Le ore di geografia sottratte agli studenti: un'altra occasione perduta per uno sguardo consapevole sul mondo
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Ben vengano iniziative come quella el 15 maggio a Roma: la giornata mondiale del commercio equo e solidale. Soprattutto ora, che la scuola è stata privata di spazi e tempi per rifletterci.
Lo abbiamo visto tutti, a Ballarò, l’intervento passionale della Gelmini (passionale e Gelmini pare un ossimoro, ma questa volta facciamo finta sia così!). Il video ha fatto il giro della rete, con due frasi chiave: “Tremonti me lo avrebbe detto”; “Non tagli, ma riduzione di spesa”.
Scorreva su facebook a ripetizione tra commenti increduli e divertiti, da parte di chi non vive più nella scuola, arrabbiati e offesi invece da chi ne è rimasto prigioniero dai sei anni in su. Le sforbiciate alla scuola pubblica ci intristiscono e ci umiliano per i posti di lavoro perduti, per gli scatti degli stipendi negati, per la mancanza dei generi di consumo, dalle fotocopie alla carta igienica (che vergogna!).
In questo panorama sconfortante, si è poco parlato delle tre ore di geografia in prima superiore, volatilizzate. A niente sono valse le firme raccolte dall’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (AIIG), né quelle accorate di giornalisti affidabili, come Ilvo Diamanti.
Mentre la riforma epocale incombeva sempre più, voilà, il gioco è stato fatto: le cattedre di lettere sono state alleggerite di tre ore. Il clima d’emergenza ha fatto sì che poco si piangesse la morte dell’unica materia davvero viva e vitale delle superiori! L’unica capace di guardare all’oggi e ad un mondo che, se pure non è il migliore dei mondi possibili, va conosciuto per poterlo almeno un po’ decifrare.
Un breve elenco dei temi ai quali sono state sottratte ben novantanove ore in un anno: globalizzazione, Sud e Nord del pianeta, risorse ambientali, ecosistemi, biodiversità, sviluppo sostenibile, diritti umani, inquinamento, culture e religioni nel mondo, flussi migratori, qualità della vita.
Bastano? Non ancora. Perché se da una parte si potrebbe piangere per una Terra sempre più modellata sull’interesse dei paesi occidentali, dall’altra s’ incontrano esempi di efficace e confortante positività: le associazioni di volontariato (da Emergency a Medici senza frontiere), il microcredito, la decrescita felice, il mercato a chilometro zero, il commercio equo e solidale.
E proprio in un mondo in cui di solidarietà ce n’è poca, di equità ancor meno, le ore di geografia erano lo spazio giusto per poterne parlare. Titolo di una pagina del libro: “La speranza di un popolo in una tazzina di caffé”. Era il momento in cui gli adolescenti abbandonavano finalmente l’espressione fissa da Giovani Holden, per coinvolgersi in una situazione solo apparentemente lontana dalla loro.
Come per incanto, quel cinismo a cui i nuovi, discutibili modelli culturali li hanno assuefatti, lasciava il posto all’interesse per le cooperative dei contadini in Tanzania, che, grazie al commercio solidale, migliorano le loro produzioni, in modo che le famiglie possano mandare i figli a scuola.
Si interessavano i nostri quattordicenni ai dati, alle informazioni sul testo, ad altre reperibili su internet, alla concretezza (andare al supermercato per verificare quanto spazio hanno tra gli scaffali i prodotti equo e solidali). In poche parole, studiavano. Studiavano, facendo.
Giornata mondiale del commercio equo e solidale
Fatto dalle donne per le donne
Domenica 15 maggio 2011 dalle ore 17.00 alle 24,00
Circolo degli Artisti – Via Casilina Vecchia, 42
Ingresso libero






















