La protesta contro la xenofobia

1 marzo 2010
di Andrea Scutellà

Il Manifesto dello Sciopero del Primo Marzo

Il Manifesto dello Sciopero del Primo Marzo

“Migrare non è reato”. Questo il messaggio che gli stranieri d’Italia hanno voluto trasmettere il Primo Marzo 2010 a noi “nativi” del posto. Da Milano a Palermo, migliaia di immigrati e di italiani con un minimo di senno, sono scesi in piazza per denunciare il clima di xenofobia crescente, culminato poco più di un mese fa nei fatti di Rosarno. L’iniziativa organizzata in contemporanea con i colleghi francesi, belgi e spagnoli, ha tinto di giallo mezza europa. Forse perché ormai risulta difficile trovare un colore per un movimento che non sia già politicizzato.

A Roma il corteo parte da Porta Maggiore alle 17 e si snoda lungo Piazza Santa Maria Maggiore e Piazza dell’Esquilino, fino a confluire in Piazza Vittorio Emanuele, attraversando così tutti i luoghi a maggiore densità di stranieri: quartieri che sono simbolo di un’integrazione non riuscita, dove gli italiani hanno ceduto mano a mano e malvolentieri le loro case agli immigrati. Nonostante siano zone centrali, nei pressi immediati della stazione termini, ormai l’edilizia, soprattutto in Piazza Vittorio, ha subito un deprezzamento vertiginoso proprio per l’alta densità di stranieri presenti nel quartiere.Così intorno alle 18, la piazza si riempie di una massa gialla di persone di ogni nazionalità, un esempio di cosmopolitismo da non prendere sottogamba.

Davanti a Montecitorio, nel frattempo, alcuni studenti medi e universitari prendono lezioni di clandestinità dai migranti. Questi spiegano quanto il governo stia rendendo la vita di difficile a chi vuole venire a lavorare e a studiare in Italia e abbia sulle spalle il grave peccato di non essere nato in questo fazzoletto di terra. Spiegano inoltre,  come si criminalizzi lo straniero già con la sola parola clandestino, quando si parla semplicemente di persone che non hanno i documenti in regola.

In tutta Italia, il colore che ieri ha dominato, è stato proprio il giallo. Certo, però, una nota dolente ci deve pur essere. Pensate a tutti quegli stranieri che avrebbero voluto, ma non hanno potuto manifestare perché privi di un contratto. Pensate a tutti quegli irregolari  – o come li chiama la nostra maggioranza criminalizzandoli “clandestini” – che non hanno il diritto di scioperare e manifestare le loro idee, conquista che per i popoli europei è stata acquisita agli albori del secolo scorso. Pensate che proprio gli assenti, ieri, rappresentano la maggioranza degli stranieri in Italia e forse anche i più sfruttati, privi di alcune libertà fondamentali che noi diamo come assunte, ma che nel nostro bel mondo occidentale, non sono forse così scontate.

Alle 18.30 ieri in tutta Italia, il cielo s’è colorato di giallo, di palloncini che son volati alti a simboleggiare un unione e una fratellanza lassù, che su questa terra è ancora lontana dall’esser raggiunta. Qui ci sono leggi e partiti xenofobi, ci sono stranieri osteggiati ma allo stesso tempo sfruttati, quanto nelle fabbriche del nord, tanto nei campi di pomodori del sud. C’è chi fa il lavoro che gli italiani non vogliono più fare da decenni, chi manda avanti l’economia di un intero paese offrendo la forza lavoro necessaria, che i padroncini di turno sottopagano puntualmente. Aspettando che gli stranieri d’Italia ottengano quei diritti fondamentali che gli sono tutt’ora negati, il minimo che possiamo fare come cittadini è rispettarli.

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