Allarme fame, summit FAO a Roma

16 novembre 2009
di Tommaso Ulivieri

Summit a Roma dal 16 al 18 Novembre

Summit a Roma dal 16 al 18 Novembre

Circa 1 miliardo di persone al mondo sono sottoalimentate; ogni 5 secondi un bambino muore per malattie legate alla fame. Questi sono solo alcuni dei numeri allarmanti che riguardano l’emergenza alimentare del nostro pianeta. E con questi numeri dovranno confrontarsi i vertici degli Stati membri che si riuniranno nel prossimo summit della FAO (Food and Agricolture Organization) in programma a Roma dal 16 al 18 Novembre 2009.

 

“L’allarme fame” è stato lanciato dal Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf, che ha commentato la decisione di programmare il summit romano dicendo: “La silenziosa crisi della fame – che colpisce un sesto della popolazione mondiale- rappresenta un rischio per la pace e la sicurezza mondiale. E’ necessario creare un ampio consenso su una rapida e totale eradicazione della fame nel mondo”.

Naturalmente le difficoltà nell’affrontare un problema di tale portata sono innumerevoli. E sono, ancor di più, incrementate da un dato demografico molto preoccupante: secondo uno studio delle Nazioni Unite la popolazione mondiale entro il 2050 sarà di 9 miliardi di perone, di cui i 2/3 vivranno in Africa e Asia. Continenti in cui il problema alimentare è radicato e diffuso. Questo dato obbliga i vertici FAO a individuare, il prima possibile, un progetto di intervento sociale ed economico per consentire lo sviluppo dei paesi in “crisi” e per garantire una miglior distribuzione delle risorse.

Le politiche applicate fino ad oggi hanno condotto a risultati insufficienti e dall’analisi degli errori passati nasce un altro punto chiave del summit: riuscire a creare un sistema di governance, nazionale e internazionale, in grado di gestire in modo unitario e univoco questa emergenza. Come in tutte le questioni politiche globali il dilemma principale resta quello dei finanziamenti. Lo stesso Diouf ha dichiarato che per combattere l’emergenza occorre un investimento di 44 miliardi di dollari all’anno. Insomma, un vero cambio di rotta, considerando che ad oggi solo il 5% delle risorse è destinato all’agricoltura.

Si evince chiaramente, da quanto detto, che la situazione è davvero complessa e di difficile soluzione. Spesso, e purtroppo a ragione, si punta il dito contro l’operato delle Nazioni Unite e, in particolar modo, di alcune agenzie interne ad essa. La speranza di tutti è di assistere, a Roma, ad una presa di posizione della FAO, che riesca a stabilire degli obiettivi concreti, raggiungibili e, soprattutto, non prorogabili.

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