“L’abito non fa il monacoâ€, mai proverbio fu meno vero! Sappiamo benissimo che nella vita di tutti i giorni, tra gli esseri umani, il vestito determina specifici atteggiamenti, sia da parte di chi lo indossa sia da parte delle persone con le quali s’interagisce. Per il vestito del vino, cioè l’etichetta, le cose non cambiano. Studi sociologici dimostrano che la scelta di una bottiglia di vino si fa anche rispetto alla sua etichetta. Se non si è un esperto, si sceglie per altre ragioni, motivi legati principalmente allo sguardo, all’attrazione verso qualcosa che colpisce gli occhi e stimola i sensi.
In una società sempre più attenta al marketing, anche l’etichetta ha avuto una sua evoluzione, una sua storia. Agli inizi degli anni Settanta, la si vedeva solo come un mezzo per informare il cliente; con interazioni discrete si specificavano indicazioni necessarie e semplici, come il nome del produttore, l’annata e l’area di origine. Oggi, oltre a voler informare il consumatore si cerca di attrarlo. In un mercato sempre più competitivo bisogna farsi riconoscere, farsi scegliere a tutti i costi. E allora via libera a grafici che riassumo il senso, il concetto, l’astrazione. In un mondo sempre più veloce non c’è tempo di fermarsi a leggerle le etichette, le si guarda e via. La grafica deve attrarre e stimolare la fantasia. Come succede anche per altri prodotti, nel nuovo millennio non si acquista semplicemente un vino, ma un sogno, uno stimolo, un’appartenenza, uno stile di vita. Le funzioni dell’etichetta, dunque, si sono espanse, non sono più solo d’informazione, ma anche di promozione e soprattutto d’identificazione. È necessario individuare rapidamente una marca, per permettere una scelta veloce tra le miriade di altre bottiglie presenti sullo scaffale.
L’etichetta deve attrarre, comunicare, afferrare il cliente, ma, per legge, deve anche dare determinate informazioni importanti. Pur avendo subito una modernizzazione dovuta alle strategie di mercato e alle tecniche di vendita, l’etichetta rimane il mezzo migliore per informare, far sapere al cliente che cosa compra. Certo, sempre che abbia il tempo e la voglia di leggere.
Pur se in ogni Paese produttore di vino sussistono regole diverse, ci sono norme che perdurano, più o meno, in ogni luogo. L’etichetta frontale deve contenere il nome del vino (un nome che può essere di fantasia o riferirsi a qualcosa di specifico, come, per esempio: la cantina di produzione), il nome del produttore, la categoria o la denominazione per indicarne la qualità . In Francia, per esempio, i vini s’identificano con la presenza sull’etichetta d’indicazioni come AOC (Appellation d’Origine Contrôlée) o con Vin de Pays, in Italia con DOC (Denominazione d’Origine Controllata) o IGT (Indicazione Geografica Tipica). Si specifica, poi, l’area di origine, l’annata (che indica l’anno della vendemmia), il contenuto in ml e il grado alcolico, misurato in percentuale rispetto al volume totale. Inoltre, si danno informazioni supplementari che di solito riguardano la tipicità del vino (per esempio: Chianti o Porto). L’etichetta del retro, infine, può contenere alcune informazioni riguardanti gli aromi del vino e l’accostamento migliore con il cibo.
I Paesi di più recente vocazione vinicola hanno regole leggermente diverse. In America, per esempio, invece di indicare il luogo di provenienza, preferiscono specificare l’uvaggio presente nella bottiglia. Se si nomina un uvaggio particolare, però, in California almeno il 75% e in Oregon almeno il 90% di quel vino deve provenire da quell’uvaggio (per esempio: Chardonnay). Se sull’etichetta si indica l’appellazione di origine di un’American Viticultural Area (per esempio: Sonoma Valley) il vino deve contenerne almeno l’85% di uve provenienti da quel territorio. Se sull’etichetta è presenta l’annata del vino, almeno il 90% deve essere di quello specifico anno. Sempre in America, nell’etichetta posteriore il Governo obbliga il produttore a informare il consumatore della presenza di solfiti e consigliarlo di bere il vino con cautela.
Oltre alle etichette, nel caso degli spumanti esiste anche il collare, posizionato sul collo della bottiglia, che di solito indica l’annata. Infine, ritroviamo i vari sigilli o fascette identificativi dei Consorzi o delle categorie (per esempio: il Consorzio del Morellino di Scanzano o la DOCG).
Insomma, l’etichetta informa il consumatore sul prodotto che sta per acquistare, l’importante è rispettare una regola valida anche in altri campi: leggere, più che farsi attrarre.
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