Storia dei nasoni e dell’acqua pubblica a Roma

25 aprile 2011
di Michele Lupo

La Storia Mitica delle fontanelle romane dal 1872 ad oggi


Un nasone romano e romanista

Il prossimo 12 e 13 giugno si andrà a votare per decidere se privatizzare l’acqua pubblica. Questo creerebbe certamente dei problemi a Roma che altre città non avrebbero. Ciò in quanto la nostra città è l’unica al mondo che ha delle fontanelle progettate esclusivamente per il dissetamento pubblico.

Già gli antichi Romani svilupparono la Città intorno a questa risorsa, realizzando imponenti acquedotti, veri e propri capolavori di ingegneria idraulica e architettura. D’altronde era destino: già la fondazione sulle rive del “biondo” Tevere determinava un ruolo importante dell’acqua nella Città. Romolo stesso ne capì subito l’importanza e sviluppò l’Urbe nella valle del Tevere, andandosi ad espandere dall’insediamento originario sui sette colli, fondato apposta lì per proteggersi dalle inondazioni. Così facendo, grazie a pozzi, alle deviazioni del Tevere e ad una buona conoscenza dell’idraulica, Roma non ha mai sofferto la sete per i successivi quattro secoli. Oltretutto l’affermazione dell’Urbe nei territori limitrofi la porta a contatto con i colli Albani, la cui acqua bullicante ha permesso la nascita delle terme. È così che nasce la leggenda di Roma Regina Aquarum. Ancora oggi le fontane dei rioni Trevi, Colonna e Campo Marzio sono alimentate dall’acquedotto Vergine, uno dei sette acquedotti rimasti di epoca romana imperiale e uno dei pochi ancora in funzione.

In questa sede intendiamo soffermarci sul ruolo dell’acqua a Roma dopo l’unità d’Italia, e in particolare sulle fontanelle che sono state prodotte in serie in questo periodo. È interessante rilevare come i vari governi che si sono succeduti abbiano considerato tale servizio non come uno spreco, e quindi inutilmente gravoso per le casse del Comune, ma come una ricchezza impareggiabile per la Città.

Il nasone di via delle tre cannelle: Uno dei tre rimasti con tre bocchette a forma di drago

Fu così che nacquero nel 1872 i cosiddetti “nasoni” per volontà dell’allora sindaco Luigi Pianciani che volle dotare anche le nuove zone periferiche di fonti pubbliche. Questa soluzione oltretutto offriva molti vantaggi poiché le strutture idrauliche dei sotterranei di Roma avevano bisogno di valvole di sfogo, che costituivano in tal senso un ottimo rimedio. Contrariamente a quanto comunemente si crede, lo spreco dell’acqua dei nasoni è di circa 1%, mentre quello delle tubature si avvicina al 50%. Le altre motivazioni che hanno spinto alla realizzazione delle fontanelle sono sia sanitarie, in quanto il continuo fluire dell’acqua evita la stagnazione, che è la principale causa della proliferazione dei batteri, sia di carattere sociale, perché così l’acqua diventa accessibile a tutti gratuitamente.

Il primo nasone presentava una lieve differenza dai modelli attuali: al posto del classico cannello liscio, era dotata di tre bocchette a forma di testa di drago. Adesso a Roma rimangono solo tre esemplari di quel tipo: uno in Piazza della Rotonda al Pantheon, uno in via delle tre cannelle, non lontano dal Quirinale (il nome della via fa riferimento a una fontana ben più grande, appunto con tre cannelle, che sorgeva in cima alla strada, ma di cui non è rimasta traccia) e il terzo, oggi non più funzionante, sito in via di san Teodoro, dietro il Foro romano.

La fontanella della lupa imperiale

Affianco ai nasoni, negli anni ’30, in piena epoca fascista, venivano installate a Roma, soprattutto nei giardini, le nuove fontanelle di travertino, caratterizzate dalla presenza di una vasca per raccogliere l’acqua e della bocchetta a forma di testa di lupa, forgiata in bronzo. Di queste ne esistono ancora 26, di cui quattro presentano un cannello semplice e la traccia sui lati di una perduta decorazione di marmo verde rappresentante tre fasci littori.

Una delle poche fontanelle con la traccia dei fasci sul lato

Dai primi anni ’80 il Comune iniziò a pensare ad iniziative per ridurre lo spreco dell’acqua delle fontanelle che culminò con l’applicazione di un rubinetto di ottone con pulsante, oppure di una manopola rotonda per regolare l’erogazione. Questo cambiamento non trovò il favore della gente: l’acqua così non era più corrente e fresca anche per il surriscaldamento della ghisa, il metallo con cui i nasoni sono costruiti, e in breve tempo le fontanelle tornarono al loro classico aspetto. A tutt’oggi il numero di nasoni forniti di questo dispositivo è scarso.

Secondo l’ACEA i nasoni a Roma sono circa 2500 e sono benvoluti dalla popolazione: a loro sono dedicate mappe interattive on-line con la loro ubicazione per trovarle sempre ed una app apposita per i-phone. Ciò perché le fontanelle ci rendono dei privilegiati rispetto al resto del mondo dove il reperimento dell’acqua comporta spesso difficoltà, mentre a Roma è già un Diritto, realmente accessibile a tutti, ricchi e poveri. Chissà se in caso di vittoria del no al referendum sarà possibile conservare questo potente patrimonio idrico o anche fermarsi a bere alle fontanelle avrà un costo in denaro.

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One Response to Storia dei nasoni e dell’acqua pubblica a Roma

  1. giampiero on 22 agosto 2011 at 15:42

    Ieri 21 Agosto 2011 a Roma vi erano 40 gradi, grazie a queste fontane
    io credo che molte persone non sono morte, ieri e in tutti questi secoli.
    Grazie Roma per questa meravigliosa acqua che ci doni…. un bene di tutti…
    l’acqua fresca come uscita dal frigorifero !!!! ma è un miracolo, un gioiello
    da conservare e proteggere !!! io vivo a Milano…
    verrei a vivere a Roma anche solo per l’acqua !!!!
    Ma forse un giorno l’acqua la compreranno i cinesi …
    visto che stanno com prando mezza italia ……….



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