La fenice indecisa di Giuseppe Schillaci. La (pen)isola ne “L’anno delle ceneri”

lunedì, 10 maggio 2010
di Flavio Camilli

Il problema delle azioni è che generano delle conseguenze. La causalità del tutto è il vero cruccio. Perciò, se un vulcano erutta, paesini vengono travolti dalla lava, o una nube di cenere immensa si allunga come l’ombra di un mostro sul mondo. Dopo la tempesta, il fango. Dopo il tornado, le macerie. Dopo l’incendio, la cenere.
E’ tutto sui contraccolpi, della seconda guerra mondiale nella fattispecie, l’esordio narrativo di Giuseppe Schillaci, L’anno delle ceneri (Nutrimenti). E’ il 1948 e nella borgata palermitana di Buon Riposo le cose non vanno affatto bene. C’è l’attesa per il fatidico 18 aprile, che vedrà trionfare la Democrazia Cristiana e la prima parola effettiva scritta sul libro della Repubblica italiana, c’è il popolo che suppone, parla, combatte e lavora. Il popolo che prega e che annaspa nella vita e nel tempo senza una guida. Perciò ci sono gli ecclesiastici modellatori di coscienze e la mafietta locale regina di intrallazzi.
Una scenografia negli anni modificata da quinte e acrocchi ma che, fondamentalmente, è rimasta immutata, quasi uno scarpone di vetro miracolosamente e finalmente trovato per il piedino dell’Italia-Cenerentola. Su questo sfondo nasce l’amore impossibile tra il giovane Masino Basile e Ninnetta Bonanno, rampollo di una famiglia maledetta dalla morte. L’inattuabilità di questa unione non è effetto delle differenze tra i due, dell’ostilità della famiglia di lei o delle misteriose presenze che vagano in casa Bonanno, ma piuttosto del frangente in cui  scocca la scintilla, un anno crudele di promesse infrante e cambiamenti illusori.

Giuseppe Schillaci

Giuseppe Schillaci

Il fascino e la particolarità della bella storia intessuta da Schillaci è nell’ambientazione siciliana, terra natale dell’autore, teatro perfetto per la messa in scena di questa tragedia delle speranze perdute. L’isola è disillusa e deturpata, nei luoghi e nelle coscienze, lontana dal continente se non per l’eco dell’attentato a Togliatti, ma proprio per l’ostinata chiusura nella superstizione e nelle tradizioni che la portano sempre più alla deriva nel Mediterraneo, diviene simbolo e sintomo del Paese che l’ha calciata in acqua. Una terra in cui convivono la politica, la più terrena delle arti, e la magia, la più fantastica, l’ingenua ignoranza delle comari e la disarmante saggezza di un vecchio Genio che abita sotto un ponte, l’effige antica della Madonna dei Decollati e quella nuova e scintillante della libertà d’oltreoceano, una statua che, per osmosi, si trasfigura in santa, perché alla pietra non si può essere devoti ma alle icone sì.
E’ perciò alla fiaccola della santa della libertà o al fuoco in cui bruciano i Decollati in attesa del giudizio che si affidano le sorti dei popoli e degli individui, dei cittadini-zombi di un paese troppo abituato ad essere salvato, a delegare la propria liberazione ad un protettore esterno, sia esso un grasso delinquente, un Dio con la tonaca sporca, un ambiguo straniero che ci promette un mondo dove c’è già la televisione.

Le (preziose) illustrazioni sono di Ciro Fanelli

Le (preziose) illustrazioni sono di Ciro Fanelli

Allo stesso tempo figlia e madre dei temi che tratta, anche la scrittura di Giuseppe Schillaci è in bilico, ma in perfetto equilibrio, tra la narrazione classica (il porto sicuro del narratore onnisciente) e la contaminazione linguistica (il dialetto siciliano e lo slang americano,  lungi dall’essere criptici), tra la fabula pura e il montaggio cinematografico, che frantuma la storia in micro sequenze e dispone gli episodi secondo il miglior ordine possibile.
L’anno delle ceneri è un romanzo che parla a chi vede la nazione dove abita, ma in cui fa difficoltà a riconoscersi, come un paesaggio fumante devastato dal fuoco: immobile per il terrore provocato dalla catastrofe ma anche per l’attesa del prossimo evento. Un libro per chi vuole fuggire altrove, come Masino, che pensa di non avere niente a che fare con quella gente estranea, appiccicosa e per chi per scelta, per incidente o per contingenza rimane ancora e sempre rimarrà.
Sicilia in balia del dopo, degli esiti e prigioniera della catena della causalità, Sicilia sineddoche, Sicilia per Italia, perché le radici, il tronco e la chioma sono sempre e in egual misura l’albero. Una pianta annerita dalle fiamme, costantemente bagnata dall’acqua ma che neanche accenna una potente fioritura. Oppure una fenice, di certo indecisa, che non sa bene quando e come risorgere, creatura per cui, da molto tempo, ogni anno è L’anno delle ceneri.

Il booktrailer

L’anno delle ceneri
Giuseppe Schillaci
Nutrimenti, Collana Gog, 7
2010, pp. 224, € 15,00
Qui il primo capitolo


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