di Miriam Mastrovito
Sandro pigiò il piede sull’acceleratore, alzò il volume dell’autoradio, poi lasciò scivolare una mano tra le cosce di Katia.
“Abbiamo invaso l’altra corsia†ridacchiò lei, sorseggiando una Ceres.
“Chi se ne frega! Siamo i padroni del mondo!â€
Erano fatti, sì. Erano entrambi strafatti. Come ogni sabato notte la strada si tendeva, si allentava e annodava come un elastico e Sandro, che a malapena scorgeva la sagoma del guardrail, si sentiva un equilibrista pronto a sfidare il vuoto.
Schiantarsi? Mai! A lui non sarebbe successo. Per quanto le gomme slittassero sul bagnato, sentiva di avere tutto sotto controllo.
Pioveva a dirotto. Gocce rabbiose si abbattevano sul parabrezza confondendo ancor più la visuale. Non fosse stato per Katia, lui non avrebbe scorto il tipo infreddolito con il pollice alzato al bordo della carreggiata. Indossava un paio di jeans simili ai suoi e un’ampia felpa con il cappuccio che gli copriva il viso.
“Che dici, lo carichiamo?†propose la ragazza.
Sandro rallentò. “Si può fareâ€, disse accostandosi all’autostoppista.
Abbassò il finestrino giusto un paio di dita. “Dove vai?â€
“Ovunque e da nessuna parteâ€. Una voce metallica tagliò l’aria mentre i suoi occhi brillarono illuminando un volto che aveva ben poco di umano. La pelle bruna attraversata da piaghe e lacerazioni pareva uno straccio logoro sciattamente gettato su un cranio spigoloso e asimmetrico. Il naso una protuberanza informe appena accennata, la bocca una fessura purulenta più simile a una ferita.
“Che diavolo è quel coso?†strillò Katia.
Sandro non fiatò. Richiuse il finestrino e sfrecciò via.
Avevano percorso solo pochi metri, quando la figura incappucciata ricomparve al centro della carreggiata.
“Scansalo!†urlò Katia. “Lo mettiamo sotto!â€
Sandro si aggrappò al volante. Sterzò.
“Cristo!†ebbe appena il tempo di esclamare, poi ci fu un impatto violentissimo. La vettura rimbalzò e si ribaltò più volte fino a precipitare nella scarpata.
“Pronto?â€. Il chirurgo si accostò a Sandro con fare solenne. Erano trascorsi due mesi
dall’ incidente. L’auto era andata in fiamme e Katia non ce l’aveva fatta. Sandro era il solo sopravvissuto nonostante le ustioni lo avessero devastato. Aveva subìto già diversi interventi di chirurgia plastica e l’ultimo era stato il più difficoltoso.
“Abbiamo dovuto ricostruirle il viso†spiegò il medico cominciando a srotolare le bende che da oltre una settimana lo fasciavano. “Un’operazione complessa che probabilmente ne richiederà altre, ma tutto è andato per il meglio e confido…â€
Non potè finire. Man mano che procedeva, l’espressione del professore si era fatta sempre più grave fino a trasformarsi in una maschera di terrore. La sua assistente si lasciò sfuggire un urlo.
Sandro li fissò attonito per qualche attimo.
“Voglio vedere anch’io, ne ho il diritto!†gridò.
L’infermiera gli porse uno specchio con fare riluttante.
Sandro trasse un profondo respiro, poi si fece coraggio e guardò. I suoi occhi si riempirono di orrore nel vedere l’immagine riflessa.
Un volto disumano dalla pelle lacera e la bocca simile a una ferita. Un volto che lui aveva già visto ma che mai avrebbe riconosciuto come il suo.


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