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Braccialetti numerati per identificare i venditori ambulanti, vigili sotto accusa

30 maggio 2011 | By | 1 Reply More
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Pochi giorni fa una decisione controversa della polizia municipale sul trattamento di alcuni venditori ambulanti abusivi ha scosso l’opinione pubblica. I vigili, infatti, durante un’operazione di routine a Piazza di Spagna per fermare la vendita senza licenza degli ambulanti, hanno deciso di apporre dei braccialetti su cui è stampato sopra un numero seriale identificativo a cinque cifre ai polsi di 64 abusivi.

Secondo i vigili l’adozione di questa misura sarebbe conveniente sotto molti aspetti e utile per tutti: sia per gli abusivi perché in caso di dissequestro della merce sarebbero tutelati e rientrerebbero in possesso di tutto senza problemi di sorta; sia per le forze dell’ordine a cui spesso vengono contestati l’appropriazione e lo scambio della merce sequestrata. I braccialetti sono fatti di carta e vengono applicati temporaneamente, è per questo che i vigili si stupiscono del polverone che la vicenda ha sollevato. Così Stefano Napoli, il comandante del I gruppo dei vigili urbani, che ha eseguito l’operazione, ha commentato: “Ma non siete mai stati in un villaggio vacanze? Appena arrivati vi mettono un braccialetto. Ecco abbiamo operato in garanzia come si fa anche in un ospedale, perché le madri non perdano i loro figli. Abbiamo usato un materiale leggerissimo, per essere sicuri di operare bene…”.

Ma queste parole non fanno chiarezza su molti aspetti della vicenda. In primis non si capisce sulla base di quale osservanza giuridica sia stata eseguita questa pratica: infatti non risulta essere regolamentata da una legge e sembrerebbe un abuso di potere da parte della polizia. Bisognerebbe inoltre verificare se questa pratica fosse applicabile anche a casi in cui le persone coinvolte non siano immigrati senza reddito, ma, ad esempio, italiani ‘in doppiopetto’ che sfruttano il lavoro in nero. Solo così si potrebbero respingere le accuse di razzismo mosse da più fronti, anche se rimarrebbe comunque un metodo brutale. Esistono già i nomi anagrafici per identificare una persona senza discriminarla, non si capisce perché le forze dell’ordine abbiano dovuto usare i numeri che spersonalizzano l’individuo ed evocano i momenti più bassi della storia del ’900.

Così sia dal mondo politico sia da quello delle associazioni per la tutela dei diritti degli immigrati si sono levate alte le voci di protesta e in molti hanno chiesto le dimissioni dei responsabili di questa disposizione. Il Comune di Roma però non è d’accordo e tramite il delegato per la sicurezza del Sindaco Alemanno, Giorgio Ciardi, difende l’operato dei vigili e respinge con risolutezza le accuse: “L’attività svolta dalle Forze dell’ordine e dalle Polizie locali nella repressione del commercio abusivo e’ sempre stata considerata in linea con la dignità della persona e per la tutela giuridica di tutti. Chi ora parla di razzismo copre un vero e proprio sistema criminale di cui gli ambulanti non autorizzati sono un tassello. L’Italia, culla del diritto e dell’accoglienza, non può che indignarsi di fronte alle accuse di razzismo o di discriminazioni che ci sono rivolte e che assumono la veste del ridicolo davanti ad un opinione pubblica stufa di convivere con situazioni di degrado e illegalità”.

Alcuni degli abusivi arrestati non hanno gradito il trattamento e hanno presentato un esposto alla Procura per chiedere chiarimenti. I due legali dei venditori ambulanti, Giacinto Canzona e Marco Angelozzi, tengono a precisare che “esiste una disposizione, l’articolo uno della legge Mancini che vieta qualsiasi atto di discriminazione per motivi ideologici e razziali. E la questione del braccialetto rappresenta una violazione di questa libertà”. La pena prevista per la violazione di questa legge varia dai 20mila euro di multa ai 3 anni di carcere. Inoltre contestano l’operato dei vigili come autoritario e non professionale perché non hanno spiegato bene la situazione ai venditori ambulanti: “la persona può rifiutarsi di mettere questo braccialetto. Molti degli ambulanti abusivi che si trovavano sulla scalinata di Trinità de’ Monti e nei dintorni non lo sapevano e, intimoriti, hanno accettato“. La polizia municipale a queste accuse ha replicato affermando che non è la prima volta che una misura del genere viene usata: “Altre forze dell’ordine lo fanno abitualmente da alcuni anni“.

Aspettando il pronunciamento della Procura, l’associazione di promozione sociale Arci ha organizzato sabato 28 una manifestazione di solidarietà per i venditori ambulanti presso i giardini di San Giovanni, dove sono stati distribuiti a tutti i partecipanti braccialetti identificativi.

Questo per cercare di respingere i metodi di questa amministrazione che anche pochi giorni fa si è resa partecipe di un metodo di identificazione poco ortodosso: durante gli sgomberi dei rom alla Magliana, avvenuti pochi giorni fa, sono state marcate con delle x alcune baracche per indicare che sarebbero state abbattute. Insieme a questi bracciali rappresentano una schedatura che è una criminalizzazione preventiva e che evoca un simbolo di identificazione etnico che deve farci riflettere.

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Category: Attualità, Roma

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