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Roma, la capitale degli sfratti

10 gennaio 2011 | By | Reply More
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In tempo di crisi avere un tetto sulla testa è un sogno. I dati, per la metro-regione Roma, parlano chiaro. Secondo uno studio del Cresme Ricerche del 2009 sono 47 mila le famiglie del Lazio che non riescono ad acquistare o ad affittare una casa a prezzi accessibili. Un fatto rilevato anche dal ministero dell’Interno che per il periodo compreso tra gennaio e dicembre del 2009 posiziona in cima alla classifica italiana per numero di provvedimenti di sfratto emessi proprio la Capitale con 7mila 745 richieste su un totale di 9mila 622 per l’intera regione Lazio. Di questi, 7mila 19 provvedimenti sono stati avanzati per morosità, solo 5mila 536 a Roma. Per tradurre i numeri: sempre più romani non riescono a pagare l’affitto. E la tendenza è in continuo peggioramento se si considera che, in percentuale, l’aumento complessivo delle richieste di sfratto ammonta a 14,09% per il Lazio e al 15,25% per la provincia di Roma rispetto al 2008, anno che ha registrato a sua volta un’impennata rispetto al periodo precedente. Per Walter De Cesaris, segretario nazionale di Unione Inquilini, questi numeri fotografano «un cambiamento significativo delle condizioni sociali del paese, a cui si aggiunge la crisi che ha reso il mercato degli affitti ancora più inaccessibile».

Ma non sono solamente i costi degli affitti a svuotare le tasche agli italiani: con l’aggravarsi della crisi sempre più persone hanno difficoltà a pagare le rate dei mutui. «Un fenomeno preoccupante che nell’ultimo anno ha manifestato percentuali in crescita, destinate a peggiorare ulteriormente nel prossimo periodo di tempo» commenta Paolo Di Vetta di Asia Usb (Associazione inquilini assegnatari – Unione sindacale di base) «e che colpisce maggiormente precari, disoccupati e persone a basso reddito». Per dare un’idea dell’incidenza di questo fenomeno a livello nazionale riportiamo alcuni dati di uno studio della Banca d’Italia diffusi nel 2010 e calcolati su una statistica aggiornata al 2009. Un dato tra tutti: l’Italia, tra i sette paesi europei esaminati, presenta la percentuale più alta (4,9%) relativamente alle famiglie che non riescono a pagare le rate. Specchio delle conseguenze della precarietà è invece lo studio percentuale di insolvenza relativo alla tipologia di contratto: un lavoratore assunto a tempo indeterminato non riesce a pagare il mutuo nel 4,4% dei casi mentre la percentuale relativa a quelli a tempo determinato ammonta al 7,9%, quasi il doppio del primo. Alta è anche la percentuale di insolvenza dei capofamiglia tra i 45 e i 54 anni, al 6,1%, anche se in testa ci sono i disoccupati con il 19% dei casi, mentre «basta guardare oltralpe per scoprire che il tasso di insolvenza per i disoccupati francesi si attesta al 5,4%, segno evidente di politiche di sostegno» aggiunge lo studio.

Infatti ad aggravare la situazione è la mancanza di misure pubbliche per fronteggiare l’emergenza abitativa. Ultimo esempio, la decisione del Governo di non inserire nel decreto Milleproroghe la proroga relativa agli sfratti delle categorie protette, scaduto il 31 dicembre del 2010. Una misura limitata già di per sé ma che contribuirà a peggiorare la situazione: «la proroga degli sfratti non rinnovata nel decreto riguardava solamente la finita locazione» spiega Walter De Cesaris «mentre attualmente l’85% delle richieste è relativo a provvedimenti per morosità». Ma il mancato rinnovamento della proroga degli sfratti non è l’unica misura assunta dal Governo in materia di politiche abitative: l’ultima finanziaria vede il taglio del 77% del fondo sociale per il contributo all’affitto per le famiglie con redditi bassi, fondo che passa dai quasi 140 milioni a circa 33,5 milioni, prevedendo per il 2013 uno stanziamento di soli 14 milioni. Solo a Roma quei finanziamenti permettevano a 15mila famiglie di pagare l’affitto.

A preoccupare ulteriormente i sindacati degli inquilini è la dismissione del patrimonio pubblico e di quello degli enti privatizzati, e la progressiva sostituzione dell’edilizia residenziale pubblica con l’housing sociale che «non risolve l’emergenza abitativa in quanto si rivolge a una fascia di popolazione con reddito medio mentre risulta inadeguata per gli assegnatari di case popolari». Una rivendicazione che sta al centro delle proteste dei Movimenti Uniti contro la Crisi in cui i senza casa, insieme a precari, disoccupati e lavoratori in cassa integrazione, hanno riportato l’attenzione «sul pericolo che il bilancio prima e il piano casa regionale poi» denuncia Paolo Di Vetta «vanifichino l’esito delle mobilitazioni verso la precedente giunta regionale presieduta da Marrazzo: 100 milioni di euro destinati all’edilizia residenziale pubblica. Con una mano sono pronti a stanziare i soldi per la sovvenzionata» continua «mentre con l’altra si preparano a spenderli per l’housing sociale facendo un regalo ai costruttori». Un regalo che colpirebbe ulteriormente un territorio in perenne emergenza abitativa.

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Category: Attualità

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