
L’intero mondo del calcio sembra essere diviso sulla nuova norma “antibestemmiaâ€. Il Coni ha ritenuto necessario porre un freno a tali espressioni, indicando alla Figc l’urgenza di una normativa ed è stata prontamente varata una norma che punisce, con l’espulsione diretta dal campo di gioco, chi si macchia di un’ “espressione blasfemaâ€. La sanzione è applicabile anche a partita conclusa, mediante la cosiddetta “Prova tvâ€, che consentirebbe così di individuare, con l’ausilio delle riprese televisive di Sky, tutti i colpevoli, potendo osservare le immagini al rallentatore, fotogramma per fotogramma, e leggere le singole lettere pronunciate dal giocatore incriminato.
Queste indagini alla NCIS hanno sollevato non poche critiche nell’ambiente del calcio giocato e parlato. La norma è ritenuta, da alcuni, giusta in linea di principio, ma assurda per l’applicazione della prova televisiva, che risentirebbe della casualità degli inquadrati, da altri, invece, è ritenuta inconcepibile in uno stato laico e in un gioco, come quello del calcio, fatto di scontri fisici e verbali. Il numero dei colpevoli, in una settimana dall’applicazione della norma, è salito già a cinque tra giocatori e allenatori, dalla Serie A alla Prima Divisione, tutti colti in “flagranza di reatoâ€.
Al numero uno del Frosinone, Sicignano, è stato assegnato un turno di squalifica per aver bestemmiato, non sul campo di gioco, ma negli spogliatoi, mentre vi rientrava dopo la partita, peraltro persa. L’espressione blasfema del portiere sarebbe stata captata da un addetto della Procura Federale. Sempre in Serie B stessa infausta sorte è spettata al giocatore Giuseppe Scurto, difensore della Triestina, che, dolorante a terra dopo aver subito un duro contrasto, si sarebbe lasciato andare ad un’imprecazione blasfema. Salendo di categoria anche il tecnico del Chiedo Verona, Mimmo Di Carlo, è stato squalificato ed un suo giocatore, Marcolini, ha rischiato la stessa ammenda, ma è stato poi assolto perché, analizzando attentamente il labiale, si è notato come il suo riferimento non andasse ad offendere Dio, ma un tale di nome “Diazâ€. A completare il computo dei giocatori puniti c’è Davide Lanzafame del Parma, ma la sanzione più pesante è toccata al tecnico del Potenza, squadra militante in Prima Divisione, Ezio Capuano, squalificato per due turni per aver ripetutamente bestemmiato durante una gara, sfortunatamente per lui a due passi aveva un guardalinee.
A prima vista la normativa sembra chiara, semplice ed efficace, in realtà la questione è molto complessa. Cosa si vuole colpire e limitare, la blasfemia dei giocatori? Ma cosa si deve intendere per blasfemia? È diretta alla sola religione cristiana o ad ogni religione? Senza contare la vastissima presenza di giocatori stranieri nel calcio italiano, che chiaramente imprecheranno nella loro lingua madre. Inoltre accettare la prova televisiva per applicare questa norma è chiaramente discriminante. In una partita di cartello sono centinaia le telecamere puntate sul campo di gioco e sui giocatori, mentre in una partita di seconda serie, di poca importanza, le telecamere sono molte meno, senza contare che le inquadrature sono a discrezione del regista o del cameraman.
La norma è evidentemente incompleta, non organica e per la sua imprevedibilità sembra più una roulette russa che un provvedimento disciplinare. Come sovente accade, soprattutto in Italia, e non solo nel mondo calcistico, si assume una linea di condotta intransigente per regolare un fenomeno di non primaria gravità , mentre si assume un atteggiamento permissivo nei confronti di fenomeni di maggiore rilievo e urgenza

















