal punto da spingerla a chiudere il suo cuore? Volevo capire. Per questo cercai di entrare nei suoi pensieri. Espansi il mio potere, tentando con esso di arrivare a lei ma non appena riuscii a sfiorarle la mente questa mi respinse. Iniziai a tremare, in preda a un’angoscia profonda. Ecco perche’ era riuscita a vedermi: era una Veggente, una mortale immune ai miei poteri e in grado di vedere e percepire tutti gli spiriti e le entita’ invisibili che vagano sulla terra…. Una delle poche leggi comuni a tutti noi vampiri ci impone di uccidere quelli come lei poiche’ questi Veggenti sono troppo pericolosi per essere lasciati liberi di coalizzarsi. Ele’n, la donna che amavo era come lei… e a causa di cio’ fui costretto a toglierle la vita. Per la prima volta dopo tanti secoli non seppi cosa fare. Come potevo uccidere la sola umana che era riuscita a scuotermi cosi’ profondamente dopo tanto tempo? Improvvisamente, senza quasi rendermene conto, mi ritrovai a fuggire. Fino ad allora non avevo mai avuto dubbi. Conoscevo il mio obbiettivo e non c’era stato un solo momento che mi fossi lasciato vincere dall’incertezza. Col passare dei secoli avevo imparato ad essere spietato, a chiudere dentro di me ogni emozione o sentimento per poter diventare sempre piu’ forte. Alla fine avevo ottenuto il controllo di una delle Comunita’ di vampiri piu’ antica e potente al mondo. Sebbene fossi riuscito a consolidare la mia posizione, pero’, sarebbe bastato un solo tentennamento, una sola dimostrazione di debolezza e avrei rischiato di perdere tutto. Levitai osservando dall’alto la citta’ diventata ormai sconfinata. Quella notte pero’, lo spettacolo meraviglioso delle luci dorate di Roma e delle fiamme argentate delle stelle sopra di me non mi fu di alcun conforto: c’era odore di morte nell’aria, intenso, penetrante ed eccitante oltre ogni immaginazione. Non era quello pero’ a turbarmi tanto. Il vuoto e l’angoscia che provavo nascevano da qualcosa di piu’ antico e profondo, dalla consapevolezza che lei da qualche parte laggiu’, senza nemmeno rendersene conto, stava rischiando la vita. Il Black Angel… un Nightclub, lo definiscono gli umani…. In realta’ e’ molto, molto di piu’… e’ il cuore pulsante della nostra Comunita’, fondato proprio nel centro piu’ denso di vita della citta’, tra Piazza di Spagna e l’affollata Via del Corso. La sala che poco meno di un secolo prima era utilizzata solo come magazzino per mascherare il nostro vero ritrovo, ora e’ il luogo in cui possiamo nutrirci indisturbati delle nostre prede, un posto in cui i mortali ricercano il piacere tra la musica dai ritmi violenti e il bacio sensuale di un vampiro affamato… Naturalmente badiamo bene a modificare le menti degli umani prima che lascino il locale per cancellare in loro il ricordo della nostra esistenza, mantenendo pero’ viva quella sensazione piu’ intensa di un orgasmo provata nel momento in cui ci siamo nutriti di loro sangue…. Basta questo a far si’ che sentano l’irrefrenabile desiderio di tornare. Non avevamo bisogno di pubblicita’ perche’ il locale si riempisse ogni notte di prede ignare. Mi feci largo tra tutta quella folla che si apri’ immediatamente al mio passaggio e raggiunsi il retro del palco per i concerti dal vivo. Li’ si trovava la scalinata nascosta che portava al nostro luogo di ritrovo. Discendendola non avevo in mente che lei, mi chiedevo se si trovasse al sicuro, se un altro vampiro l’avesse trovata e uccisa prima che potessi capire cosa in lei mi turbava tanto… o se dovevo chiudere la faccenda prima che qualcuno scoprisse cio’ che era veramente. D’un tratto pero’, venni distratto dai miei pensieri: nel sotterraneo c’era qualcosa che non andava. Odore di essere umano… e di sangue… Sentii la rabbia crescermi dentro con una violenza smisurata. L’incanalai affinche’ alimentasse il mio potere, celandola dietro una maschera di assoluta freddezza. L’ampia sala era quasi completamente deserta. C’era solo un piccolo gruppo di vampiri che seduti sui divani o appoggiati alle pareti di pietra osservavano divertiti quello che stava succedendo al centro della stanza. Fissai il ragazzo completamente nudo che piangeva e cercava inutilmente di urlare senza pero’ riuscire ad emettere alcun suono. Potevo percepire la sua paura strisciarmi sulla pelle come miliardi di piccoli insetti. La sua bocca era completamente sporca di sangue e sul suo corpo erano visibili numerose ferite molte delle quali arrivavano a lasciar