Svolta per l’energia alternativa: in arrivo biocarburante prodotto da un batterio presente nel nostro intestino

lunedì, 8 febbraio 2010
di Michele Lupo

escherichia coli

L'escherichia coli al microscopio

Uno studio pubblicato pochi giorni fa sulla prestigiosa rivista scientifica “Nature” ha svelato la possibilità di produrre biocarburante dalla modificazione genetica di un batterio, l’escherichia coli, presente all’interno dell’intestino degli animali a sangue caldo, compreso l’uomo. L’esame, condotto dai ricercatori dell’Università di Berkeley in California e dell’azienda americana LS9, ha dimostrato come si possa realizzare da materiale cellulosico non solo combustibili non inquinanti, ma anche una vasta gamma di prodotti chimici importanti,  tra cui tensioattivi, solventi e lubrificanti.

Questa  produzione alternativa è rivoluzionaria rispetto alle tecniche conosciute finora. Il nuovo metodo permette di realizzare biodiesel  con un processo in un unico passaggio dalla biomassa, a prezzi nettamente più economici.

La ricerca sui biocarburanti è stata fino ad oggi dedicata soprattutto alla produzione del bioetanolo, un etanolo che si ottiene mediante la fermentazione degli zuccheri. La realizzazione del combustibile attraverso materiali cellulosici eviterebbe di dover ricorrere a prodotti destinati all’uso alimentare, che altrimenti sarebbero sottratti  alla popolazione .

L’esigenza del contenimento dei costi energetici e le preoccupazioni per il riscaldamento globale impongono lo sviluppo della ricerca verso soluzioni basate sulla produzione di combustibili rinnovabili e sostenibili sotto l’aspetto ambientale. A tal fine, le principali attività di ricerca sono indirizzate alle cellule viventi, molecole ricche di acidi grassi, che sono state rinominate petrolio della natura.

La combinazione di E. coli con reazioni biochimiche, realizzata attraverso la biologia sintetica, ha permesso al team di ricerca di produrre acidi grassi etil-esteri (biodiesel) strutturalmente adeguati nonchè alcoli e cere, direttamente da zuccheri semplici. Questi acidi grassi sono sostanzialmente diversi dal bioetanolo e liberano il doppio dell’energia. Secondo il responsabile della ricerca queste molecole, diversamente da quanto avviene con il bioetanolo, sarebbero già in grado di alimentare le nostre automobili senza alcuna necessità di modifica agli impianti di iniezione.

A raffreddare i  facili entusiasmi che una notizia del genere potrebbe provocare in ogni automobilista che mal sopporta  i costi delle soste alle stazioni di servizio, ci ha pensato lo stesso ricercatore che ha poi sommessamente aggiunto che per la produzione su larga scala del nuovo biocarburante occorrerà pazientare ancora per lungo tempo.


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