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La calda estate delle dismissioni immobiliari

27 giugno 2011 | By | 1 Reply More
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In mezzo alla tempesta mediatica che stiamo attraversando, ricolma di intercettazioni, p2, p3, p4, p5 e chi più ne ha più ne metta, i problemi del paese reale rischiano di naufragare nel silenzio. In Parlamento, come al solito, piuttosto che del debito pubblico che vede scivolare l’Italia verso l’Europa di serie B, che della previdenza, del lavoro precario (dove non è del tutto assente: essere precari, al giorno d’oggi, è quasi una fortuna!!!) e delle case; si preferisce parlare di come mettere il bavaglio alla stampa. La stampa, d’altra parte, il bavaglio se lo fa mettere, perchè spesso e volentieri cade in polemiche fuorvianti, nei trabocchetti di chi manipola l’informazione per professione: sia quella che gli appartiene, sia quella che gli si oppone. Così alcuni problemi si perdono totalmente di vista e le persone vengono lasciate a sé stesse, tanto dai poteri istituzionali, quanto dal cosiddetto quarto potere, che naufraga in un innocuo narcisismo masturbatorio e autoreferenziale.

Enpaia, Enasarco, Enpam, Enpaf e molti altri Enti Previdenziali un tempo pubblici, ora privatizzati, stanno dismettendo il proprio patrimonio immobiliare. C’è chi ha già cominciato gli sfratti, come l’Enpaia: l’As.i.a. (Associazione Inquilini e Assegnatari) U.S.B. (Unione Sindacale di base), la scorsa settimana ha già fermato lo sfratto di una signora di 87 anni. E ce ne vuole di coraggio, per cercare di cacciare via di casa chi è arrivato a quella veneranda età. Chi ha ricevuto invece il rinnovo contrattuale si è trovato di fronte ad aumenti cospicui: spesso da 650 euro mensili si è passati a 1050, con effetto retroattivo. Tradotto in soldoni: per un contratto scaduto un anno prima rispetto alla proposta di rinnovo, il prezzo d’affitto sale a 1450 euro mensili per la prossima annualità (400 di aumento + 400 per l’anno passato senza contratto). Se quelle persone in passato, hanno avuto diritto a degli affitti agevolati, probabilmente non possono permettersi di pagare queste cifre esose.

Il “patatrac” è avvenuto nel 1995 quando alcuni fondi pensionistici che possedevano patrimoni immobiliari sono stati privatizzati: nella gestione, non nella funzione. Un po’ come si voleva fare per l’acqua, tanto che si parlava di “privatizzazione della gestione delle reti idriche” e si accusava chi parlava di “privatizzazione dell’acqua” di essere un retore. I risultati però, a giudicare dagli aumenti di affitto proposti, sono stati gli stessi. Per questo l’avvocato Vincenzo Perticaro, legale dei Comitati degli inquilini degli Enti Privatizzati, ha presentato due esposti: il primo alla Procura della Corte dei Conti per accertare gli eventuali finanziamenti o agevolazioni pubbliche di cui quei fondi hanno goduto nell’acquisizione del loro patrimonio immobiliare; il secondo al Presidente della Sezione Controllo degli Enti dove si parla di incostituzionalità della legge che ha dato il via alla privatizzazione, perché introdurrebbe un trattamento impari tra gli inquilini di un Ente pubblico e quelli che si sono trovati, loro malgrado, ad essere inquilini di un Ente pubblico privatizzato in seguito. Infatti la legge sui primi prevede molteplici agevolazioni tanto per chi volesse comprare casa, quanto per chi volesse rimanere in affitto, che quella varata nel 1995 sui secondi non prevede. Allora, quale legge applicare? Inoltre una direttiva europea, la CEE 2004/18, non ancora recepita dal nostro ordinamento, sarebbe in palese contrasto con la legislazione degli Enti privatizzati. Qui, in sostanza si dichiara, che per la Comunità Europea chi gestisce la previdenza è a tutti gli effetti da considerarsi un Ente pubblico. Rimandiamo all’articolo di Vincenzo Perticaro stesso, pubblicato sul Sole 24 ore, per ulteriori approfondimenti.

Il caso Enasarco è quello più lampante. Anzitutto per il numero di appartamenti gestiti nella Capitale, che supera addirittura le 15000 unità. Poi, per il chiaro esempio di malagestione (privata). Ricordate la Scalata Rcs, quella che coinvolgeva il tristemente noto imprenditore Stefano Ricucci? Bene, l’ex amministratore di Enasarco, Danilo Porreca, stava per vendere il patrimonio immobiliare dell’ente al suddetto a 1,8 miliardi di euro (dietro tangente di 50 milioni). Ora che l’Enasarco lo vende agli inquilini vuole ricavarne 4,5 miliardi. Questo probabilmente per riparare alle perdite registrate in borsa, dovute agli ingenti investimenti in titoli spazzatura (vedi il fondo Anthracyte), non consentiti dall’attuale legislaazione a un ente previdenziale sia pur privatizzato.

Chi abita in quelle case nel frattempo si vede recapitare il rinnovo o la disdetta del contratto d’affitto in questi giorni. Alcuni inquilini di Via Casal Bruciato 49 hanno bloccato e denunciato due incaricati di una società finanziaria, supervisionati da un messo dell’Enasarco, che cercavano informazioni di cui l’Ente era già in possesso (reddito, contratto d’affitto, piantina di casa, bollette pagate). Per chi volesse ricevere tutela legale, consigliamo di rivolgersi all’Asia Usb. Tutto questo, non perché facciamo gli interessi di qualcuno (come afferma qualcun’altro), ma perché si tratta effettivamente dell’unico sindacato che si può fregiare di non essersi seduto al tavolo delle trattative per accettare un accordo iniquo per gli inquilini, che tra l’altro sono stati informati di tutto questo a trattative ormai concluse. Perché l’Asia Usb, inoltre, non ha, come altri sindacati, dei propri incaricati che siedono nel consiglio d’amministrazione dell’Enasarco. Nel frattempo la moblitazione aumenta, la scorsa settimana ad esempio in seguito ad una manifestazione, si è ottenuta la convocazione di un tavolo inter-istituzionale. Resistere e cercare di coinvolgere le istituzioni, sembra essere l’unico modo che gli inquilini hanno per cercare di far sentire la propria voce.

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Category: Attualità, Roma

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