La storia ci insegna che quando l’uomo azzarda indebitamente con la Natura, ci rimette
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Nonostante Fukushima sia distante migliaia di chilometri da Cernobyl, a più di vent’anni di distanza, il copione è lo stesso, non si riesce a garantire ai cittadini la sicurezza dalla radioattività nucleare poiché ad oggi non esiste tecnologia in grado di poterla assicurare. C’è chi ricorda più o meno chiaramente l’orrore della nube radioattiva partita dalla piccola cittadina ucraina verso l’Europa, contaminandola. Ci sono ben sette milioni di persone che, pur volendo, non possono dimenticare poiché la radioattività ha marchiato a fuoco i loro corpi, provocando danni irreversibili. Come se non bastasse, la paura persiste ancora, alimentata da tesi avanzate da molti studio, seci quali affermano che le conseguenze più gravi si manifesteranno non prima del 2016.
Sui milioni di cittadini di Tokio invece, si esprime Umberto Tirelli, direttore del
Dipartimento di oncologia medica dell’Istituto nazionale tumori di Aviano: “Gli eventuali effetti sanitari delle radiazioni ionizzanti in seguito all’incidente nucleare in Giappone dipendono dalle dosi e dalla durata dell’esplosione, e ci possono essere danni acuti e cronici – spiega Tirelli a
Le Novae -. I danni acuti più importanti sono quelli a carico di tiroide, midollo osseo, pelle,intestino, polmoni, organi riproduttivi e occhi, tutti i tessuti ultrasensibili che si riproducono rapidamenteâ€.
Inoltre una ricerca condotta dalla Nuclear Waste Management Organization giapponese, ha rilevato che alcuni campioni di suolo prelevati al di là della “no-entry zone”, quindi oltre 20 chilometri dall’impianto di Fukushima, dimostrano una elevatissima quantità di becquerel, la stessa che nel 1986 aveva innescato l’evacuazione intorno Chernobyl.
Occorre precisare che le radiazioni non colpiscono solo quando si verifica un’esplosione di una centrale. Un articolo del quotidiano britannico The Guardian illustra come esistano altri tipi di effetti, ancora più a lungo termine, dell’esposizione alle radiazioni, che possono causare “cambiamenti in cellule lontane nello spazio e nel tempo da quelle colpite dalle radiazioni. Che sfidano l’attuale spiegazione sugli effetti delle radiazioni ma sono sconosciuti all’opinione pubblica”. Argomento
oggetto di discussione dei biologi di tutto il mondo ed oggetto di migliaia di articoli scientifici. Basti pensare che in Germania si è verificata un’incidenza di leucemie
nei bambini sotto i cinque anni che abitano in un raggio di cinque chilometri dalla centrale di 2,2 volte superiore alla media nazionale. Neanche in un ragionamento di convenienza economica, il Nucleare la spunta. Molte agenzie private e pubbliche (da Moody’s al Dipartimento Energia dell’Amministrazione USA) hanno riscontrato che nel 2020 il Nucleare sarà la fonte energetica più costosa.
Si è detto che dopo la tragedia di Fukushima, gli italiani fossero troppo scossi per andare a votare con ragionevolezza ad un referendum abrogativo. Dunque per tranquillizzare l’apprensione dei cittadini, il governo ha approvato in un flash nuove norme del decreto Omnibus, tra le quali la moratoria di un anno sul Nucleare che avrebbe bloccato per alcuni mesi i lavori di start-up che tanto appetiscono le lobby dell’atomo. Tutto questo, per sabotare il referendum, far si che il quorum non sia raggiunto, facendo decadere la possibilità di abrogare oltre al Nucleare, le norme sulla privatizzazione dell’acqua ed il preziosissimo legittimo impedimento. Alla luce della subdola manovra, l’opposizione presenta un ricorso alla Corte Suprema, che lo accoglie dando il via libera al voto sul quesito referendario del Nucleare. Il 12 e 13 giugno il voto. Da non dimenticare i tre punti fondamentali da salvaguardare: l’acqua è una risorsa pubblica, le centrali nucleari non servono al nostro paese, la legge è uguale per tutti.
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