
Il premier Silvio Berlusconi
Come previsto dopo la bocciatura del famigerato lodo Alfano da parte della Consulta, la guerra tra Governo e magistratura ha subito una brusca accelerazione. I processi che pesano al collo del Presidente del Consiglio, Mills e Mediaset, che lo vedono entrambi imputato, sono una minaccia continua che non fa dormire sonni tranquilli al Cavaliere. Per questo c’è bisogno di qualcos’altro che possa sostituire il lodo e chiudere, una volta per tutte, le grane provocate dalla magistratura.
Sembra andare in questa direzione il disegno di legge sui processi brevi, presentato al Senato dal gruppo del Pdl e sottoscritto anche dalla Lega, la scorsa settimana. Una legge che va verso una riduzione dei tempi dei processi, dichiara Angelino Alfano, Ministro della Giustizia, e per questo voluta da tutti gli italiani.
Non sono dello stesso avviso l’opposizione e la magistratura che vedono nel provvedimento la solita manovra per proteggere il premier.
Ma in che cosa consiste, in breve, la legge per i processi brevi? E perché ha provocato un simile polverone?
La legge in questione, composta da tre articoli, prevede la prescrizione dei processi in corso in primo grado per i reati inferiori ai dieci anni di reclusione dopo due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio senza sentenza. A questi reati è però escluso il reato di clandestinità, anche se non determina nessuna detenzione, ma soltanto una semplice ammenda.
Facile intuire i motivi della polemica. L’ Associazione Nazionale Magistrati (Anm) si è espressa molto duramente sulla legge, soprattutto sugli effetti disastrosi che questa provocherebbe al sistema giudiziario nazionale. Molti procedimenti, come ad esempio quelli legati a reati di origine finanziaria (frodi fiscali, abuso d’ufficio, corruzione), andranno tutti in prescrizione.
Molti dubbi sono emersi sul rischio d’incostituzionalità della legge, sollevati anche dal Presidente della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre che ha definito il disegno di legge sui processi brevi imbarazzante.
Anche l’opposizione è stata molto chiara sulla questione. Udc, Pd e Italia dei Valori non hanno esitato a scagliarsi contro la legge. Secondo l’opposizione, la legge più che garantire una riduzione in termini di tempo per i processi, ha tutt’altro scopo, ossia garantire al premier e come ha detto Bersani, nuovo leader del Pd, ai colletti bianchi in generale, di godere di una sorta di amnistia a tempo.
La maggioranza difende il suo ddl e rilancia, giudicando inappropriati i giudizi dell’opposizione e della magistratura e apre per possibili aggiustamenti della legge.
Secca replica di Bersani che giudica il provvedimento non riparabile in nessun modo.
Intanto, il Pdl fa sapere che il ritorno all’immunità parlamentare, tolta nel 1993, potrebbe essere presa di nuovo in considerazione, eliminando così il problema alla radice.
Immunità parlamentare, stesura di un nuovo lodo (lodo Ghedini) sulla base delle motivazioni espresse dalla Consulta che hanno di fatto bloccato il lodo Alfano, legge sui processi brevi. Tre strade su cui si sta muovendo l’esecutivo e che portano tutte nella medesima direzione. E’ questa, a quanto pare, l’unica priorità del Governo.

















