Si è spento nella serata di giovedì 17 giugno 2010, a soli 49 anni, il regista fiorentino Corso Salani. Se n’è andato all’improvviso, mentre passeggiava con la moglie Margherita sul lungomare di Ostia. Attore e regista, si diploma nel 1984 presso l’Istituto di scienze cinematografiche di Firenze e debutta alla regia in quello stesso anno con Zelda, girato in Super8 nell’isola di Capraia. Si trasferisce a Roma, in cui trova lavoro come aiuto regista di Carlo Mazzacurati in Notte Italiana (1987), poi realizza il suo primo film Voci d’Europa (1990), con una troupe ridotta al minimo e girato in 16mm. Questa felice modalità di fare cinema caratterizza anche gli altri suoi film. Seguono Eugen si Ramona (1990) e Gli ultimi giorni, scritto con l’amica, sceneggiatrice di fiducia, Monica Rametta. Il suo cinema rimane nel tempo indipendente, solitario, fatto di piccoli budget e poche persone, spesso amici. Attore per caso si mette in luce con Il muro di gomma (1991) di Marco Risi.
Nel 2000 Corso Salani gira Occidente, una pellicola antinarrativa a basso costo, che rappresenta la sintesi di tutta la sua poetica, in cui, in un ristorante per soldati americani lavora Malvina, una giovane rumena emigrata in Italia dopo la rivoluzione del 1989. La ragazza incontra Alberto (l’alter ego di Salani) un giovane professore dell’Istituto alberghiero che si sente anche lui straniero come quasi tutti ad Aviano. Le loro vite cambieranno inevitabilmente. Il film parte da un documentario girato durante l’insurrezione rumena contro Ceausescu, ma qui siamo in piena fiction, per un cinema introverso e nomade che parla dell’incomunicabilità individuale e geo-politica.
Salani adotta mezzi di estrema sobrietà : un fraseggio della macchina da presa essenziale e una recitazione priva di enfasi. Un film per palati fini Occidente, che ci parla dell’estraneità a se stessi. Molto interessante la scena in cui Malvina discutendo ha un esitazione sulla parola condannati-comandati, riferendosi al regime in Romania, è un lapsus, ma non si sbaglia: gli uomini che li hanno comandati li hanno anche condannati ad una esistenza infelice con il ricordo della dittatura.
Corso Salani rimane uno dei migliori talenti del nuovo cinema indipendente italiano e il coraggio di fare film abbattendo il problema budget, in lui, prende le sembianze di un forte strumento poetico-politico.
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