Una disposizione a tempo indeterminato del Viminale impedisce ai giornalisti l’ingresso nei Cie e nei Cara. Protesta la Federazione Nazionale della Stampa: “bavaglio inaccettabileâ€
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Sicuramente non avranno usato lo slogan leghista per negare a diversi giornalisti l’ingresso nei centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) e nei centri di identificazione e di espulsione (Cie). Quantomeno per una questione dialettale, visto che la maggiorparte dei “respingimenti†sono avvenuti a Roma e in Sicilia, in Calabria e in Puglia. Ma il succo è lo stesso: dal 1 aprile la circolare 1305 del Ministero dell’Interno, firmata dal ministro Roberto Maroni, consente l’ingresso nei Cara e nei Cie esclusivamente a soggetti pubblici, ad esempio organismi internazionali quali Oim, Croce Rossa, Caritas, Amnesty International, e ad individui singoli come consiglieri regionali, deputati, senatori e parlamentari europei. Niente giornalisti.
E così il Cie di Ponte Galeria (Roma), il più grande d’Italia, ha negato l’accesso a Raffaella Cosentino, freelance che proprio di questo centro aveva denunciato, in un articolo su La Repubblica, la grave situazione di abusi e sprechi, e a Stefano Liberti, de Il Manifesto, che da anni segue gli aspetti meno noti dei movimenti migratori dall’Africa verso l’Europa e vincitore di importanti premi giornalistici per il suo “A Sud di Lampedusaâ€. Ma Liberti è stato respinto anche dal mega campo di Mineo (Catania), così come il giornalista e blogger Gabriele Del Grande, fondatore di Fortress Europe, noto osservatorio sulle vittime delle migrazioni nel Mediterraneo. Prima aveva ricevuto risposte negative anche da Trapani e da Brindisi
“Il 13 maggio 2011 – racconta Del Grande – mi e’ stato negato l’ingresso nel Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo, a Catania, al seguito di due parlamentari (Marilena Samperi e Giovanni Burtone, Pd) che sono entrati per visitare il Cara dove sono attualmente ospitate circa 1.800 persone sbarcate a Lampedusa dalla Libia e che hanno chiesto asilo politico al nostro paese . Ricordo che per cancellare il diritto di cronaca in questo paese e’ bastata una circolare ministeriale, che con un solo colpo di spugna ha cancellato la possibilita’ di raccontare quanto accade nei centriâ€.
Lo stato di emergenza per gli sbarchi ha rappresentato il pretesto giuridico per compiere un salto indietro, a quando, diversi anni fa, la direttiva Pisanu negava l’accesso alla stampa nei centri di espulsione, gli allora Cpt. Ma quella disposizione, a differenza di quella attuale, prevedeva almeno l’ingresso al seguito di una delegazione parlamentare. Ora non è più contemplata nemmeno questa eccezione.
Un provvedimento, insomma, che ha fatto gridare alla censura e che, secondo Fulvio Vassallo Paleologo, giurista dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, è certamente “illegittimoâ€. “I centri di accoglienza non sono chiusi, i richiedenti asilo possono uscire e allora non si capisce perché non possono entrare i giornalisti – spiega – il fatto che la circolare richiami congiuntamente i centri di accoglienza e quelli di identificazione e di espulsione, conferma la trasformazione in atto delle strutture di accoglienza in centri di detenzioneâ€. Il docente di Diritto di asilo dell’Università di Palermo ritiene che “l’aspetto più grave svelato dal divieto d’accesso per la stampa è proprio questa assimilazione tra Cara e Cie che, al contrario, sono strutture giuridicamente diverseâ€.
Infatti nei Cara infatti sono ospitati i richiedenti asilo che attendono che la loro
domanda di protezione internazionale venga esaminata dalla commissione territoriale competente. Nei Cie, invece, vengono reclusi fino a sei mesi gli immigrati che, non avendo ottemperato al decreto di espulsione dall’Italia, aspettano di essere identificati e rimpatriati. Un altro decreto del Ministero dell’Interno ha creato un’ulteriore tipologia di centri, i “Cie temporaneiâ€, ex tendopoli per l’accoglienza dei migranti sbarcati a Lampedusa che fino al 31 dicembre 2011 diventano luoghi di detenzione. Si tratta di Trapani Kinisia, Palazzo San Gervasio (Potenza) e Santa Maria Capua Vetere (Caserta), tutte strutture off limits per i giornalisti.
Il probelma, secondo Paleologo, è anche e soprattutto che il permesso di entrare concesso ad alcune associazioni umanitarie che collaborano con il Viminale no assicura il rispetto dewi diritti umani. “Le associazioni incaricate soprattutto in regioni come Puglia, Basilicata, Calabria e Campania non possono garantire il monitoraggio continuo, unica garanzia per evitare che sugli abusi possa calare l’impunità più totaleâ€.
Si pone poi un problema di trasparenza, dato che i Cie e i Cara sono tutte strutture in cui vengono spese ingenti somme di denaro pubblico. Ad esempio, al Cara di Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto (Crotone), che prima dell’istituzione del mega centro di Mineo era il più grande d’Europa, arrivano 28,88 euro per ospite. La media è di 700 presenze, per un totale di 20.216 euro al giorno, oltre sette milioni di euro l’anno. Avremo o no il diritto di sapere come vengono spesi questi soldi?
Subito si è sollevata la protesta del sindacato dei giornalisti (Fnsi) che tramite il suo presidente, Roberto Natale, ha definito questa direttiva “un bavaglio inaccettabile†per tutta la stampa italiana “Chiediamo ufficialmente al ministero che questi immotivati restringimenti vengano rimossi – ha spiegato Natale – l’accesso è stato ristretto per impedire all’informazione di fare il suo mestiereâ€. Ed ha espresso anche perplessità circa la formula “fino a nuova disposizione†contenuta nella circolare, che di fatto non stabilisce un limite temporale alle restrizioni per la stampa. “Le disposizioni sine die non sono da paese civile e sanno troppo di discrezionalità da parte dell’autorità che vuole riservarsi il potere di decidere se e quando dare l’accesso, non può essere questo il rapporto tra le istituzioni e l’informazioneâ€.
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Grazie mi e servita per la tesina sempre i miglori…