Dalla cicuta al lodo Mondadori, dieci processi per raccontare la Storia

lunedì, 8 marzo 2010
di Flavio Camilli

Dato che Remo Bassetti, notaio e giornalista napoletano, apre il suo interessante saggio La storia in dieci processi sull’affascinante antica Grecia, mi sembra giusto fare lo stesso e cominciare addirittura da un luogo più nebuloso ancora, generato alle pendici del monte Olimpo e propagatosi fino ad ammantarne la cima: la mitologia greca. Secondo quest’immenso e suggestivo calderone, anch’esso, come tutto (ma proprio tutto, viene da dire in questi giorni) sottoposto all’interpretazione e a numerose e differenti letture, Diche, la personificazione divina della Giustizia, era una delle Ore, figlie di Temi, una titanide che, per dirla in breve, incarnava l’ordine del mondo, il diritto e assicurava il rispetto delle leggi morali. Il fatto che sia quest’ultima che la figlia fossero invocate durante i giuramenti e considerate protettrici dei tribunali terreni ci pare significativo in quanto sancisce, forse con il riscontro più antico, l’identificazione del diritto umano come voce dell’i-dea della legittimità e della giustizia obbiettiva, quell’equilibrio per cui ad ogni crimine corrisponde una pena equa e incontestabile.
Basta avere occhi e orecchie – e neanche tanta perspicacia – per attestare che nel mondo contemporaneo, ma Bassetti ci dimostra che la realtà è sempre contemporanea e gli e/orrori di questo secolo non sono poi così distanti da quelli di ogni periodo storico, così non è. Non solo, ci pare, l’ingiustizia costituisce la desolante base della vita che abbiamo costruito su questo pianeta, ma che l’identificazione tra strumenti umani di misura di imparzialità e giustizia e il concetto, scevro da interpretazioni di sorta, è inattuabile.
Da queste premesse Remo Bassetti costruisce un agile saggio che sembra un po’ un viaggio nel tempo, alla scoperta delle luci e soprattutto delle ombre di dieci celebri processi.

Si parte dall’antica Grecia di Socrate per continuare con la Gerusalemme di Gesù, la Rouen di Giovanna d’Arco, l’abiura di Galileo; Si torna in Francia per l’affaire Dreyfus e la trama da thriller snodatasi attorno ad Henri Landru per poi traversare l’oceano e ascoltare la condanna di Sacco e Vanzetti . Giusto il tempo per una puntatina nell’Europa dei vincitori della seconda guerra mondiale, stretti attorno al processo (catartico?) di Norimberga per rientrare nel nuovo mondo e assistere al bacio, attraverso la grata, prima della scossa fatale, dei coniugi Rosenberg. Il viaggio si conclude in bellezza (?) nell’Italia degli anni novanta e duemila, con i processi a Silvio Berlusconi.
Si tratta di un itinerario sicuramente fulmineo e arbitrario, che lascia fuori secoli e personaggi, altrettanto celebri sentenze che tuttavia non erano adatte allo scopo. Il taglio del saggio, infatti, è chiaro fin dal principio. La ricostruzione storica, sintetica ma efficace, oscilla di volta in volta tra la cronaca e il disvelamento, senza indugiare sulla giustizia effettiva delle sentenze ma sulla legittimità e legalità dello svolgimento del processo, portando alla luce, attraverso ragionamenti deduttivi, verità storiche convenzionalmente taciute.
Esemplare è uno dei capitoli migliori del libro, quello dedicato a Gesù, in cui si argomenta quanto la “colpa” della condanna, secondo i vangeli attribuita alla comunità ebraica, fosse invece responsabilità romana e il sacro racconto solo un tentativo di non contraddire la potenza mediterranea nella speranza che il Cristianesimo fosse riconosciuto religione ufficiale; o l’anticipazione dell’esecuzione di Ethel e Julius Rosenberg o la sommaria categorizzazione dei crimini di Norimberga.

Si tratta solo di alcuni dei numerosi spunti di un’opera interessante e un collage niente affatto semplice da assemblare ma che informa e stimola alla vivisezione storica senza annoiare, intrattenendo il lettore con un piglio quasi romanzesco. Remo Bassetti riesce a scindere, cosa, come abbiamo visto ad inizio articolo, non facile sin dall’antica Grecia, il concetto puro e l’idea di giustizia dal parametro umano di legittimità e soprattutto a considerare i processi analizzati come figli del loro tempo, dimostrando come non è solo il senno di poi a rendere le decisioni giuste o sbagliate ma che gli strumenti per l’applicazione di una qualche equità furono quasi sempre presenti al tempo del dibattito. Succede però che i destini degli imputati siano appesi ai fili della convenienza, che può trasformarli a proprio piacimento in capri espiatori, pretesti per una non ben definita catarsi, spie e assassini senza prove sufficienti o insospettabili cittadini anche di fronte ad un’evidenza contraria.
Intelligente la chiusura con il diretto confronto tra Socrate e il suo perfetto rovescio, Silvio Berlusconi: l’uno, seppur normale cittadino, simbolo – non privo di macchie e contraddizioni – dell’aderenza alla norma, della presenza e dell’argomentazione (polemica perché no) anche quando il premio è un bicchiere di cicuta, l’altro santino dell’evasione e dell’assenza nonostante il ruolo istituzionale, il fuggitivo per eccellenza di questi ultimi anni di storia italiana.
E non si tratta di considerazioni di parte ma di semplice evidenza e buon senso, la diretta applicazione di vista, udito e di una necessaria, anche se non eccessiva, dose di intelligenza.
Solo spogliando il potere di giudizio dalla politica, dagli interessi e talvolta anche dalla Storia stessa, si potrebbe arrivare a considerare i singoli casi per quello che sono, identificare davvero la Diche con il tribunale terreno e lucidare la famosa scritta che fa capolino dalle spalle dei giudici, che suona sempre di più come dorata ipocrisia.

La storia in dieci processi
Remo Bassetti
Nutrimenti, collana Igloo
pp. 160, brossura, € 12,00


Un Commento per “Dalla cicuta al lodo Mondadori, dieci processi per raccontare la Storia”

  1. [...] ad esempio cosa scrive Flavio Camilli su Fuori le mura: Dato che Remo Bassetti, notaio e giornalista napoletano, apre il suo interessante saggio La [...]

Lascia un Commento