Dal rito al business: il caffè etiope

17 maggio 2011
di Salvatore Carruba

Dalla tradizione etiope ai mercati borsistici ad Altromercato: quanto vale la pausa degli italiani?


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Non tutti sanno che il termine caffè deriva da Caffa, città dell’Etiopia sud occidentale. Eppure la civiltà etiope ha una lunga e consolidata tradizione in tema di caffè, e riserva un vero e proprio rituale alla preparazione della calda bevanda. Due donne etiopi – membri dell’Associazione Culturale Mesob – sono intervenute al Circolo degli Artisti in occasione della Giornata sul Commercio Equo Solidale per mostrare, ai diversi interessati che hanno partecipato all’evento, il rito del caffè così come concepito dalla loro cultura.

In venti minuti le donne hanno mostrato la fase della tostatura del chicco, molto importante per garantire quell’aroma inconfondibile che contraddistingue il caffè etiope dalle altre varietà. Tostatura, macinazione, conservazione… preparare un ottimo caffè impiega dalle due alle tre ore circa, ma gustare la bevanda diventa un’ottima scusa per socializzare.

L’Etiopia, così come altri paesi in via di sviluppo, fa della produzione del caffè la prima fonte di reddito.

La conferenza tenuta dopo il rituale da Altromercato, consorzio che fa del commercio equo solidale il perno principale della sua attività, spiega i meccanismi del mercato internazionale del caffè.

Il caffè è una commodity quotata nelle borse di Wall Street, Londra, Parigi e Le Havre: le caratteristiche sono trasmesse in codici, sigle e numeri ai quali corrispondono varie informazioni, quali la provenienza, il porto d’imbarco, il metodo di raccolta, la forma, il colore, etc. Dal mese di luglio 2010 il prezzo del caffè, e di altre derrate alimentari quotate, è salito vertiginosamente fino a raddoppiare il suo valore rispetto l’anno precedente: le cause imputabili al rialzo dei prezzi, inevitabile dato il picco, risalgono essenzialmente nei fenomeni climatici che hanno provocato seri disastri in zone come l’Indonesia o l’America Centrale.

La FAO (Food and Agriculture Organization) ha recentemente denunciato i mercati borsistici di gonfiare i prezzi attraverso speculazioni finanziarie che incrementano inevitabilmente il prezzo del caffè, più alto del 30% rispetto a un anno fa.

Il mercato del caffè resta, comunque, davvero appetibile. Parlando di numeri, ogni anno importiamo circa 324.000 tonnellate di caffè verde (metà di arabica e metà di robusta) ed esportiamo circa 3.800 tonnellate di caffè grazie a 750 torrefattori.

E noi italiani quanto siamo caffeinomani?

Dati alla mano mostrano che il 70% del consumo del caffè avviene tra le pareti domestiche, il 25% nei locali e il 5% in ufficio. Una confezione di caffè costa in media 3 €, mentre il caffè consumato al bar o al ristorante costa in media 1 €. Su 1 € solo 0,02 € va al produttore, il resto è equamente distribuito tra i vari intermediari che si pongono tra produttore e consumatore finale.

 

Altromercato vuole abbattere alcuni di questi intermediari, entrando nel mercato attraverso il consorzio di alcuni produttori di caffè. E la gamma di prodotti presentata propone un’offerta per tutti i gusti: caffè macinato, in grani, solubile, cialde e orzo.

Nel corso del 2010 la quota di mercato conquistata da Altromercato è pari all’1% del totale; e non è poco se consideriamo che l’organizzazione ha tra i suoi competitors maggiori dei colossi internazionali come Lavazza.

L’idea vincente va ricercata nell’aiuto economico che l’organizzazione riserva ai produttori originali, oltre a un packaging altamente innovativo basato sull’esclusivo utilizzo della plastica che rende biodegradabile (e quindi riciclabile) la confezione dopo l’uso.

Ma quanto costa una confezione di caffè Altromercato?

Il prezzo non si discosta da quello dei competitors, e in certi casi lo supera anche. Il prezzo medio è pari a 3,70 € e ciò implica che anche e soprattutto fare del bene costa al portafoglio del consumatore.

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