Da fenomeno snobbato a fenomeno sociale: il romanzo e il suo adattamento televisivo

27 luglio 2009
di Erminio Fischetti

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Le prefazioni dei romanzi del XIX secolo erano molto spesso “spocchiose e apologeticheâ€, come lo stesso critico letterario Ulrich Schulz-Buschhaus affermò nel suo Il sistema letterario nella civiltà borghese. Il romanzo veniva considerato dagli studiosi un prodotto di scarsa qualità artistica, prevalentemente diretto per un pubblico femminile all’epoca, in genere, destinato ad una scolarizzazione più bassa rispetto agli uomini. Di conseguenza, tale genere narrativo si è affermato indipendentemente dall’appoggio di una critica ancora inconsapevole della sua forza e del valore sociale che otterrà di lì a pochi anni, fino a diventare il genere per eccellenza del XX secolo. È l’editoria che contribuisce, anche tramite lo sviluppo della cultura di massa e dei mezzi di comunicazione, al suo successo commerciale. Si crea quel fenomeno che verrà definito da Marx ed Engels come “industria culturaleâ€. Secondo Calvino il romanzo  deve possedere cinque caratteristiche principali, ossia la leggerezza, la rapidità, l’esattezza, la visibilità e la molteplicità. Questi elementi potremmo estenderli anche alle caratteristiche degli adattamenti letterari fatti dal cinema e dalla televisione. Nasce, così, un fenomeno transculturale che permette un passaggio dalla forma, quella del testo, della scrittura, delle parole, ad un’altra, quella dell’immagine, del movimento e del racconto esposto attraverso lo sguardo.

La critica ha sempre avuto un atteggiamento prevenuto nei confronti degli adattamenti letterari perché si diceva lenissero l’originalità e il respiro dell’opera di derivazione, così come in passato si era prevenuti nei confronti del romanzo stesso. Molti autori hanno rifiutato di far adattare le proprie opere, molti altri lo hanno fatto personalmente per non permetterne uno stravolgimento o semplicemente per questioni di denaro. In sostanza però, sin dall’avvento del cinema era necessario trarre origine o spunto dalla letteratura per poter plasmare la base di un racconto e sfruttare idee perché l’accrescimento della richiesta di produzione rendeva sempre più necessario realizzare film. Con l’avvento, nel 1927, del cinema sonoro la settima arte divenne ancora più simile, per via dei dialoghi, all’impostazione linguistica del romanzo e per questo motivo fare film basate su opere letterarie divenne sempre più fare di necessità virtù. Così farà anche la televisione, specialmente dagli anni Cinquanta in poi, quando quello che si credeva un mezzo passeggero entrerà sempre di più nelle case di milioni di cittadini.  Infatti, i primi sceneggiati, o i “movie of the week†(il film settimanale dei network statunitensi, che veniva trasmesso, generalmente, la domenica sera) traggono spunto dalle opere letterarie più famose e popolari, una tradizione che nasce prevalentemente per merito della storica BBC inglese. Molto spesso, come lo stesso Anton Giulio Majano, regista italiano di queste opere, dichiarò più volte, il tutto doveva essere fatto per una ragione educativa ed è per questo motivo che le prime produzioni sono basate su opere dall’ampio respiro morale e sociale.

La televisione doveva fungere da “maestra†nazionale e non doveva avere il semplice scopo di intrattenere, come era stata la funzione originaria del cinematografo. Quindi, era importante che si conoscessero le storie della grande letteratura mondiale, spesso distribuendola in chiave antologica attraverso un contenitore, come ad esempio negli Stati Uniti è la serie di film realizzati per “Hallmark Hall OF Fame Presentationâ€, uno dei primi a produrre questi adattamenti ed è l’unico di questa tipologia ad essere rimasto in vita dal 1951 ad oggi. Se consideriamo la sua storia e le sue evoluzione, comprendiamo perfettamente come questa forma culturale sia sopravvissuta attraverso una equilibrata miscela di intrattenimento e storia letteraria.
Centinaia sono, infatti, i titoli prodotti in tutti questi anni e tantissime le opere di prestigio, comprese quelle di derivazione teatrale, e gli interpreti, gli autori e i registi coinvolti in questa impresa. I primi film degli anni Cinquanta non poterono che essere tratti da William Shakespeare, come Hamlet, nel 1953, Richard II, nel 1954, The Taming of the Schrow, nel 1959, The Tempest, nel 1960.

