Nucleare, il Grande Bluff

2 maggio 2011
di Chiara Poladas

Lo Stop truffaldino al nucleare è un insulto alla democrazia e alla sovranità popolare


 

Il dietrofront del Governo sulla proliferazione nucleare è il risultato (sfacciato) di un puro e semplice bluff.

Stavolta è stato lo stesso Berlusconi ad ammetterlo. E lo ha fatto durante la conferenza stampa seguita al vertice italo-francese a Palazzo Madama. La marcia indietro è stata giustificata senza mezzi termini come un mero escamotage per far saltare la giornata referendaria, in modo da non alterare i piani del Governo.

Molti giuristi hanno espresso diverse perplessità sull’emendamento proposto, in quanto la sua formulazione, rimandando a “ulteriori evidenze scientifiche” e a futuri “sviluppi tecnologici”, non determinerebbe l’automatica rinuncia al nucleare. La sentenza 68 del 1978 della Corte Costituzionale è inequivocabile: una nuova legge non provoca l’annullamento automatico di un referendum ma può impedirne lo svolgimento solo se abbandona “i principi ispiratori della disciplina preesistente” che si vuole abrogare. In caso contrario il quesito referendario deve essere ugualmente sottoposto ai cittadini, eventualmente sulle nuove disposizioni normative.

“Siamo assolutamente convinti che l’energia nucleare sia il futuro per tutto il mondo”. Con queste parole il Presidente del Consiglio ha nuovamente aperto uno spiraglio sul atomo, definendolo come la fonte energetica più sicura. Lo sgomento susseguente al disastro di Fukushima ha obbligato il Governo a fare un passo indietro, di fatto ingannando i cittadini, vista l’intenzione di riprendere il discorso nucleare nel giro di un paio di anni: “Fare il referendum adesso avrebbe significato eliminare per sempre la scelta del nucleare”.

L’ammissione della truffa però potrebbe essere un boomerang per Berlusconi. Le motivazioni sono due:

1) La decisione se affossare o meno un referendum è di competenza dell’Ufficio centrale presso la Cassazione e non del Parlamento, né tantomeno del Governo;

2) Le parole del Premier (non una boutade, ma una vera e propria dichiarazione ufficiale in presenza di un altro Capo di Stato) potrebbero influire sulla decisione finale della Corte.

In effetti, la scelta di far saltare una consultazione referendaria per motivi che esulano dalla materia in oggetto, si configura come un vero e proprio sgarbo costituzionale. Si zittisce l’opinione pubblica (che dispone solo del referendum come strumento di partecipazione legislativa) non perché si sostenga fermamente il nucleare come forma di approvvigionamento energetico, bensì per affondare un altro quesito referendario (legittimo impedimento) per Berlusconi di certo più pressante ed urgente.

Il Presidente del Consiglio ha giustificato la propria decisione asserendo che, affidare la decisione sul nucleare a cittadini emotivi e suscettibili e quindi incapaci di valutare serenamente la questione loro sottoposta, sarebbe troppo rischioso perché determinerebbe la rinuncia all’atomo sulla base della disinformazione, prodotta dal terrore momentaneo. Insomma è necessario mettere sotto tutela la sovranità popolare, perché l’opinione pubblica non ha capacità di giudizio, è preda di psicosi collettiva e non possiede gli strumenti per scegliere e giudicare.

Parole (e retro pensiero) pericolosissimi, perché vanno a scardinare il pilastro portante di qualsiasi democrazia degna di questo nome.

E’ come se si commissariasse la sovranità popolare, come se si svalutasse la capacità di discernimento dei cittadini, come se si rapinasse la Costituzione del suo valore più prezioso.

Non ci resta che confidare nella saggezza e nel buon senso della Corte di Cassazione.

 

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