Notte

9 febbraio 2009
di Parole

di Paola Boni

Il caldo afoso di questa notte di fine luglio mi riporta  a quella sera, amore mio, a quel maledetto sabato in cui ti ho perso per sempre. Mi manchi, terribilmente, dolorosamente. Mi mancano le labbra con cui mi baciavi,  gli occhi con i quali mi accarezzavi, il corpo con cui mi amavi e proteggevi.

È stato proprio perché desideravi  proteggermi  che quei mostri ti hanno portato via da me. Quei tre uomini usciti dall’ombra che hanno infierito sul tuo corpo costringendoti poi a morire con negli occhi la loro immagine mentre violentavano il mio.
La polizia pensava che vivessero in un campo nomadi  non molto distante da dove siamo stati aggrediti, che sarebbe stato facile trovarli…  eppure  oggi, a un anno di distanza , quei tre sono ancora liberi.  Ma non potranno nascondersi ancora a lungo. So che se un giorno io dovessi trovarmeli di fronte non avrei esitazioni. Il ricordo dei loro volti mentre mi tenevano ferma e mi usavano a loro piacimento è ancora marchiato a fuoco nella mia mente
Per questo ho deciso di non seguirti, amore mio, nonostante le cicatrici sul mio corpo mi ricordino costantemente le violenze subite e il tuo sangue nel quale mi hanno lasciata, forse convinti che non sarei riuscita a sopravvivere.
Ho impiegato mesi ad accettare l’idea che non ti avrei raggiunto, che non sarei morta come desideravo. Ora, l’unica cosa che voglio è vedere il giorno in cui quelle bestie  pagheranno per ciò che ci hanno fatto.
In notti come questa però il ricordo si fa così forte  da diventare un dolore fisico.
Cammino per la strada a passo svelto sperando che quella sofferenza smetta di tormentarmi.
Mi blocco, però, vedendo  due figure avvicinarsi.
Non posso fare a meno di tremare. Ricordo per un attimo i tuoi assassini, i loro volti e il loro odore, un misto di sudore, alcol, tabacco e sporcizia, così intenso e stomachevole che ci sono delle volte in cui ho ancora l’impressione di sentirmelo addosso.
Inizio a tremare, completamente paralizzata finché la luce di un lampione non illumina i due uomini.
Non sono loro. Sono solo ventenni ubriachi convinti forse di potermi rimorchiare semplicemente facendo gli idioti o offrendomi qualche biglietto da cinquanta.
Un  attimo e sto già correndo via. I due però mi inseguono per un bel pezzo di strada finché uno di loro non riesce ad afferrarmi per una manica.
Sento il mio cuore fermarsi mentre immagini distorte si affollano nella mia mente come  sciami di mosche impazzite… e poi al nero della notte ecco che si mescola  il rosso del sangue, in quell’oscurità,  più nera del buio stesso.

Un’altra notte è passata e come sempre mi sento terribilmente vuota.
Spero solo che  tutto questo finisca presto. Voglio morire.
Guardo pigramente  la sveglia. È  ora del telegiornale… magari sapranno dirmi qualche novità interessante.
Mi alzo a sedere, accendendo il televisore. Improvvisamente la mia attenzione cade sull’ampio specchio accanto al letto. Tornata a casa dovevo essere così stanca da addormentarmi senza nemmeno spogliarmi. Maledizione! Il sangue è così dannatamente difficile da togliere! Una camicetta potevo pure bruciarla ma ora mi sarei dovuta disfare di un intero set di lenzuola. Avrei trovato una soluzione… come sempre del resto.
Decido di alzarmi mentre in tv viene annunciato il ritrovamento di due cadaveri in una piccola traversa della Cassia. I loro busti erano solcati da una profonda lacerazione che andava dritta dalla gola al pube e da numerose altre ferite più piccole. I genitali gli erano stati asportati probabilmente ancora prima della morte.  Non c’erano testimoni .
Poi  il cronista,  li definisce “sfortunati ragazzi” strappandomi un sorriso pieno di amarezza. Lo sono stati davvero. Se solo avessero capito quando era ora di smetterla…
Con un’alzata di spalle, spengo la televisione e mi infilo sotto la doccia. Mi ci sono voluti mesi, ma alla fine ho capito di non poterti ancora raggiungere amore.
Finché loro non avranno pagato, io non potrò fermarmi.


Seguici su . MySpaceFacebook

Share





//MURALES