L'altra (cruda) faccia del pugilato
“Sono nato pugile, con la testa da pugile, il modo di camminare da pugile e tutto il resto. Al cento per cento. Non al settanta o al novantanove. Al cento per cento”.
Si presenta così, Dino Carrisi, assoluto protagonista del breve romanzo scritto da Sacha Naspini, due volte campione del mondo e leggenda della boxe, la cui carriera è stata bruscamente interrotta in seguito a una condanna per omicidio. Dino Carrisi è assolutamente un personaggio inventato, ma si fa un pò fatica a capirlo, non per un errore stilistico dell’autore, quanto perchè la sua storia potrebbe essere la storia di chiunque è arrivato al successo dopo aver conosciuto l’amaro sapore della fame, della povertà e dell’emigrazione.
Cento per Cento si struttura sotto le sembianze di una lunga intervista fatta all’ex-pugile che, barricato in casa per oltre dieci anni, decide che è arrivato il momento di raccontare la sua verità a una troupe televisiva in cambio di un sostanzioso compenso, ma anche per liberarsi da un fardello troppo pesante da sopportare ancora.
E’ un uomo solo, invecchiato e malandato e che ha come compagni di vita solo l’alcol e il fumo; un uomo che non è che l’ombra di se stesso e del campione che fu tanto tempo fa; un corpo e un un’anima coperti da cicatrici.
Figlio di un mondo in cui il far notizia conta più del rispetto della persona, il giornalista Dean La Palma cerca, con domande sempre più serrate e accattivanti, di mettere a nudo l’anima del protagonista, il quale però non si sottrae nemmeno quando l’emozione sembra mozzargli il respiro.
E Dino Carrisi, come una tigre pronta a sbranare, inizia a raccontarsi, aprendosi in una confessione che abbraccia sia la vita sportiva che quella privata, e che porta il lettore in mezzo a intrighi, ricatti, omicidi, tradimenti e aspettative, amori sacrificati e mai vissuti in nome del dio successo, ma anche negli amari ricordi di una infanzia povera dove l’unico modo per dimenticare i crampi della fame era quello di sbattere i pugni al muro. Fu da quel momento che Dino capì che era questa l’unica cosa che sapeva e doveva fare, anche per ripagare la famiglia dei duri anni di sacrifici. Ma i colpi bassi, quasi come dei knockout, sono dietro l’angolo. E arrivano verso la fine: quando ormai tutto sembra dato per certo, ecco quell’ultimo colpo a sconvolgere e coinvolgere non solo la troupe televisiva, ma anche i numerosi telespettatori che guarderanno la trasmissione. Al lettore, invece, rimane la consapevolezza di quanto nella vita siamo condizionati dai pregiudizi, mentre non bisognerebbe mai dare niente per scontato. E l’intervista diventa alla fine un confessionale dell’anima.
Quella di Sacha Naspini è una scrittura asciutta, senza fronzoli, il linguaggio è colorato e volutamente scurrile tanto che il lettore potrebbe trovarsi spaesato, ma è giusto che sia così diretto in quanto ben si adatta alla caratterizzazione del personaggio principale di Cento per cento: burbero, abituato a “parlare” con i pugni piuttosto che con le parole, indurito dalla vita, dal carcere, e dai segni che porta con e dentro di sè.
La lettura è piacevole, serrata, scorre veloce come un lampo grazie sopratutto alla strategia adottata, quella dell’intervista in prima persona, e permette di inquadrare al meglio l’ego strafottente ed esuberante dell’uomo più che del pugile.
Cento per cento
Autore: Sacha Naspini
Casa editrice: Perdisa, 2011
Pagine: 109
Prezzo: 9,00 €




















[...] a cura di Giuseppina Genovese, qui [...]