In tutto il Paese sono più di due milioni i beni territoriali non denunciati, in grado di generare un’evasione fiscale complessiva di diverse centinaia di milioni di euro
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C’è voluta un’indagine di tre anni per scoprire che sulla penisola italiana esistono oltre 2 milioni di terreni o immobili non registrati regolarmente al catasto.
Il dato è stato comunicato dall’Agenzia del Territorio, nel corso di una conferenza stampa tenuta dal direttore dell’ente, Gabriella Alemanno, a Roma lo scorso mercoledì e lascia aperta una duplice, quanto contrastante, interpretazione sul risultato di tali rilevamenti.
L’ipotesi più positivista, portata avanti dall’Agenzia del Territorio, è quella per cui la complessa ricerca porterà finalmente nelle casse del fisco circa 415 milioni di euro annui in più, sino ad oggi sottratti illegalmente all’erario. Soldi derivanti peraltro, dagli illeciti riscontrati su un milione di particelle, così vengono definiti tecnicamente i terreni e gli immobili in esame, sino ad oggi analizzate.
Il che significa che quando tutti i rilevamenti saranno completati, gli introiti per lo Stato saranno ancora superiori.
Dall’altro però i cosiddetti “immobili fantasma†dotati di rendita catastale e venuti alla luce solo in seguito alla recente inchiesta, non hanno reso alcuna imposta al fisco dalla data in cui sono stati realizzati sino ad oggi, e per effetto della possibilità governativa concessa di mettersi in regola entro lo scorso 30 aprile potrebbero aver prodotto consistenti evasioni.
Tanto per quantizzare il passivo e fare una stima dei mancati proventi, il vicepresidente della Commissione Ambiente di Roma, Athos De Luca, ha tracciato una prospettiva delle perdite con riferimento esclusivo alla città di Roma. La capitale ha ben 68.764 immobili o terreni non denunciati al catasto, collocandosi al secondo posto nazionale nella classifica degli abusi edilizi, dietro solo a Salerno. Queste unità avrebbero potuto produrre negli anni, stando a quanto dichiarato da De Luca, una rendita catastale da 60 milioni di euro. Denaro che le casse pubbliche provinciali avrebbero potuto percepire con una maggiore attenzione delle autorità competenti.
Un attacco dunque, neanche troppo velato, al modus operandi degli organi preposti sia a livello locale e sia, per conseguente deduzione, a livello nazionale.
D’altro canto però calcolare con esattezza la frode fiscale complessiva non è compito facile visto che, come spiegato dall’Agenzia del Territorio, non tutti i beni in questione hanno una propria rendita e quindi devono essere necessariamente denunciati al catasto. Ad esempio tettoie, serre e manufatti di limitate dimensioni sono esenti dalla dichiarazione al registro degli immobili, pur rientrando all’interno dei beni sotto rilevamento.
É altresì vero, tuttavia, che per anni sono mancate all’erario le tasse di strutture come porti, aeroporti, alberghi, stazioni. Immobili cioè che in linea di principio non potevano sfuggire, a differenza di alcune case ad esempio, agli accertamenti degli addetti ai lavori.
Ecco perché la soddisfazione per la messa in regola di molte strutture sinora fuorilegge, si scontra con la delusione per un risultato raggiunto con molto ritardo rispetto alle possibilità .
La speranza ora è che le ultime rilevazioni, aventi luogo da qui alla fine del 2011, possano spazzare via ogni dubbio sull’efficienza dei meccanismi di controllo e fornire, d’adesso in poi, i dovuti compensi spettanti allo Stato.
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