Lo sport: l’arma in più nelle mani della diplomazia

14 ottobre 2011
di Tommaso Ulivieri

Una mattinata di discussioni e ricordi per dimostrare come lo sport, con i valori che lo caratterizzano, rappresenti una vera possibilità di crescita per la diplomazia internazionale


Cosa c’entra lo sport con il Festival della Diplomazia? A prima vista sembrerebbero due temi assolutamente distanti ma sono bastate le prime parole dette da Pino Buongiorno, in apertura della Conferenza “La Diplomazia dello Sportâ€, per comprendere il rilevante ruolo svolto dagli avvenimenti sportivi nel coadiuvare e, a volte, sostituire i comuni mezzi diplomatici. Si passa dalla “diplomazia del Ping Pong†di Nixon che permise una distensione tra Cina e Usa all’utilizzo del Cricket come mezzo verso il tortuoso riavvicinamento tra India e Pakistan, fino ad arrivare all’ultimo tentativo del Ministro degli Esteri, Franco Frattini, di proporre al Consiglio Nazionale di Transizione libico di ospitare gli atleti libici durante la loro preparazione in vista delle prossime Olimpiadi di Londra.

I partecipanti all’incontro, svoltosi nel corso della sesta giornata del Festival della Diplomazia, hanno affrontato il tema del connubio tra Sport e Diplomazia cercando di osservarlo da diversi punti di vista.Il primo a prendere la parola è stato Piero Mei, editorialista del Messaggero, che ha ricordato come lo sport, fin dai suoi albori olimpici, sia sempre stato considerato un fondamentale strumento di pace. La storia è ricca di esempi a riguardo: il rispetto della tregua olimpica nell’antica Grecia o, per non andare così indietro nel tempo, la sfilata comune delle due Coree alle Olimpiadi di Atene e Sidney. Lo sport, le Olimpiadi in particolar modo, hanno l’immenso potere di unire, superando le barriere che le società e le culture costruiscono di continuo. In questo senso non si può dimenticare il celebre gesto dei pugni alzati dei due atleti afroamericani sul podio delle Olimpiadi di Città del Messico del 1968. Quell’immagine fece il giro del mondo ma quello che molti non sanno è che quando Peter Norman, il velocista australiano che fu secondo in quella gara, morì cinque anni fa, a portare la sua bara furono proprio Tommie Smith e John Carlos, proprio quei due campioni con i quali Norman condivise, cinquant’anni prima, una pagina indimenticabile dello sport.

Lo sport, quindi, è in grado di legare, di riaccendere antichi sentimenti. Questo avviene soprattutto nei grandi eventi sportivi come ha ricordato Claudio Moreno, Ambasciatore e Commissario Generale per le Esposizioni Internazionali di Yeosu (Corea) e Venlo (Olanda). Chi si discosta da una visione puramente ottimista del rapporto sport-diplomazia è Marcello Guarducci: ex nuotatore, campione italiano per 25 volte e rappresentante italiano in tre Olimpiadi tra il 1972 e il 1984. Tre partecipazioni e non quattro perché nel mezzo ci furono i Giochi Olimpici di Mosca, nel 1980. Per Guarducci era la grande occasione di conquistare una medaglia, ma per motivi politici ben noti, quell’edizione dei giochi fu boicottata dal governo italiano e questo costrinse i 44 atleti, tra cui Guarducci, facenti parte di organi militari, a rinunciare al sogno olimpico. Nelle parole dell’ex nuotatore trentino si nota ancora un forte rammarico per una situazione in cui la politica ha sconfinato nell’ambito sportivo distruggendo il sogno per il quale un atleta si prepara per tutta la vita. Ma nonostante i giudizi, positivi o negativi che siano, su una scelta di questo tipo, resta la dimostrazione concreta del ruolo fondamentale che viene assegnato allo sport dal mondo politico e diplomatico.

A conclusione della mattinata si è tornati a parlare degli aspetti positivi dell’attività sportiva. L’esperienza del Dott. Ugo Trojano, funzionario Onu in Kosovo, rivela in modo significativo il ruolo che lo sport può assumere nel creare punti di contatto tra due mondi apparentemente inconciliabili. Dopo la dissoluzione dell’ex Jugoslavia, i Balcani sono stati teatro di scontri tra forze etniche in aperto contrasto tra loro. Trojano ha raccontato come nella sua esperienza da Sindaco di Kosovo Polje, città a popolazione mista serbo-albanese, fu solo tramite la costituzione di una squadra di calcio mista che le due etnie antagoniste riuscirono, lentamente, ad integrarsi. Sulla scia di quanto raccontato dal Dott. Trojano la Dott.ssa Antonella Stelitano, autrice del libro “Olimpiadi e Politicaâ€, ha ricordato l’impegno profuso dal CIO nel garantire a tutti il diritto allo sport e, con esso, il raggiungimento di un mondo pacifico. Lo sport, come ha sottolineato la dottoressa, ha il grande pregio di parlare un linguaggio universale, cosa che spesso non si addice alla politica. Per questo l’augurio è che i valori olimpici possano essere presi a modello dalla diplomazia internazionale e, con il supporto di politiche adeguate, possano diventare dei pilastri nell’infinita rincorsa verso la pace. Un discorso di questo tipo potrebbe sembrare utopico se non addirittura folle, ma erano esattamente queste le frasi che De Coubertine si sentiva ripetere quando propose di organizzare i Giochi Olimpici. A più di 100 anni di distanza dalla loro comparsa, le Olimpiadi moderne sono l’evento più seguito al mondo. Forse il barone francese non era così folle o, forse, un po’ di follia può servire per realizzare dei veri cambiamenti e, in questo, lo sport rappresenta un’arma in più che non può essere dimenticata.






//MURALES