Tra il sacro e il profano il concerto armonizza gli opposti e crea bellezza
Sotto la spada di Damocle di una multa di decine di migliaia di euro se si fosse parlato di nucleare o di acqua, il concertone fa il boom di ascolti e lascia il segno. La censura non impedisce agli artisti di lanciare messaggi molto forti contro ogni tipo di soffocamento dell’espressione del libero pensiero, contro la grettezza del Vaticano, l’immunità e i tentativi del Premier di sfuggire ai processi.
Che male c’è se si parla di Referendum. Il concerto è stato trasmesso sulla RAI ma per motivi di par condicio si è imposto il divieto di esprimersi circa il referendum del 12 e 13 giugno. Gli organizzatori hanno fatto firmare una liberatoria agli artisti prima dell’esibizione che sanciva: “Mi asterrò da affermazioni, dichiarazioni o comportamenti che possano influenzare il voto dell’elettore o fornire indicazioni di voto e da qualsiasi riferimento ai quesiti referendari”. La censura è stata denunciata sul palco da Ascanio Celestini prima che cominciasse il suo intervento sulla Repubblica Romana “non posso dire altro sull’Italia contemporanea perché prima nei camerini ho firmato un documento che me lo vieta, e che mi vieta anche kafkianamente di leggere il documento medesimo”. Le dichiarazioni le potete trovare su questo sito. Alcuni artisti come i Radiodervish, Barbarossa e Paolo Belli esibiscono magliette per sostenere il SI al referendum abrogativo di giugno. Attivisti di Greenpeace hanno approfittato della risonanza mediatica dell’evento per esporre uno striscione di 120 mq contro il nucleare (l’intervento di Carlo Rubbia, premio nobel per la Fisica, sull’energia nucleare).
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© Susanna D’Aliesio
Immunità. Il concertone di Neri Marcorè si apre con L’Inno d’Italia rock di Eugenio Finardi. Sulle note di Felicità Marcorè e Barbarossa, alias Alfano e Romina, cantano Immunità. I Modena City Ramblers suonano Bella ciao contro ogni dittatura. 50 mila per Giuliano Palma & The Bluebeaters in lieta compagnia di Nina Zilli. La Bandabardò presenta alcuni brani di Saccianuvole, il nuovo lavoro in uscita il 3 maggio. Attesissimo l’ascolto di Elegia per l’Italia, il nuovo brano composto da Ennio Morricone per il concerto.
Santo subito. L’affondo al Vaticano lo da Ascanio Celestini che ironizza sulla scelta di beatificare Wojityla il giorno del 1° maggio. Celestini ricorda la Costituzione della Repubblica Romana del 1848 dalla quale presero spunto molte delle Costituzioni europee: “Si obbliga alla laicità dello stato e della scuola pubblica, scuola pubblica no privata, si tassano i ricchi, si razionalizzano i beni del clero, si istituisce il matrimonio civile, la bandiera tricolore con in mezzo scritto dio e popolo ma senza preti di mezzo… Nello stato ci devono essere tre poteri indipendenti. Roma è una repubblica a sovranità popolare e non nobiliare, con libertà di culto e nessuna religione di stato”.
Risorgi Italia. Il filo conduttore del concerto è l’Unità d’Italia. Due sono gli interventi di Andrea Camilleri a riguardo che ricorda: “Un tempo la patria aveva tre P maiuscole, c’era una sovrabbondanza di Patria che ti veniva a nausea, la voglia di patria mi si è abbassata durante il fascismo, è tornata fuori con una forza straordinaria dopo la Liberazione, quando c’era in tutti noi la voglia vera di far rinascere l’Italia, voglia di trasmissione di ciò che noi eravamo, voglia di riconoscersi negli altri. Oggi la nostra patria non sta bene, ha un po’ di febbre, però un tempo le nonne dicevano che per una nazione 150 anni corrisponde alla sua infanzia, dicevano: “Si tratta di febbre di crescita. Quando guarirai, sarai due centimetri più alto”. Ecco quando passerà bisognerà rifondare l’Italia perché troppi sono i suoi guasti e questo compito di rifondazione, questo Secondo Risorgimento non può che essere fatto dai giovani come fu nel Primo”.
Habemus Caparezza. Caparezza irrompe vestito da Giordano Bruno e infiamma il pubblico con Non siete stato voi e incalza con Legalize the Premier con Alborosie. Il cantante duetta anche con Tony Hadley in Goodbye malinconia e presenta La fine di Gaia durante la quale interviene un Neri Marcorè che ripropone una delle sue imitazioni più riuscite: Alberto Angela. Il cantante viene nterrotto per motivi tecnici ma l’unico ad essere richiamato sul palco a gran voce “Caparezza uno di noi“.
Chiudono il concerto le vibranti esibizioni di Paola Turci, Francesco De Gregori e Lucio Dalla. Si supera la mezzanotte ma le persone non accennano ad andarsene. Marcorè ha condotto l’edizione del concerto con eleganza a sobrietà. I generi musicali si sono fusi lasciando spazio, malgrado la censura appunto, alla libertà di espressione di una popolazione ‘stufa’ di Silvio Berlusconi.
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Daniele Silvestri (24)
Paolo Belli (23)
Francesco De Gregori e Lucio Dalla (22)
Nina Zilli (16)
Giuliano Palma (23)
Subsonica (15)
Caparezza (15)
Claudio Santamaria (12)
Neri Marcorè e Eugenio Finardi (8)
Edoardo Bennato (12)
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