
Metti un 25 dicembre in una Palermo che di natalizio ha solo qualche strampalata luminaria e non certo le primaverili temperature, metti un gruppo siciliano che da circa 7 anni si è insinuato con personalità nell’underground italiano, metti poi che loro sono i Marta sui tubi e che tra una sigaretta e una birra, abbiamo scambiato due chiacchiere con Giovanni Gulino, cantante del gruppo, anche lui in attesa che si riempisse il piccolo locale del capoluogo siciliano che solitamente accoglie le loro performance.
Tutto ciò crea le premesse per una particolare sera di natale. Alla penultima tappa del loro tour “Sushi e coca”, i Marta (per questa serata in formazione classica, voce, chitarra e batteria) ci regalano un bel concerto digestivo, per smaltire le grandi abbuffate; scherzando sulle sue corde vocali graffiate dagli aggressivi panettoni, Giovanni ci racconta di quanto sia importante per loro la tappa palermitana, oltre che per l’appartenenza anche e soprattutto per l’accoglienza che ricevono. La familiarità del luogo gli permette di lasciarsi andare così da far affiorare la loro dimensione live nel modo più assoluto. I loro pezzi nascono voce e chitarra e dunque dal vivo trovano il loro habitat naturale. La musica dei Marta su tubi, ci dice Giovanni, vive di momenti, di istanti, cerca di essere sempre il più possibile diversa da se stessa, sempre più una fotografia di determinati attimi; questo dovrebbe permettere loro di tracciare distanze nette tra i vari album, proprio perché frutto di momenti e sensazioni completamente diversi, i risultati si sfaccettano in brani molto vari ma omogenei con certe costanti che li rendono riconoscibili e originali nel panorama musicale italiano e non. Per Giovanni e i vari componenti del gruppo, che negli anni si è rinfoltito giungendo a strutturarsi di ben 5 elementi (nel 2002 a Bologna solamente Carmelo Pipitone,voce e chitarra e Giovanni Gulino,voce e synth, intrecciavano i loro percorsi musicali dando vita alla band) è fondamentale il cambiamento per contrastare la noia di doversi ripetere, e ci spiega quanto questo influisca nel loro modo di suonare. In qualche modo il loro continuo gioco tra armonia e disarmonia, rallentamenti e accelerazioni, rispecchia il fermento musicale che li anima, e che riesce ad animare chiunque abbia la pazienza di prestare l’orecchio a delle sonorità che hanno bisogno un po’ di tempo per risuonare, per piacere, per essere amate. E questo è tanto vero per “Sushi e coca” l’ultimo album, di cui hanno dato anche qui a Palermo un assaggio.

Sushi e coca è “Marta sui Tubi” all’ennesima potenza, aperture e chiusure si susseguono, gli scioglilingua frutto di parole cantate alla velocità della luce, creano un linguaggio spesso incomprensibile che porta poi all’esplosione sonora, il nostro consiglio è di lasciare decantare l’ascolto e poi abbandonarsi, farsi toccare dalla voce dei Marta che è forse una delle migliori dell’indie italiano. Lasciando Giovanni al suo concerto (che sarà anche un po’ il nostro…) ci preannuncia che la folta scaletta dei brani spazierà tra vecchi e nuovi pezzi, così lo salutiamo a pochi attimi dal concerto per posizionarci anche noi tra il pubblico. Sarà una carrellata delle più belle canzoni di tutti e tre i loro album, senza formalità, senza uscite ne rientri in scena, da un palco che non è un palco, rialzato solo due centimetri da terra, tra il pubblico cantano da Vecchi difetti, a Cenere, da Post a Sole e poi fino elle sonorità dissonanti e raffinate di Sushi e coca, Cinestetica, La spesa e così via per un’ora e trenta d’intensa esibizione.

