scoperte le ossa. Cominciai a tremare ormai quasi del tutto incapace di controllare la rabbia e il disgusto per il verme che lo stava torturando costringendolo a mangiare pezzi della sua stessa carne. “Nicola!” Il vampiro, accortosi della mia presenza, con un sorriso sadico spezzo’ il collo alla sua vittima che mori’ all’istante. Si alzo’ e chino’ leggermente il capo. “Mio Lord… lieto di rivederti…” Gli fui addosso ancora prima che avesse finito di parlare. Lo afferrai per la gola sollevandolo da terra e lo schiacciai contro una parete. “Sbaglio o avevo categoricamente proibito di uccidere, torturare o anche solo ferire e nutrirsi di umani qui dentro?” Il sorriso sul suo volto si trasformo’ in un ghigno sprezzante e i suoi occhi si fecero duri e freddi come il ghiaccio “Oh…be’…mio Lord… gli avevo strappato la lingua proprio per impedire che dal locale potessero sentire le grida….” Quel pazzo ancora non aveva idea di che cosa volesse dire sfidarmi….afferrai uno dei numerosi candelabri a tre braccia che illuminavano l’intero ambiente e inchiodai quel bastardo alla parete trafiggendogli lo stomaco; poi ne presi altri due e feci lo stesso con le mani affinche’ non potesse riuscire a liberarsi da solo. Le sue urla e il sangue che lentamente inizio’ a scivolare lungo il muro mi fecero provare un intenso brivido di piacere. “Che nessuno lo liberi prima dell’alba!” dissi con voce abbastanza alta perche’ tutti mi sentissero ; avvicinai il volto a quello di Nicola e sussurrai “Provaci ancora e ti getto nel Tevere chiuso in una bara d’acciaio con un centinaio di croci benedette come unica compagnia… ” La sua sicurezza svani’ all’istante, sostituita dalla paura. La fede profonda che molti uomini ripongono in particolari oggetti sacri e’ molto pericolosa per noi. Ho visto vampiri con ustioni, provocate da croci benedette, talmente gravi che nemmeno la loro eccezionale capacita’ di rigenerazione ha potuto far sparire le cicatrici… e il dolore non e’ molto dissimile da quello provocato da un’esposizione diretta al sole. “Pe… perdonami mio Lord…” Mi basto’ un solo sguardo per far capire agli altri che sarebbe accaduta loro la stessa cosa se avessero osato assecondare di nuovo una sfida cosi’ esplicita alla mia autorita’. Uscii in strada ancora in preda all’ira. Stranamente fu il pensiero della giovane Veggente a calmarmi. Con lei pero’, ritorno’ anche il ricordo di cio’ che avrei dovuto fare. Per un secolo ero riuscito ad impedire che Nicola ed altri come lui sfogassero i loro perversi desideri sugli abitanti di questa citta’ e questo perche’ mi ero sempre dimostrato spietato verso i miei nemici e coloro che non rispettavano le mie regole. Se non avessi ucciso quella ragazza, pero’, non solo loro ma anche quelli che mi avevano sempre dimostrato un minimo di lealta’ avrebbero potuto non riconoscermi piu’ come Lord della Comunita’… e allora sarebbe stata la fine… Chiusi gli occhi respirando a fondo l’odore degli esseri umani attorno a me. Non era quello il momento dei dubbi: il sangue mi stava chiamando. Era ora di andare a caccia. In seguito, pedinai la Veggente fino all’appartamento a nord della citta’ in cui viveva assieme a sua madre. Da allora non ci fu una sola notte in cui non mi fermai ad osservarla. A volte mi rendeva triste guardarla nei momenti in cui si rifugiava nella sua stanza, il solo posto dove poteva togliersi la maschera di falsa felicita’ che col tempo si era creata. Li’ poteva essere libera di dimenticare cio’ di cui forse era sempre stata consapevole: che era diversa dagli altri esseri umani, che quello era il motivo per cui in passato aveva sofferto tanto e per il quale avrebbe continuato a soffrire. Altre volte pero’, guardarla era meraviglioso. C’erano notti in cui le capitava di passare ore a scrivere al suo computer. Cio’ che riuscivo a leggere attraverso la finestra della sua stanza e la fierezza, la gioia che le illuminavano il volto nel rileggere quelle pagine mi facevano sentire… appagato. Pur sapendo che forse non avrebbe mai potuto avere la felicita’ che per le ragazze della sua eta’ era assolutamente normale, lei si sentiva orgogliosa di cio’ che era e di cio’ che stava costruendo con le sue sole forze. Mi bastava sapere questo per trovare un conforto che non avrei pensato di poter ottenere. Fu allora che presi la mia decisione: lei doveva vivere. L’avrei protetta e cosi’, forse, avrei salvato me stesso dal dolore di un passato che in tutti i