Il mestiere dell’umanità è il coraggio di vivere

21 giugno 2010
di Maria Cristina Costanza

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Chiara Bottone è una giornalista campana, napoletana, che in questo scritto dal titolo acidamente ironico, Il mestiere dell’umanità (Gingko Edizioni), ripercorre dieci anni di lungo travaglio. Tutto inizia banalmente: un sospetto di varicella, un malore e una corsa al pronto soccorso. Questo, però, è l’inizio di una percorso tristemente in discesa. Passo dopo passo, le notizie sono sempre più scomode e tristi, i volti sempre più rammaricati, le prospettive sempre peggiori.

La storia di una vita spezzata dal dolore, ma non solo. Il racconto che Chiara scrive è indirizzato in un primo momento al suo avvocato, quando, stanca dei soprusi subiti d’ospedale in ospedale, di medico in medico, vuole il suo riscatto. Mai avuto, però. La forza del racconto è quella della piena lucidità di chi non ha tempo per piangersi addosso, di chi deve combattere contro la morte e si dice ancora fortunata e protetta da un angelo che, scrive Chiara, fa gli straordinari e collabora con tutte le anime dei miei defunti per tenermi in vita nonostante i terroristi in camice bianco. Terroristi in camice bianco, usurpatori di salute, di pezzi di corpo e di anima.

La denuncia di Chiara è contro la Sanità. Quella Sanità che non è un altro titolo al telegiornale, ma quella vissuta, quella vera e impossibile da edulcorare. I medici di queste pagine sono impreparati ed approssimativi, le infermiere non sanno distinguere la più semplice pulizia dalla sterilizzazione, paramedici hanno in mano bisturi taglienti. Eppure, non è la incompetenza tecnica e professionale quella che ferisce davvero la protagonista. Ciò che colpisce questa martire vissuta nei nostri giorni è l’indifferenza, la leggerezza, la scarsa attenzione verso il dolore del prossimo, verso lo strazio di un intervento senza anestesia, verso la dignità di chi deve lavorare contro la propria paura per conservarla. Il mestiere dell’umanità è una denuncia lunga circa ottanta pagine contro la sanità e contro il  mondo, dall’inizio alla fine. Documentata da venticinque illustrazioni non censurate, dettagliata, enciclopedica, fredda, a tratti cinica, come se l’autrice stesse parlando di un altro corpo, di un altro cuore, di altre gambe stanche e malate. Eppure questo distacco è necessario per resistere al pianto e non cadere, non soccombere sotto la pressione della disperazione. In questa discesa, in questa ascesa dal mondo, c’è il danno e la beffa.

Al termine delle pagine lette, Chiara ha perso parte del suo corpo ed è costretta ad una sedia rotelle in una cittadina, Aprilia, che non ha mai preso in considerazione il problema delle barriere architettoniche. E nonostante tutto, non è questo a farle del male. Quello che ferisce Chiara, il pensiero che l’ha tormentata fino al suo ultimo respiro, lo scorso agosto, è che l’umanità lacera molto più del diabete, dell’angina, dell’amputazione di un arto. L’umanità è capace di un male profondo e imperdonabile: l’indifferenza, la mancanza di solidarietà, l’incapacità di sentire la vita e il dolore altrui. La sola ragione resta la denuncia. La denuncia di un dolore che ormai fa parte di lei, ma che non per questo la lascia in pace. È un messaggio, chiaro e forte, fino alla fine: non accettate passivamente, il vostro dolore gridatelo.

Informazioni
Il mestiere dell’umanità, Chiara Bottone
Gingko edizioni
2009, 98 pp., € 13,00

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