Florida, il romanzo umano di Christine Shutt
Leggere Florida di Christine Shutt è impossibile. Leggerlo solamente, voglio dire. A questo bel romanzo bisogna abbandonarsi.
La storia è quella di Alice, orfana di padre, morto in un incidente stradale ricoperto di mistero, “orfana” di madre, impazzita e fuggita verso il sole della California. Un diario mentale che dura vent’anni, mentre Alice racconta la sua infanzia tra una casa e l’altra, prima dagli zii, poi dalla nonna, la sua giovinezza spaesata, l’alba dell’età adulta e il primo confrontarsi con le vere sfide dell’esistenza.
Questa architettura di fondo è minata, alla base, da personaggi, avvenimenti, ricordi, episodi che, obbedendo alle leggi ballerine della memoria, sovvertono l’ordine cronologico-spaziale e tramutano la struttura romanzesca in non-struttura, rendono giustizia al calderone esistenziale in cui veniamo tutti cotti a puntino. La volontà di schematizzare affetti, eventi, profezie; prevedere: tragedie, gioie, scelte; prevenire: dolore, malattia, morte; questa tensione viene annichilita e disprezzata dal flusso emotivo della protagonista-voce narrante che fa della sua storia, piuttosto che una cattedrale ben costruita, una struggente melodia per pianoforte.
E il senso di colpa che si prova, la venatura criminale della lettura è figlia diretta dell’intimità del racconto, la cui dimensione implicita è quella del monologo allo specchio.
Alice si (ri)conosce raccontando dei pomeriggi invernali in cui la madre, circondata dalla neve, prendeva il sole in una scatola ricoperta d’alluminio alla ricerca di una Florida che è un raggio di sole arrivato a sciogliere il cielo e il ghiaccio, si (ri)scopre attraverso le notti passate a parlare all’immobile nonna, o a sentire i rimproveri di zii troppo severi, ritaglia la sua sagoma all’interno di una storia di cui non è mai stata davvero protagonista, ma solo vittima.
È in questo modo che la ricerca della madre, di cui porta il nome, diventa la sua ricerca. E la Florida, con il passare degli anni, assume differenti identità. Una nuotata liberatrice, la cortesia dell’autista Arthur, l’affetto del professor Early che risveglia in Alice l’amore per la letteratura, della mura amiche in cui non sentirsi ospite. Il rilancio, continuo e imprescindibile, di un obbiettivo luminoso da raggiungere, scandisce il passare del tempo, che custodisce, assieme al dolore, il significato dell’opera della Shutt.
Il lettore-voyeur spia l’esistenza di Alice da una serratura che si fa progressivamente più grande, fino ad inghiottirlo, e potrà trovare, tra i frammenti specchianti di un’esistenza di certo non comune, anche il riflesso del proprio volto, se ha mai provato sulla propria pelle, anche solo per un istante, la coscienza dello scorrere dei giorni, l’euforia che si tramuta in terrore quando le persone amate iniziano a rimpicciolire, ad annichilirsi come le parole che sbocciano sulle labbra dei giovani e sfumano in ermetismo su quella dei vecchi esseri umani.
Parole affatto scontate, quelle utilizzate dall’autrice, che pesa ogni termine come fosse quello decisivo, che fugge la costrizione retorica, il patetismo e la banalità. Se il lettore è invitato ad abbandonarsi dentro Alice e dentro se stesso, la Shutt pone, tra la sua esperienza e la vicenda, una distanza che oserei definire professionale. Riversa nella storia componenti biografiche (l’infanzia trascorsa con i nonni, la figura amabile dell’autista e tutta una serie di evocazioni letterarie che partono dalla Jane Eyre di Charlotte Brontë per approdare alla ritmo linguistico di Theodore Roethke) con il contagocce e lo fa attraverso una scrittura studiata, uno scudo che protegge il romanzo dagli stereotipi legati al dolore e alla perdita.
C’è un profumo di cose dimenticate in Florida, il sapore di pasti consumati in compagnia di persone che non ci sono più, il brusio di voci che il tempo ha portato e porterà via, la ruvidezza di una carezza agognata o quella di uno schiaffo non meritato. Su tutto, l’immagine persistente di un sentiero incandescente che si fa strada tra la neve.
Florida è un libro da leggere, odorare, toccare, gustare.
Un romanzo per chi non ha paura di sentirsi davvero un essere umano.
Con tutti i piaceri e i rischi che questa coscienza comporta.
Informazioni
Florida, Christine Shutt
Traduzione di Susanna Basso
Nutrimenti
Collana Greenwich, 11
192 pp, brossura, € 16,00














[...] Guarda Articolo Originale: Florida, il romanzo umano di Christine Shutt | Fuori le Mura [...]