Jaga Jazzist – One Armed Bandit

8 febbraio 2010
di Francesco Trinchera

jj_OAB Tracklist
1-The Things Introduces…
2-One-Armed Bandit
3-Bananfluer Overalt
4-220 v/Spektral
5-Toccata
6-Prognissekongen
7-Book of Glass
8-Music Dance Drama
9-Touch of Evil

Non sono molto conosciuti, gli Jaga-Jazzist. Ma hanno una carriera considerevole alle spalle: a cominciare dall’anno di fondazione, il 1994 (siamo quindi a 16 anni di attività), con la loro prima uscita nel 1996 Jævla Jazzist Grete Stitz’. Il loro approccio è sicuramente innovativo in un genere spesso tradizionalista come il Jazz, nonostante l’ensemble di 9 musicisti abbia una formazione che ricalchi alcuni degli stilemi del genere.
La sublimazione della loro sperimentazione è transitata attraverso “In The Fishtank”, split con i Motorpsycho, band altrettanto poliedrica, ma arriva a compimento con il loro nuovo album, il quinto in studio, uscito il 25 gennaio scorso: One-Armed Bandit’, un album che probabilmente segna la raggiunta maturità.
L’intro è giocosa, una sorta di ‘preparazione’ degli strumenti in forma free jazz; poi viene la title track, che delinea già una certa inversione di tendenza rispetto al passato, strizzando l’occhio tanto alla produzione dei Tortoise più elettronici, quanto alle bizzarrie di Mingus. Il brano segunete, ‘Bananfleur Overalt’ pare più ruffiano, ma riuscito, con una linea melodica accattivante ed un efficace connubio tra jazz e psichedelia in un volo pindarico ed onirico allo stesso tempo. Si nota una certa propensione ad ‘educare’ i fiati in modo tale da fare da ‘accompagnatori’ concedendo pochi spunti solistici, come accade nella successiva ‘220 V / Spektral’. La successiva ‘Prognissekongen’ è già una dichiarazione di intenti dal titolo, dato che il leit-motiv del brano è fortemente incentrato su una struttura molto vicina al prog ipertecnico dei King Crimson, continuando per certi versi anche in ‘Toccata’, che tra inserti di fiati e di tastiere di vario genere vede snodarsi un suondscape tra Fripp e Reich. Book of Glass’ è invece un tripudio di paesaggi sonori, alternati in maniera sapiente ed assistiti dai soliti grandissimi passaggi strumentali.Music Dance Drama’ mette in evidenza un basso protagonista, su ritmi quasi breakbeat o comunque fortemente sincopati. La chiusura, con Touch of Evil è una ricerca di una composta detonazione sonora, coadiuvata da synth e chitarra.
In sintesi, i nostri musicisti si confermano alla fine di un percorso di maturazione che ha portato ad un’evoluzione stilistica che ha reso possibile la creazione di un disco che oltre a estasiare il pubblico di genere, assume una certo fascino in valore assoluto che può salvaguardare un genere altrimenti troppo simile a sé stesso.

www.jagajazzist.com

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