Quando il volontariato risponde dove il Governo tace | Parte seconda

6 giugno 2011
di Clara della Valle

La CDS -Casa dei diritti sociali- di Roma: l'attività, i progetti, la scelta di un approccio interculturale


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La questione dei test d’italiano

Attualmente il Gruppo è molto impegnato  nel risolvere il problema dei test d’italiano, per l’acquisizione del permesso di soggiorno. A raccontarcelo è, ancora una volta, Augusto Venanzietti.

“I provvedimenti di maggio e giugno 2010 – Accordo d’integrazione (non ancora effettivo) e Decreto per lungosoggiornanti- hanno aperto uno scenario nuovo. Finora chi frequentava i corsi d’italiano lo faceva in maniera del tutto spontanea; con tali disposizioni è stata inserita la conoscenza della lingua italiana, almeno al livello A2 del Quadro Europeo di riferimento, per il rilascio del permesso di soggiorno per chi entra in Italia per la prima volta (Decreto flussi), e della Carta di soggiorno di lungo periodo per chi ha già il permesso e risiede in Italia da più di 5 anni.

Nel primo caso il migrante ha due anni di tempo, più un altro anno se inadempiente, per effettuare un test di conoscenza della lingua italiana che concorre, con altri elementi, a formare un punteggio che deve superare alcuni valori; se non supera la soglia stabilita nel tempo previsto scatterà l’espulsione. Nel secondo caso, il rilascio della Carta per lungo soggiornanti è condizionato al superamento di un test da svolgersi presso sedi indicate dalle competenti Prefetture. Il problema maggiore è quello che tutto il mondo del volontariato conosce: se si voleva dare un valore aggiunto alla lingua italiana, come strumento d’integrazione linguistica finalizzato all’integrazione sociale, questo non è stato sicuramente lo strumento migliore. Non è stato, infatti, previsto alcun tipo di allineamento. Il Governo fa continui richiami all’allineamento all’Europa, ma poi non è operativo: altri Paesi Europei hann o posto la conoscenza della lingua come condizione per acquisire il permesso di soggiorno, ma ne hanno sovvenzionato i corsi d’insegnamento (300 ore gratuite in Germania, 300/400 in Francia). Il Governo Italiano non ha sovvenzionato niente e quindi agli immigrati non resta che ricorrere a ciò che offrono i CTP (centri territoriali di permanenza) e le scuole di volontariato. A Roma sono presenti 12 dei primi e circa 40 delle seconde.

Considerando la struttura dei test (nessuna prova orale, ma una scritta di composizione, una di ascolto e una di trasposizione di un testo -il che risulta difficile anche per chi sta da 5 anni in Italia, che di solito dialoga abbastanza bene ma di fronte a una prova scritta entra in crisi-), quello che consigliamo ora agli immigrati è di non fare subito i test, ma di seguire i corsi dei CTP che, (come stabilito dal decreto) con la sola frequenza di due anni, rilasciano il certificato di livello A2.
La sola attività dei CTP, però, non basta, prima di tutto perché ce ne sono pochi, poi perché sono soggetti ai problemi legati alla scuola pubblica (tagli del personale, mancanza di fondi etc.). Per questo, noi della rete Scuolemigranti stiam o facendo una serie di accordi con i CTP per mettere in piedi dei corsi “controllati”, svolti cioè presso di noi, con un sillabo, un programma, una durata concordati, comprensivi di una fase di monitoraggio, che viene fatta da un insegnante CTP qui da noi a metà corso e una prova di accertamento finale che viene fatta presso i CTP, dopodiché si certifica che gli studenti hanno frequentato il corso e acquisito il livello di conoscenza richiesto. Per ora sono stati fatti una decina di accordi, ma saranno incluse presto tutte le scuole della rete, suddividendole per i 12 CTP esistenti. Questo percorso serve, nella fase attuale, solo per l’acquisizione della carta di soggiorno di lungo periodo; quando sarà effettivo anche l’Accordo Integrazione, vedremo di estenderlo anche al permesso di soggiorno”.

Il progetto “Today, Tomorrow to Nino”

Altro ambito in cui il Gruppo di Alfabetizzazione è coinvolto, è quello della promozione del diritto all’istruzione, tramite il progetto “Today, Tomorrow to Nino”, lanciato per la prima volta l’anno scorso dalla CDS e che a inizio giugno vedrà la sua seconda edizione. A parlarcene, stavolta, è Luigi Ugolini, membro della commissione di controllo del progetto.
“Nino è simbolicamente il ragazzo che, partendo da una condizione di fragilità sociale e personale, è riuscito a intraprendere un percorso educativo e di formazione per investire nel proprio futuro. Tuttavia, se non avrà i necessari supporti, rischia di interrompere gli studi e magari rinunciare alle proprie aspirazioni e ritrovarsi in una condizione di marginalità.

Il progetto nasce dall’idea di fare un calendario, di esporlo a fine anno e, con il raccolto delle somme, istituire un fondo ad hoc per sostenere i giovani (italiani e stranieri) segnalati o da operatori della CDS o di altre associazioni che vi lavorano a stretto contatto. Alla fine del 2009 sono stati individuati 8 ragazzi, ai quali è stato affiancato un tutor, ed è stata creata una commissione, composta da me, un ufficiale del comune ed un insegnante di liceo, al fine di aiutare questi ragazzi nei loro percorso scolastici.

Sono stati poi individuati gli obiettivi primari sui quali bisognasse intervenire: non solo economici (a qualcuno abbiamo dato i soldi per acquistare il pc, a qualcun altro per prendere la patente), ma anche più ampi, ed è qui che sono emerse le maggiori difficoltà. Ad esempio, nel rapporto con l’istituzione scolastica: molti studenti stranieri non sanno cosa significa parlare con il professore, se non quando si è interrogati, chiedere delle lezioni di recupero, i genitori non sanno come pagare il bollettino scolastico per iscrivere i figli all’anno superiore, o far valere il proprio stato di rifugiati politici, per il quale avrebbero diritto a un certo tipo di trattamento. Ancora, nel rapporto con le famiglie: spesso, gli ostacoli vengono proprio da qui. Per problemi economici si esortano i figli a lavorare più che a studiare, o per ragioni culturali e religiose, si vieta alle figlie femmine di girare da sole, cosicché diventa impossibile andare a scuola. La figura del tutor è indispensabile proprio per questo tipo di problemi. È quest’aspetto che vorremmo potenziare nella nuova edizione di ‘Today, Tomorrow to Nino’. È la sfida più ardua, ma anche la più bella.”

Due testimonianze, queste, di come il mondo del volontariato sia attivo a Roma. Una città che, per la sua storia, il suo presente e soprattutto per il suo futuro, dovrebbe davvero fare dell’intercultura “la chiave imprescindibile per fondare il riconoscimento della convivenza”. Ma questo il Governo sembra non averlo ancora capito. E preferisce tacere, quando la polizia mette braccialetti numerati ai venditori ambulanti (stranieri, ovviamente).

Continua a leggere l’inchiesta!

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