Andrea Rivera: “credo nel sociale e nella strada”

17 maggio 2011
di Clara della Valle

Idealista ma anche


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Con la collaborazione di Daniela Dellavalle

Domenica 15 maggio, nella cornice della Giornata mondiale del commercio equo e solidale, Andrea Rivera sale sul palco del Circolo degli Artisti, Roma, alle 21.15; sottomano, un mix di musica e satira incalzante.
Prima una carrellata di battute da Berlusconi alla Chiesa, a Confindustria e a tutti i suoi bersagli preferiti, intervallate dalla chitarra; poi le canzoni: Universitario, Che paese speciale, La guerra di Piero (riadattata dal testo di De Andrè e dedicata a Piero Marrazzo) e San Lorenzo, c’abito ma non te penso.
Un mélange di riso e amarezza, tipico di Rivera.

Fuori le mura riesce a strappargli qualche domanda, prima dello spettacolo.

Prima di tutto, domanda d’obbligo, che ne pensi del commercio equo e solidale?
È sicuramente una cosa positiva, ma credo che le botteghe equosolidali dovrebbero abbassare un po’ i prezzi per essere accessibili a tutti.

Tira una bella aria, oggi e qui, al Circolo degli artisti, che somiglia un po’ a quella di Se non ora Quando, o della Giornata in difesa della Costituzione: pulita, colorata, gioiosa, intensa; Ci sono tanti volti in cui fa piacere riconoscersi. Perché secondo te giornate come questa, le persone, le emozioni, i valori e le idee che le animano non trovano una decente rappresentanza politica?
Perché alla politica di queste cose non importa assolutamente niente, prende solo i voti dalla gente, poi di quello che fa non le importa niente. Non so quanti partiti politici possano essere contenti del commercio equo e solidale o della banca etica, che non commercializza in armi, per esempio; ogni partito ha la sua banca di riferimento. Quelli che scendono in piazza per l’ acqua pubblica non hanno interessi comuni alla politica, per questo non vengono rappresentati, non sono apparentati… ci vorrebbe qualche parente di politico che scende in piazza!”

Quindi non c’è speranza ?
A livello politico c’è poca speranza se chi fa politica prende 20.000 € al mese. La speranza è che il politico guadagni come l’operaio di Pomigliano, 1.200 € al mese… allora magari si darebbe da fare. Io metterei i premi di produttività per i politici se lavorano bene, aumentano il PIL, diminuiscono l’inflazione; allora gli incentivi ai politici sarebbero un incentivo al Paese. Il sistema è sbagliato alla base: alla buvette del Senato un’aragosta costa 7,50 € e gli operai per mangiare una pasta scotta spendono 12 €.

Secondo te, allora, non ha senso manifestare, farsi sentire, organizzare una giornata come quella di oggi?
C’ha senso, c’ha senso farsi sentire! Come faceva John Lennon che andava a suonare con i pacifisti, poi la pace nel mondo non c’è mai stata, nonostante John Lennon, però bisogna farlo. Per noi, per stare un po’ meglio con la nostra coscienza, col nostro modo di vivere. Dal punto di vista politico, secondo me, non può cambiare nulla. Io non sono un distruttore, anche Gaber era accusato di essere un distruttore, io sono uno che analizza satiricamente le cose che ha intorno, e purtroppo quello che abbiamo intorno ora è merda.
Però resto in Italia, perché, come diceva Nanni Moretti: “credo nella minoranza delle persone”, credo di poter vivere tutti  un po’ serenamente nel nostro piccolo, ma non a livello politico, a livello sociale. Io credo nel sociale. C’ è da lavorare a livello ormai particolaristico, nel nostro municipio. L’ex cinema-palazzo sala Vittorio Arrigoni è una cosa che ci interessa tutti, è una cosa sociale. Ai politici non so quanto possa interessare, perchè la politica è dentro le slot machine.

Perciò non sei passato dalla satira alla politica, come Beppe Grillo?
Io non credo nella satira e nella politica, perché poi diventa tutto politica. Io rimango a fare satira. Anche perché dovrei prendere per il culo la stessa politica quindi mi prenderei per il culo da solo!
La satira oggi non piace. Neanche agli agenti dello spettacolo: io sono stato licenziato dall’ agenzia cinematografica di Grillo perché ho scritto una canzone sugli agenti cinematografici e mi hanno detto che ho superato il limite. Ma che sei, un agente o un autovelox? Licenziato, senza giusta causa, art. 18.

Quindi ti auto-produci?
Assolutamente sì. Ho fatto 7 anni di strada e sto pensando di tornarci, la strada è la vera libertà, lo diceva Gaber: “c’è solo la strada su cui puoi contare”. Non un palco da un milione e mezzo di euro che è quello che costa il primo maggio. Rifondare il primo maggio vuol dire abbattere quel palco, a picconate, fare un palchetto come quello che si faceva negli anni ’70, con Victor Cavallo. Il festival dei poeti io non l’ ho più visto. Se al Circolo degli artisti stasera mettevano un festival dei poeti quanta gente veniva? E se mettevano gli Afterhours, invece? Quando la poesia è nuda e cruda, senza musica, perde; quando c’e un figo con la chitarra in mano no; ma è tutto fighettume. Lo diceva pure Victor Cavallo quando al Teatro dell’avanguardia dava le pacche al figlio, esclamando: “questa è l’avanguardia!”. Beh…questa è poesia, questa è politica, alta. Potrei fare uno spettacolo su di lui, chiamarlo Il cavallo di Victor, ci sto pensando da un po’… ma tanto lo farò per strada.

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One Response to Andrea Rivera: “credo nel sociale e nella strada”

  1. peppe on 18 maggio 2011 at 08:04

    brava Clara, anche le interviste bisogna saperle fare!!



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