Il ciclone Grillo si abbatte sui ‘cicaloni’ del Pd
Che cosa succede ai compagni del Pd? Hanno le facce stanche, i volti emaciati. È bastato che un Grillo fastidioso s’affacciasse nei circoli del potere: alle occhiaie di Fassino eravamo già abituati, però ora fanno il giro del viso, gli arrivano sin dietro al collo. Una specie di tatuaggio.
Beppe Grillo ha deciso di volersi candidare alle primarie del Pd. Perché? Vallo a capire. Poteva continuare a sparare sentenze comodamente da dietro lo schermo di casa sua e invece vuole proprio andare a rompere le scatole nei palazzi dei poveri democratici, che già versano per conto loro nell’indecisione e nella paura.
Ottenuta la Tessera del Partito, il comico genovese avrebbe tutte le carte in regola per diventare il leader della compagine attualmente guidata da Franceschini. Il problema è che nessuno lo vuole. Non lo vogliono neanche i più intelligenti, i più lungimiranti – come la Binetti e Marino – cioè quelli che hanno dichiarato di volerlo accogliere all’interno della grande casa del Pd . Grillo è scomodo, è chiaro questo. Nessuno potrebbe davvero volerlo come leader. E se si candidasse, il rischio sarebbe concreto: potrebbe rubare voti di protesta alla Lega e convogliare su di sé le preferenze di quel 40% di astenuti ormai stanchi dei ridicoli giochi di potere italiani.
Il fatto è che neanche Grillo vuole candidarsi. Se avesse voluto entrare in politica, avrebbe potuto farlo con l’Idv di Di Pietro, che ha sempre sposato in pieno le sue battaglie e ha candidato spesso i fedelissimi del blogger: da Sonia Alfano a Luigi De Magistris. Di certo non è così ingenuo da pensare che i ‘cicaloni’ democratici, lo lascerebbero candidarsi impunemente e che poi, magari, gli farebbero governare il partito e il paese, senza porre veti ai suoi programmi politici, sin troppo nuovi per la vecchia scena italiana.
“In Italia i partiti sono solo i celebranti della liturgia del potere. Attenti alle forme, ai rituali, agli statuti, ai regolamenti. Non hanno più programmi, ma personaggi senza spessore che si aggirano sui giornali e in televisione per giustificare la loro presenza. Senza i media non esisterebbero, e in effetti, non esistono. Sono una nostra proiezione, un’illusione. Rappresentano sempre più spesso la schiuma della società. Politici di professione, cultori della loro immagine, senza idee, figli di presunte ideologie…”
L’analisi con cui comincia il suo post del 18 luglio è lucida, come sempre. Grillo non è forse uno di quelli che vuole dare uno scossone a questo paese dal sonno mediatico in cui si culla dall’inizio dell’era Berlusconi? Non è forse lui che usa internet come mezzo per combattere le cariatidi del Pd, incapaci da tempo di presentare una vera opposizione? Se quella di Grillo fosse una semplice provocazione, a guadagnarci sarebbe solo l’Idv di Di Pietro. Tutti i voti che il genovese potrebbe convogliare nelle file dei democratici, si sposterebbero verso il partito dell’ex pm di mani pulite. Magie della politica.
“O cambiano, o scompaiono”
È questo l’aut-aut che il blogger pone alle forze che definisce anti-democratiche, contrarie a una democrazia partecipativa, attuabile grazie al mezzo della rete. Probabilmente per vedere in atto i cambiamenti paventati da Grillo, dovremmo aspettare ancora molto. Nel frattempo, continuiamo a sorbirci le cariatidi del ‘Pdmenoelle’ e del ‘Pdelle’, nella speranza che un giorno le cose possano davvero cambiare.








