Un marasma di allarmi, dichiarazioni e smentite, sommerge la tragedia giapponese
Il 12 aprile 2011 la Nisa (agenzia nipponica per la sicurezza industriale e nucleare) ha innalzato il livello dell’incidente della centrale nucleare di Fukushima a 7, sulla scala Ines dell’International Atomic Energency Agency (Aiea), cioè l’equivalente della catastrofe di Chernobyl.
Immediatamente numerosi esperti internazionali ribattono che questa decisione sia “eccessivamente pessimistaâ€, e il portavoce della Nisa stessa, Hidehiko Nishiyama, precisa che la gravità non è paragonabile a Chernobyl né per il quantitativo di radiazioni rilasciate, né per il rischio per la salute pubblica.
Greenpeace, il guastafeste di turno, dichiara che la decisione del governo nipponico sia addirittura in ritardo, avendo il suo team di esperti in loco lanciato questo allarme da settimane.
Ugualmente però Denis Flory, capo del dipartimento per la sicurezza nucleare dell’Aiea, dichiara con insistenza alla stampa che la situazione è diversa, che il livello di emissioni è diverso, che l’incidente è diverso. (Trova la parola chiave…)
Gli esperti tengono inoltre a precisare che la portata dell’incidente è di un decimo rispetto a quella di Chernobyl.
Ritengono che dal momento dell’incidente di Fukushima – in cui sono stati rilasciati 10.000 terabecquerel di Iodio 131 radioattivo all’ora – ormai si sia passati a 1 terabecquerel all’ora.
Greenpeace ribatte che nell’80% delle radiazioni vi sia presenza di Cesio 137, i cui effetti si protraggono mediamente per 30 anni. (La parola “effetti†può essere sostituita dalla parola “tumoriâ€, solo per fare un esempio.)
Questi esperti stanno mettendo al correnti di numeri, percentuali e nomi specifici di quel che sta succedendo, e traducono tutto in un costante e rincuorante “è diversoâ€, “è 1/10 di Chernobylâ€.
Pensiamo, allora.
Calcoliamo.
Il numero delle vittime della catastrofe ucraina del 1986 è stato stimato sui 5 milioni. Dunque qui si sta parlando di 1:10 = x : 5.000.000. Proporzione che si risolve dividendo 5.000.000 per 10. Tranquilli, allora! Le vittime qui sono “solo” 500.000, è meno grave!
Ha ragione la Prestigiacomo a dire che ci si stia facendo influenzare “dall’emozione del momentoâ€, in fondo le 10.000 tonnellate d’acqua rilasciate finora nell’Oceano Pacifico sono solo “debolmente radioattiveâ€, insomma, stiamo tutti preoccupandoci in maniera esageratamente pessimistica!
In una scala in cui “gravino†sia il minimo e “gravissimo†sia il massimo (finora primato detenuto dal campione in carica Chernobyl) – e nel giusto mezzo, ovviamente si trovi il “grave†-, possiamo scegliere di collocare quel che chiameremo a questo punto “gravetto†tra il gravino e il grave oppure tra il grave e il gravissimo. A nostra discrezione.
Insomma, in questo marasma di allarmi e dichiarazioni quella che sembra non scomparire è la parola “grave†– e i suoi derivati – e l’assenteista costante invece è la parola vita – o meglio, il suo plurale.
Pare che il motto “è meglio prevenire che curare†valga più per i nostri denti che per le nostre vite.
Allora ci permettiamo di sottoporre a chi tra i lettori fosse succube e ipnotizzato da immagini televisive il caso del pesce a tre occhi, “preziosa” testimonianza in diretta da una puntata de I Simpson, e per chi invece fosse immune da questo o altri media e sia ancora sensibile alle persone, quelle vere, la terribile testimonianza che è anche una mostra, un reportage, una serie di eventi “raggruppati†in senzatomica, con cui questo giornale ha da poco stabilito una collaborazione e di cui vi parleremo prossimamente su questi url.
Nel frattempo, tirate un bel sospiro di sollievo perché Fukushima è “meno grave†di Chernobyl, ma assicuratevi di utilizzare un buon dentifricio.



















