Acqua, nucleare e legittimo impedimento: il corteo referendario conquista la Capitale

28 marzo 2011
di Andrea Scutellà

 

Alcuni politici, molte sigle, circa trecentomila cittadini: tutti hanno sfilato sabato 26 marzo per le vie del centro di Roma per ricordare agli italiani, già da oggi, che il 12 e il 13 giugno c’è un referendum cui non è possibile mancare.

Un corteo allegro e colorato è partito da piazza Esedra alle 14 di ieri pomeriggio, ancora una volta non imbrigliato nelle maglie della politica, per promuovere, a detta degli organizzatori, il bene comune: identificato in questo caso con i sì al referendum sull’acqua, il nucleare e il legittimo impedimento, oltre a una rapida risoluzione dell’improvvisato conflitto in Libia. Si parte tutti dietro lo striscione “Due sì per l’acqua bene comune”, lo slogan scelto dal popolo refendario, ma la creatività non si ferma a questo, infatti i rappresentanti di Greenpeace, concentrandosi sulla tematica del nucleare, si riuniscono dietro la scritta “Meglio attivi che radioattivi”, con tanto di tute anti-radiazioni corredate. Il corteo arriva a Piazza San Giovanni intorno alle 16.30, dove alcuni artisti, tra cui il noto gruppo romano Radici nel cemento, si esibiscono per sostenere la causa.

I referendari scendono in piazza per chiedere un sì per quattro quesiti che mettono in questione l’abrogazione di altrettanti provvedimenti: il primo riguarda la revoca del legittimo impedimento, proposta dall’IDV di Di Pietro; il secondo riguarda il nucleare, sul quale il popolo italiano già si espresse negativamente nel 1987; gli ultimi due quesiti vertono entrambi sull’acqua: il primo per bloccare la gestione da parte di Società per azioni del servizio idrico, il secondo per far passare ai privati la voglia di lucrare su un bene che non può appartenere a nessuno, cioè per eliminare il possibile profitto sull’acqua stessa.

C’è da scommettere che questa è solo la prima grande e importante tappa di un movimento che ha come condizione di vita il mantenere l’attenzione alta sui temi promossi, perché il governo ha incomprensibilmente optato per dividere il voto delle elezioni amministrative da quello del referendum. Quindi il popolo che ieri ha invaso Roma, ha l’arduo compito di tenere i riflettori puntanti su di sè fino ai giorni del referendum, non solo per convincere l’opinione pubblica della bontà della propria causa – cosa che ormai sembra largamente accettata – ma per ricordare agli italiani di esercitare il proprio diritto di voto, nonostante sia un referendum. Bisogna scuotere le coscienze, creare un movimento che partendo dalla società civile, cioè dalle piazze reali e virtuali, riesca a rendere tutti partecipi, facendo sentire ogni singolo cittadino coinvolto in prima persona in questa vicenda.






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