modi stavo cercando di dimenticare. Una notte, pero’, accadde l’inevitabile. “Che cosa trova di tanto interessante il potente Lord della Comunita’ in una mortale adolescente?” Mi voltai lentamente verso il punto da cui proveniva quella voce. Avevo percepito la sua presenza gia’ da molto ma sapevo che non era una minaccia… non lui almeno… “Salve Manuel… ti faccio i miei complimenti, devi avere un fiuto davvero eccezionale se mi hai trovato cosi’ facilmente… ma se cosi’ non fosse non occuperesti la tua posizione a un’eta’ cosi’ giovane, giusto?” Il ragazzo sorrise sfacciatamente e con un balzo supero’ il muro di recinzione entrando nel giardino in cui mi trovavo. “Ti ho notato una notte a via Ottaviano… la seguivi con un interesse “diverso” da quello di un cacciatore… Sono curioso di sapere perche’!” C’era qualcosa che non andava nella sua voce… era troppo… ansiosa. Mi intrufolai nella sua mente per leggerne i pensieri sapendo che era cio’ che lui voleva “Qualcuno ti sta spiando…” “Lo so bene… – dissi inviandogli il mio pensiero – e’ gia’ da un po’ che si trova qui.” “Non credo che le sue intenzioni siano amichevoli… che pensi di fare vampiro?” Sorrisi. Quella era una cosa che mi era sempre piaciuta di quel ragazzo: per quanto giovane e potente lui potesse essere, all’inizio era sempre cauto con gli avversari di cui ignorava la forza… poi pero’ si trasformava in una vera e propria macchina assassina. “Vieni fuori Raphael!” gridai impedendo al mio volto di lasciar trapelare la minima emozione. Il vampiro usci’ dall’ombra. Se ne stava immobile, come una statua con dipinto sul viso un sorriso carico di soddisfazione e gli occhi vibranti di luce quasi stessero gia’ pregustando una vittoria ormai imminente. “Salve, mio Lord” sibilo’ lanciando a Manuel un fugace sguardo carico di disprezzo. “Che ci fai qui?” dissi iniziando lentamente a sprigionare il mio potere. Raphael era potente per un vampiro di trecento anni, inoltre era altezzoso e incredibilmente arrogante…. Solo la paura poteva permettermi di sottometterlo. “Niente…e’ che ho notato quella ragazza per caso e ora… mi chiedevo cosa volessi farne di lei… magari se tu non la vuoi… potrei nutrirmene io…” Percepii immediatamente il suo potere espandersi come una macchia densa e oleosa che scaturiva da tutto il suo corpo. Lui sapeva che era una Veggente e se non avessi fatto cio’ che dovevo, era ben deciso a scatenarmi contro l’intera Comunita’. Certo… perche’ non avrebbe dovuto… una volta liberatosi di me era abbastanza forte da poter diventare Lord lui stesso. Quale migliore occasione per sbarazzarsi di colui che non avrebbe mai potuto battere con le sue sole forze? Improvvisamente sentii la belva nascosta nel corpo di Manuel emergere dalle profondita’ del suo animo, la sentii urlare finalmente libera di poter soddisfare il suo desiderio di uccidere. Le sua pelle si ricopri’ di una sostanza appiccicosa seguita poi da una folta pelliccia, le ossa si frantumarono ricomponendosi nella loro nuova fisionomia e nella bocca cominciarono a spuntargli possenti zanne. Appena vide il licantropo mutare forma, Raphael attacco’, pur sapendo di avere pochissime possibilita’ di batterlo. Manuel pero’ fu piu’ veloce. In un attimo gli fu addosso e, quasi lo stesse baciando, avvicino’ il muso alla bocca del vampiro strappandogli la lingua in modo che non potesse urlare. Quando inizio’ a divorarlo, provai una grande soddisfazione. Anch’io in passato avevo sperimentato l’orribile sensazione di innumerevoli zanne che lentamente ti strappano via una parte del corpo, lacerandola e masticandola mentre tu non puoi fare altro che guardare e aspettare che loro decidano di porre fine a quel tormento. Nessuno riuscirebbe a resistere a lungo a un dolore simile. Quel traditore, invece, sarebbe morto solo quando Manuel avesse deciso di staccargli la testa… e lui non sembrava avere affatto fretta… Alla fine, di Raphael non rimase che una testa mozzata, un busto completamente macellato e qualche ossa. “Non avrei mai pensato che tu potessi anche solo minimamente pensare di aiutarmi…” dissi al licantropo una volta tornato alla sua forma umana. “Come maschio Alfa ho l’obbligo di proteggere il mio branco… Se tu venissi soppiantato la tregua tra le nostre due razze finirebbe e non voglio che la mia gente sia di nuovo in pericolo a causa di voi succhiasangue… – rispose per poi esibirsi in un ennesimo sorriso arrogante – inoltre per quanto non ami particolarmente