Nel 1955 l’adattamento del Macbeth porta alla sua protagonista, la straordinaria Judith Anderson, la vittoria ai premi Emmy, prima per la serie, ed è l’unica opera in assoluto ad essere adattata per ben due volte da questo ciclo (la seconda nel 1960). Tanti altri saranno gli autori scelti al fine di raccontare le storie della letteratura mondiale, ad esempio George Bernard Shaw con il suo Pygmalion nel 1963, Paul Gallico con il suo The Snow Goose, nel 1971, con Richard Harris e Jenny Agutter, Enrique Maria Remarque con Niente di nuovo sul fronte occidentale nel 1979, film dal grande successo diretto da Delbert Mann e interpretato da Richard Thomas, Patricia Neal, Ernest Borgnine, Thomas Hardy con The Return Of the Native, del quale sono protagonisti nel 1994 due ancora sconosciutissimi Clive Owen e Catherine Zeta Jones, questo solo per fare alcuni esempi. Tanti altri saranno, invece, gli artisti coinvolti e soprattutto gli interpreti che vi fanno parte sono i più prestigiosi che si trovano sulla piazza, nomi del teatro classico come Alfred Lunt, Lynne Fontane, Helen Hayes, Julie Harris, Maureen Stapleton, Judith Anderson, Jessica Tandy, Hume Cronyn, Joan Plowright, John Lithgow, Mary-Louise Parker, Marcia Gay Harden, del cinema come Bette Davis, Anthony Hopkins, Sissy Spacek, Glenn Close, Christopher Walken, Jessica Lange, Mare Winningham, Jason Robards, Rachel Griffiths, Kathy Bates, Gena Rowlands, Judy Davis, Joanne Woodward, James Garner, Ellen Burstyn, Alfre Woodard, Donald Sutherland, Henry Fonda, James Woods e tanti altri ancora.

Inizialmente era solo NBC a trasmettere le produzioni Hallmark, ma poi col passare del tempo la distribuzione fu affidata anche ad ABC e a CBS, dove, dalla metà degli anni Novanta, sono andate in onda in esclusiva. Il marchio di fabbrica ha creato anche un canale via cavo negli Stati Uniti, che produce film tv per famiglie anche basati su sceneggiature originali, mentre nel mondo vi sono dei canali in “franchising†trasmessi nei pacchetti delle televisioni satellitari (anche da noi infatti Hallamrk Channel viene trasmesso dal pacchetto Sky sul canale 127). Inoltre, Hallmark realizza coproduzioni anche con tv via cavo come TNT e Showtime, ma le uniche ed originali produzioni che tengono fede alla serie originale vengono trasmesse ora solo su CBS. Generalmente sono solo due o tre i film trasmessi ogni anno (mentre in passato la frequenza era molto superiore), stabilendo anche una programmazione di anno in anno sempre nello stesso periodo e generalmente intorno ai giorni della festa del Ringraziamento, le vacanze invernali e quelle di primavera. Infatti, ne viene proposto uno a fine novembre o inizio dicembre, uno a fine gennaio o inizio febbraio e uno intorno alla seconda decade di aprile. Tengono anche fede al giorno di trasmissione originale, la domenica sera alle nove, come era tipico del “movie of the weekâ€. In sostanza è la tradizione, sotto ogni punto di vista, che predomina nella sua messa in onda. È quindi evidente che un prodotto del genere acquisisca il tono dello “specialâ€, della festa, un film da vedere con tutta la famiglia in un periodo rilassato e festivo quando storie intime e sulla famiglia hanno più presa sul sempre più numeroso pubblico che guarda ad altro.

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