Them Crooked Vulture – Them Crooked Vulture

14 dicembre 2009
di Francesco Trinchera

Them Crooked Vultures1-”No One Loves Me & Neither Do I”
2-”Mind Eraser, No Chaser”
3-”New Fang”
4-”Dead End Friends”
5-”Elephants”
6-”Scumbag Blues”
7-”Bandoliers”
8-”Reptiles”
9-”Interlude with Ludes”
10-”Warsaw or the first Breath You Take After You Give Up”
11-”Caligulove”
12-”Gunman”
13-”Spinning in Daffodils”

Them Crooked Vulture: un nome che riecheggia nel panorama rock dall’estate scorsa, destando attesa spasmodica negli appassionati. Loro infatti sono Josh Homme, Cantante e chitarrista di Kyuss e Queens of the Stone Age; John Paul Jones, mitico bassista dei gloriosi Led Zeppelin e Dave Grohl, batterista nei Nirvana e voce e chitarra nei Foo Fighters. COme ormai fanno molti nel mondo rock da un po’ di tempo, hanno deciso di mettere a disposizione dei fan
in streaming e su Youtube l’album prima dell’uscita allo scopo di vagliare la validità del progetto. Band che si allineano alla crisi con nuove soluzioni e che grazie ad esse ottengono comunque la loro pubblicità. Via che ormai in molti sembrano percorrere.
Ma andando nello specifico: “No One Loves Me & Neither Do I” si apre proprio come ci si apsetta, all’insegna di ritmi duri ed ipnotici cadenzati dalla sezione ritmica e dal solito incedre del cantato di Homme.
“Mind Eraser, No Cheaser”; un buon pezzo anche questo parecchio segnato da una sezione ritimca coinvolgente, con Gorhl alla voce ,diversi mini-soli di Jones ed una simpatica chiusura con  fiati.
“New Fang”; ovvero il singolo di presentazione perchè si sentono finalmente i segni della durezza che buona parte dell’audience si aspettava,qualcosa di vicino ai Queens of The Stone Age anche se niente di particolarmente potente.
“Dead End Friends” è un salto nell’old School, con echi psycho-rockeggianti dei Cream più che degli Zeppelin.
“Elephants” è la pagina eterea del disco, spiazza non poco dopo aver sentito tutto ciò che è venuto prima, pur avendo sempre il gusto del rock.
“Scumbag Blues” sa invece quasi di funky, ma essendo un blues tornano in ballo anche i Cream e stupisce non poco il cantato di un Homme che poco ci aveva abituato a questi ritmi.
“Bandoliers” è da segnalare come il passo più pregevole a livello produttivo, anche se non trascendentale a livello compositivo.
“Reptiles” ad un primo ascolto sembra una canzone che può risultare controversa, con alcune scelte compositive che disorientano e possono farlo in modi diversi.
“Interludes With Ludes” è un trip acido  anni 70, che però non sembra avere nè capo nè coda. Almeno, ad un primo ascolto.
“Warsaw Or The First Breath You Take After You Give Up” ha un respiro quasi epico, che termina con un fade out abbastanza cupo.
“Caligulove” è ruffiana ma riuscita, con le tastiere di Jones che creano un ambiente sonoro d’atmosfera accompagnate dal cantato di Homme che è in una delle pagine migliori del disco.
“Gunman” non ha un particolare guizzo compositivo, e questo forse lascia in secondo piano un Homme nuovamente degno di lode.
“Spinning In Daffodils” è forse una conclusione troppo spiazzante, con un riff di chitarra che esplode nel finale ma fuori contesto.

In conclusione, un buon progetto, forse in tono minore rispetto alle aspettative ma per buona parte nel solco di quello che ci si aspettava. Attendiamo una seconda prova.

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