Hot lines, pseudo petting, soft porn e masturbazione, desiderio, irriverenza, emarginazione ed immaginazione, per raccontare, con gli occhi della pulsione, il candore dell'adolescenza
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Direttamente dalla Norvegia, dopo l’orgasmo del pubblico del Tribeca, Turn me on, Goddamit! approda al Festival Internazionale del Cinema di Roma. Fuori concorso, (quindi senza troppo rumore), nella Selezione L’altro Cinema- Extra, (quindi non in quella ufficiale), nella sala Petrassi (quindi non in quella più capiente). Sarà mica passato un po’ in sordina?
A presentare la pellicola, la regista Jannicke Systad Jacobsen, documentarista affermata, questa volta alle prese con la fiction bypassata in forma di commedia. In delegazione anche Helene Bergsholm, protagonista del film ed attrice non professionista ,selezionata attraverso una serie di casting nelle scuole norvegesi.
L’irriverente pellicola colpisce su tutti i fronti. Si ride tanto e si riflette nella stessa misura. Attori alle prime armi che dimostrano di saper reggere ottimamente i ruoli. Regia buona, con trovate narrativo-temporali sfruttate in modo innovativo. Un film adatto a tutti, a patto che l’eccessivo pudore resti fuori dalla sala cinematografica. Questa è la pubertà emozionale che ci offre la Jacobsen.
Schermo nero. Sospiri e gemiti crescenti di piacere. Assolvenza. Distesa sul pavimento della cucina appare Alma (Helene Bergsholm) intenta a masturbarsi voracemente. La cornetta del telefono accanto all’orecchio le stimola l’immaginazione. All’altro capo una hot-line, Mr. Sex-Stallone-Purosangue la eccita paurosamente, bisbigliandole improperie ed amplessi hardcore. Il tutto sotto lo sguardo voyeuristico di un amico fidato: il suo cane.
Calma! Non è un porno. Ciò che Alma cerca avidamente, nonostante l’evidenza, non è il “membro”, bensì, il sentirsi membro.
Siamo in Norvegia, in un paesino dimenticato da Dio, Alma è un’adolescente in pieno fermento ormonale ed emozionale. Le sue giornate volano tra una birra di nascosto con le amiche ed una fantasia erotica, costruita ad hoc, sul suo compagno di scuola Artur (Matias Myren). L’immaginazione, come affermazione identitaria, diventa il filo conduttore del film. I desideri viscerali della protagonista, si manifestano sullo schermo, in un continuum narrativo privo di segni di interpunzione. Lo spettatore tratto in inganno, resta prima impassibile di fronte alle fantasie materializzate di Alma che crede reali, poi, svelata la vera natura delle immagini, si lascia andare in un’ esplosione di risate che stenta ad assopirsi.
Ma veniamo al leitmotiv. Quando finalmente si palesa la possibilità reale di un approccio tra i due, Alma esita, come se non volesse più sentirsi membro di questa relazione. La conseguenza è lo scontro (letterale) con l’altro membro (quello di Artur). Sì, avete capito bene. Il leitmotiv del film è costiutito da un pene che urta-struscia-tocca, per un secondo, la gamba della protagonista. La toccatrice norvegese, confidatasi con le compagne di merenda, non viene creduta. Chiamato in testimonianza il possessore del membro toccatore, questi nega di aver compiuto il fatto.
Etichettata come bugiarda-freak, Alma diviene oggetto dello scherno di un intero paese, in un susseguirsi di gag irriverenti che, in un crescendo direttamente proporzionale, portano lo spettatore all’apice del divertimento e la protagonista all’emarginazione più completa. La lenta risalita ed il riscatto finale non tarderanno ad arrivare con al seguito il solito bastimento carico di grasse risate.
Ma i finali non si svelano mai. Da che mondo è mondo i nodi vanno sciolti guardando i film. Ok, un solo indizio si può anche dare: nel finale di Turn me on, Goddammitt! si ritorna al membro! (in tutti i sensi).
Turn me on, Goddammitt!
Id.
Regia: Jannicke Systad Jacobsen
Cast: Helene Bergsholm, Matias Myren, Julia Schacht, Arthur Berning, Julia Bache-Wiig, Henriette Steenstrup
Paese: Norvegia, 2011
Durata: 76ʹ



















