L’immigrante non è un clandestino

lunedì, 8 febbraio 2010
di Paolo Sabatini

immigratiIl reato di clandestinità, introdotto in Italia dalla legge n. 94 del 2009, potrebbe presto essere dichiarato anticostituzionale, non solo a livello nazionale, bensì comunitario.
Criminalizzare l’entrata e la presenza irregolare dei migranti in Europa lede infatti i principi sanciti dal diritto internazionale, almeno stando a quanto sostiene l’attuale commissario per i Diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg.
In un rapporto presentato a Bruxelles il 3 Febbraio scorso, questi ha dichiarato come numerose tragedie umane e fenomeni di discriminazione sociale siano spesso figli di un controllo eccessivo e strumentalizzato, esercitato dai governi, sul fenomeno dell’immigrazione, ritenendo quindi impropria la tendenza a criminalizzare, e a considerare dunque come reato, la clandestinità.
Il commissario per i Diritti umani ha tenuto a precisare come sia legittimo l’interesse degli Stati a voler controllare le proprie frontiere pur tuttavia sostenendo che: “la criminalizzazione è una misura sproporzionata che genera ulteriore stigmatizzazione e marginalizzazione dei migranti”, avanzando l’ipotesi di spostare le problematiche giuridiche inerenti all’immigrazione all’ambito amministrativo.
Nel suo resoconto Hammarberg non ha lesinato a rifilare una stoccata all’Italia, esprimendo preoccupazione per le norme nazionali riguardanti il pacchetto sicurezza e le pene previste per chi offre alloggio a stranieri senza diritto di permanenza, attaccando anche l’idea di far pagare il rinnovo del permesso di soggiorno.
Il rappresentante  del Consiglio d’Europa ha sottolineato il fatto  che in Italia l’immigrazione è ancora vista come un problema di emergenza nazionale. Ma un tale approccio è ben lontano dall’assunto fondante alla base della creazione di una comunità europea: l’integrazione.
Le punzecchiate del commissario non hanno mancato di suscitare reazioni e mugugni, specie in forza alla maggioranza politica nazionale, che ha respinto le accuse rivolte al mittente, vantando continuamente la drastica riduzione degli sbarchi clandestini, nel pieno rispetto di quanto consentito dalla legge.
Ma il punto sul quale Hammarberg insiste è proprio questo: il cambiamento di quelle norme che mal si addicono alla formazione di una società senza frontiere e che considerano l’immigrazione clandestina come un reato da punire penalmente.
Spetterà ora all’Unione Europea valutare il grado di validità del rapporto presentato e provvedere all’eventuale disposizione di nuove direttive in materia d’immigrazione.


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