Gianni Brera, compianto giornalista del Guerin Sportivo
Chi siamo, da dove veniamo, italioti miei? Quale portentoso mescolone abbiamo perpetrato amandoci con tanto ardore (e quasi sempre senza acqua corrente?) (Gianni Brera, L’arcimatto, Il Guerin sportivo, 9 dicembre 1968)
Questa è la domanda che un arcimatto si poneva non troppo tempo fa, alla ricerca di un’identità nazionale, che ammettiamolo, è stata sempre cosa complicata. Chi sono gli ita(g)liani? Quale strano miscuglio di culture, idiomi e genti diverse ha generato quello strambo stivale che unisce Bolzano a Lampedusa?
Ecco, se già è difficile trovare un punto in comune tra Umberto Bossi e Massimo Troisi, figurarsi quanto dobbiamo essere goffi, impauriti e sgangherati ora nel nostro rapporto con gli altri, con chi è diverso da noi per colore della pelle, religione e storia. Con chi viene da più lontano di Lampedusa, appunto.
La Discanti Edizioni ha deciso allora di indire un concorso poco tempo fa, ispirato proprio a questo frammento del grande giornalista sportivo. Il risultato è Chi siamo, italioti miei?, una raccolta di dieci racconti tutta improntata sul tema del rapporto tra gli ita(g)liani (che è il nome della collana di cui il volume fa parte) e gli altri, che in questo caso sono gli stranieri, gli immigrati, che fanno parte di un mondo spesso incompreso, o peggio ancora, dove non c’è volontà di comprendere. Questo è il filo conduttore che unisce tutte le narrazioni, peraltro davvero interessanti, sia dal punto di vista linguistico che tematico.
Il racconto che apre il volume è di Paolo Brera, proprio il figlio di Gianni, che ha partecipato al concorso sotto pseudonimo, rivelando il suo vero nome solo in seguito. Lo scrittore ricerca ossessivamente la correttezza dei nomi africani e parla di lingua wolof, il dialetto usato per la maggiore in Senegal. La storia è narrata in prima persona da Djibril, in Italia da vent’anni, e riguarda un presunto stupro commesso da un suo connazionale, Ndeye, che per professione vende libri di autori africani nei parchi: il risultato del racconto in prima persona è la codificazione scritta dell’ita(g)liano degli stranieri che parlano il wolof.

Si prosegue con Roberto Caravaggi che ci racconta di un’Italia del 2089, divisa tra Padania e Stato Vaticano. Quel che colpisce di più è la riflessione sull’indifferenza del popolo italiano, che ha permesso senza protestare le assurdità che ora si perpetrano nello stato nordico. Mauro Conti si concentra sul tema dell’accoglienza, che un anziano e impaurito italiano offre a un immigrato in fuga, dimostrando in fondo, quella generosa ospitalità che dovrebbe caratterizzare chi vive in questo fazzoletto di terra a forma di stivale. C’è chi gioca con un cliché di vecchia data sulla cucina cinese, con una buona dose d’ironia: è il caso di Federico Garroni, che racconta una storia divertente e ben scritta. Decisamente più tragica è la seguente narrazione di Elena Gessi, che parla delle vicissitudini scolastiche di un insegnante precario e di uno studente tunisino, ma che tutti apostrofano come marocchino. Una forma di razzismo che è parte del senso comune, o a cui comunque nessuno fa più caso. Paolo Graziani, invece, ci propone un “ordinario” racconto di lavoro nero: otto esseri umani dalla pelle scura, faticano ogni giorno per il padroncino casertano di turno. Quando uno di essi morirà, gli altri si troveranno a scegliere fra il denunciare il fatto – con la consapevolezza di essere rimpatriati, perché irregolari – e il silenzio. Daniela Guerra ci ricorda che un po’ di tempo fa al paese degli altri ci andavamo anche noi, con la sua storia di emigrazione tutta italiana. Dario Sutter, proseguendo, narra di un’angelica badante che viene dai paesi dell’est.
Questi sono gli otto racconti degli otto finalisti del concorso. In seguito, chi dovesse comprare il volume, troverà due piacevoli bonus tracks di Paolo Amadesi e Marina Sangiorgi.
Riassumendo, il tema è fra i più scottanti problemi dell’Italia contemporanea e nessuno degli autori presenti in questo libro lo tratta con banalità. Consigliato fortemente soprattutto a chi, in una crisi mistica d’odio verso gli altri, ha mai pensato di votare, o ha addirittura votato, la Lega Nord.
Informazioni
Chi siamo, italioti miei?, AA.VV.
Discanti edizioni
2010, pp.144, € 12,00



















