Roman Stern S.r.l.: cazzeggio a scopo di lucro

17 maggio 2010
di Flavio Camilli

Uno passa la vita a sentirsi migliore. Anche tu, che sei il più modesto del pianeta, che sei un po’ depresso e acciaccato, che ti guardi allo specchio solo con gli occhi chiusi, anche tu pensi di essere di gran lunga superiore a quel tuo amico che non chiama mai. Ecco, bravo, ammettilo.
Se c’è però qualcuno che proprio si sente in odore di santità, e che crede di aver cucito sotto al sedere l’ultimo gradino della scala etico-sociale-intellettuale (!?!), beh, ecco, si rincuori: vi presento Roman Stern.
Faccio davvero fatica nell’asserire che il protagonista di Diario di un cazzeggiatore del francese Samuel Benchetrit (Giulio Perrone editore) non esiste. Non solo perché è un personaggio ben scritto e ben strutturato, ma perché di individui del genere se ne incontrano a bizzeffe.
In effetti, potrebbe essere un po’ come Dio, per chi ci crede, sparpagliato dentro ognuno di noi.
Roman Stern, comunque, non è Dio, anzi: ama la bistecca allo scalogno, fuma di prima mattina per poter andare in bagno, è pigro, cinico, quasi amorale, emotivamente represso. Una specie di larva umana consapevole e fiera della propria larvità (larvezza?).
Solo che tutti, al mondo, hanno almeno un talento, e quello di Roman è attirare le lagne della gente che incontra. Se aspetta l’autobus o beve un caffè al bar, c’è qualcuno che gli si avvicina e dal nulla gli propina vita, morte e miracoli.
Ma non è certo questa la qualità più spiccata del signor Stern; Roman è talmente pigro che il suo cervello cerca, di fronte ad ogni situazione, la scorciatoia che gli permetterebbe di trarre il maggior vantaggio con il minor sforzo. Quest’attitudine, almeno sulla carta, si chiama intelligenza. Se poi viene applicata alla propria seconda destrezza (piagnistei-calamita), la situazione si ribalta, e Roman Stern diventa un genio: fonda la Società delle lamentele.
Una stanza, una telefono, una macchinetta del caffè, le sue orecchie (anche se niente affatto interessate) e frotte di piagnoni. Pagato per (far finta di) ascoltare senza ribattere. C’è forse un mestiere più remunerativo?

Samuel Benchetrit

Samuel Benchetrit

Samuel Benchetrit ha la facoltà di affabulare il lettore senza appesantire la lettura, di condurre un’analisi psicologica approfondita ma non stereotipata, concentrandosi sulle elucubrazioni, sulle manie, sulle idiosincrasie di una mente particolare che, però,  senza forzature retoriche, potrebbe essere quella di chiunque. Dall’altra parte, il romanzo pone l’accento su un’ egodipendenza congenita, diffusa e mal curata, che non è neanche bisogno di contatto umano, amore, compagnia. No, la sete più grande dell’umanità è quella di vittime. Tutti gli autocommiseratori che il protagonista incontra cercano solo qualcuno che annuisca, dandogli ragione. Non vogliono aiutarsi, non vogliono cambiare, quel che gli occorre è una scusa per non tenere duro ed andare avanti.
Tuttavia Diario di un cazzeggiatore non è certo un pistolotto sulle muffe della società contemporanea, o sull’importanza dell’amore fraterno. E tanto meno si esaurisce nelle avventure di questa assurda impresa di lavoro. È, come da titolo, la raccolta dei pensieri, delle sensazioni, dei viaggi (per non usare un termine meno ortodosso) mentali di un giovane della banlieue parigina, un tipo di quelli che, tu, devoto del politically correct, non puoi sopportare, che allo stesso tempo ti sta simpatico e ti fa tenerezza ma al quale, a ragione, non affideresti un grammo della tua fiducia. Procedendo con la lettura, però, scopri che un cuore ce l’ha anche lui (pur non volendo), che le sue ricerche sono molto simili alle tue e che forse è una spanna sopra la tua testolina perfetta, perché a lui, almeno, un’idea vincente è venuta.
Ecco perciò che, a causa di un inutile, stupido pensiero, le tue certezze vanno in pezzi e vorresti (oh come vorresti!) che Roman Stern esistesse davvero, perché per il suo orecchio, per il suo menefreghismo, per la sua pigra genialità, non baderesti a spese.

(…)

“Società delle lamentele, sono Roman.â€
“Salve, ehm…sono F.C., redattore e recensore (!!!)… vorrei prendere un appuntamento.â€

Informazioni
Samuel Benchetrit, Diario di un cazzeggiatore
Giulio Perrone editore
2010, 144 pp., € 10,00

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