La prima giornata romana del Festival della Diplomazia sposta l’attenzione alle calde ventate di primavera che si respirano nel mondo arabo. I giovani (e non solo) condividono, postano, linkano e protestano per la libertà
Hosni Mubarak, immagino che tutti, bene o male, sappiano chi sia. Chi, invece, è jan25voices credo che i più lo ignorino. Qualche avveduto potrebbe associarlo ad un nickname. Infatti, è proprio così, è il nome che utilizza sul social network Twitter, John Scott-Railton, per la precisione studente della University of California che durante la rivoluzione del 25 gennaio, nel momento in cui il governo egiziano ha interrotto il sistema di telefonia mobile ed internet, è rimasto, insieme a due collaboratori, in continuo contatto telefonico aggiornando la pagina del suo profilo @jan25voices.
La Primavera Araba con i suoi antagonisti e mire. I social network strumenti per lo scambio di informazioni e organizzazione delle proteste.
In che modo i social network sono stati e vengono utilizzati? Quanto hanno influito nelle rivolte del nord africa? Sarebbero state possibili in assenza di tali strumenti?
Sono questi i punti discussi durante la conferenza tenutasi nell’Aula Magna di Roma Tre dal titolo “La Diplomazia in tempi di internet: coma la rete e i social network stanno influendo sulla nuova primavera araba”, all’interno del Festival della diplomazia.
Il meeting è stato aperto dal Presidente IPALMO, istituto collaboratore dell’evento, On.Gianni De Michelis. L’onorevole ha tenuto a precisare che la conferenza è stata ideata appositamente in maniera di brain storming. Si sono, infatti, alternate quattordici figure professionali con competenze diverse per analizzare l’interazione tra i social network, i suoi utenti, e la svolta storica della Primavera araba.
Il moderatore è stato il Dott. Pino Buongiorno, direttore scientifico di Diplomacy, il quale parte fornendo alcuni spunti di riflessione. Innanzitutto, cita l’ideatore del più diffuso social network al mondo, Mark Zuckerberg e la sua dichiarazione al G8 in cui reputa arrogante la rivendicazione di un ruolo importante delle compagnie tecnologiche all’interno delle sollevazioni, in contrasto con uno striscione apparso e tutt’ora presente a Tunisi recante la scritta “Grazie Facebook”. Conclude, passando poi la parola agli altri intervenuti, riportando alcuni dati sulla diffusione dei social network nell’intero mondo arabo, nello specifico gli utenti registrati nell’aprile 2010 erano 14 milioni, un anno dopo sono raddoppiati a 28, tutt’ora sono 33 milioni; il dato più significativo lo si constata in Twitter dove da 1,5 milioni dell’aprile 2011 se ne registrano oggi 22.
Dunque, senza dubbio una crescita esponenziale dovuta inevitabilmente alla presa di fiducia in se stessi di questa comunità di giovani, alla comunanza di idee nuove e alla necessità di esprimerle, ai successi rivoluzionari che andavano ottenendo nei proprio Stati. La particolare scelta in Twitter è dovuta alla tipologia di social network, più immediata con la sua caratteristica dei 142 caratteri e la preferenza di veicolare informazioni attraverso questa piattaforma come jan25voices.
Il focus viene spostato, dal Dott.Carlo Schillaci portavoce del MAE, sull’aspetto più politico della tematica. Statisticamente la comunità che si teneva in comunicazione attraverso i tweet era ed è rappresentata da studenti, per la maggior parte di ispirazione laica e democratica. Una comunità leaderless, senza una guida. Definire il suo evolversi è impossibile perché questa ventata di Primavera non è terminata, attende ancora di definirsi completamente. Nel prossimo mese in Egitto si terranno quelle che saranno le prime libere elezioni dall’esistenza della Repubblica (1953), e come si comporterà la comunità leaderless, così fondamentale al sorgere di questi sommovimenti, non è chiaro.
I social network si sono mostrati anche arma a doppio taglio. L’esporsi dei giovani attraverso Twitter, Facebook e soprattutto Blog, ha portato ad un facile riconoscimento degli utenti, oggetto di repressione da parte dei governi. Si pensi che nell’ultimo periodo in Egitto sono stati incarcerati ben 12 mila persone per reati politici, molto più di quante ne sono state imputate dal 1985.
Ovviamente questi nuovi media non sono la causa delle rivolte, sono dei mezzi, i motivi scatenanti sono dovuti a fattori economici, sociali e politici. Il quadro riassuntivo del tema Social Network – Primavera Araba, lo delinea chiaramente la Dott.ssa Daniela Paola Viglione, Presidente AGI, con un esempio lineare. Le tecnologie hanno sempre aiutato le rivoluzioni: tra le due rivoluzioni inglesi, 1640 e 1660, sono stati pubblicati ventimila libelli che hanno spinto la seconda sollevazione; nel luglio del 1789 in Francia si registravano 14 gazette nell’agosto del 1792 erano divenute 1400.
Ecco spiegata l’impennata di Twitter da 1,5 milioni di utenti a 22 milioni. Non c’è pubblicità più efficace della libertà!




