la carne fredda di un cadavere… uccidere un vampiro e’ sempre un piacere.” “Ti capisco perfettamente…” dissi ricambiando il sorriso. Il suo sguardo si poso’ per un attimo sulla casa completamente buia; poi torno’ a fissarmi “Non mi interessa cosa tu sia venuto a fare qui ma ti conviene controllare che non si sia svegliato nessuno… ci penso io ai resti del tuo amico.” Fu un gioco per me riuscire ad aprire le grate della porta che dava sul giardino e scivolare indisturbato in camera sua. Lei stava ancora dormendo, con un’aria cosi’ serena da strapparmi un sorriso. Mi sedetti al suo fianco desideroso di imprimermi nella mente ogni piu’ piccolo dettaglio del suo corpo coperto solo da una corta camicia da notte bianca: gambe incredibilmente lunghe, un seno morbido, pelle bianca e liscia che emanava un leggero profumo di vaniglia, labbra carnose, ciglia lunghe e ben definite, un volto ovale incorniciato da setosi capelli scuri. Il desiderio che mi travolse fu cosi’ intenso da lasciarmi quasi stordito per un attimo. Mi sdraiai accanto a lei, sfiorandole appena le gambe con la punta delle dita, partendo dal ginocchio per poi salire su lentamente fin quasi sotto la camicia da notte. La sentii sospirare mentre, continuando ad accarezzarla con tocchi gentili e delicati, feci aderire completamente il mio corpo al suo. Non mi preoccupava il fatto che potesse svegliarsi: durante il sonno le sue difese naturali erano abbastanza indebolite da permettermi almeno di entrare nei suoi sogni e impedirle di svegliarsi. Volevo quella ragazza… i miei sensi di vampiro non servivano che a percepire il suo calore, il suo profumo, il suo sapore, il suo piacere… Tutto il mio essere fremeva, proteso verso di lei; la mia anima, il mio cuore e il mio corpo esistevano unicamente per sentirla ed amarla… il suo tormento, il suo coraggio, la sua forza, la sua gioia e la sua solitudine… volevo farli miei come quel corpo morbido e caldo che sentivo tremare inconsapevole al tocco delle mie mani. Mi aveva strappato l’anima con uno sguardo e ora lei era l’unica che potesse rendermela. Affondai il viso nei suoi capelli, inebriato dal loro profumo quando improvvisamente, sfiorando appena il suo collo con le labbra, venni travolto dall’intenso pulsare del suo sangue. Rimasi per un istante paralizzato dall’orrore. No, non cosi’. Non volevo averla cosi’. Sporcare il suo copro in un modo cosi’ osceno e spietato. Se l’avessi presa in quel momento, privo di qualsiasi controllo, sapevo che l’istinto mi avrebbe dominato… e la sola idea di nutrirmi del suo sangue mi riempiva di disgusto verso me stesso. Quella fu la prima volta, dopo la morte di Ele’n, che piansi per la vergogna. Sentii le lacrime bagnarmi il viso, liberando sentimenti che non avrei mai piu’ sperato di poter provare. Il calore che sentivo nel petto, la sensazione del mio cuore che pulsava violento e incontrollato, il corpo e l’anima che fremevano alla sola vicinanza di quella creatura meravigliosa e la sensazione di pace che, allo stesso tempo, pervadeva ogni fibra del mio essere. Lasciai quella casa poco dopo permettendo alle emozioni di scivolare via lentamente. Quel senso di completezza che mi aveva invaso standole accanto, pero’, sebbene si fosse attenuato in sua lontananza non mi lascio’ mai. Durante la maggior parte della mia esistenza non avevo fatto altro che accumulare potere. Ora finalmente avevo anche qualcosa da proteggere. Ogni notte, da allora, pero’, non faccio altro che chiedermi se sono davvero in grado di farlo. Temo che un giorno il passato da cui non sono mai riuscito a liberarmi possa tornare e colpire lei non solo per quello che e’ ma anche per la mia sola presenza nella sua vita. Per ora mi basta guardarla da lontano, ma un giorno, forse, saro’ costretto a rivelarmi, a trascinarla nel mio mondo di sangue perche’ cio’ che ho cercato di lasciarmi alle spalle rappresenta un lato oscuro di me che non sono in grado di fermare. Sono io la minaccia piu’ grande per la sua vita, ma se morire per mano sua sara’ l’unico modo che avro’ per salvarla, le insegnero’ anche ad uccidermi. Allora lei mi odiera’, ma a quel punto sara’ in grado di andare avanti con le sue sole forze. Non perdero’ un’altra volta la donna che amo. Perche’ adesso so che anche un vampiro puo’ tornare a vivere. MySpace di Paola Boni Vota e commenta il racconto sul nostro forum Visita il MY SPACE* di PAROLE

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