Il cambiamento della società attraverso i caratteri di Furio, Enzo e Mimmo, nuovi protagonisti della commedia all’italiana
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La prima giornata del terzo Salone dell’Editioria Sociale (28 ottobre) si conclude con l’incontro tra Goffredo Fofi e Carlo Verdone, ai quali è affidato il compito di rispondere all’annosa domanda sulla qualità delle italiane genti (Italiani brutta gente?) e come è cambiata la società mostrata nel cinema attraverso nuovi caratteri.
Fofi introduce il tema delineando l’excursus del personaggio tipico romano e delle diverse maschere che si sono avvicendate tra teatro e cinema. Da Petrolini ad Aldo Fabrizi, per passare poi ad Alberto Sordi, interprete di ogni aspetto dell’italiano e studioso dell’antropologia nostrana, arrivando infine a Carlo Verdone, definito dallo stesso Fofi un “disturbatore della quiete†come lo sono stati Charlie Chaplin, Totò, Stanlio e Olio. Disturbatore perchè nel momento in cui, nei pieni anni ’70, la commedia girava intorno al personalismo e all’egotismo, Verdone porta in teatro, televisione e cinema poi, nella forma quasi del tutto inedita degli sketch, noi italiani, con le nostre fobie, le nostre manie e le soverchianti sovrastrutture.
Il metodo utilizzato da Verdone ha dello scientifico e del genuino: è basato sull’osservazione e sull’indagine della gente che popolava il suo quartiere, tra Ponte Sisto e Campo de’ fiori. Mimmo, il candido, non è altro che il suo vicino del secondo piano.
Da questa sua osservazione nascono i personaggi. Punto di partenza è la voce, da essa risale al carattere. In questo osservare, nota che le dinamiche umane sono cambiate, il cittadino post boom affronta nuovi problemi e i personaggi interpretati da Gassman o Sordi, sono sempre presenti, ma modificati.
Il “rimorchiatore†tipico de Il sorpasso non ha più padronanza dei suoi mezzi, non è più sicuro di sé. È diventato altro, un uomo solo, raccontatore di fandonie per convincere prima se stesso e poi gli altri. Un nuovo tipo che diventa il coatto Enzo in Un sacco bello (1980), per poi modificarsi ulteriormente nella metà degli anni ’80 e divenire il mitomane Oscar Pettinari di Troppo Forte (1986).
Così come è cambiato il rapporto uomo – donna. Il personaggio femminile non è più preda delle avances di maschi bellocci, ma è alla pari dell’uomo se non superiori, come il personaggio di Nadia in Borotalco (1982) interpretato da Eleonora Giorgi o Arianna (Asia Argento) in Perdiamoci di vista (1994). Nel caso in cui la figura femminile è più debole, l’uomo non è l’amante spavaldo, ma è interpretato come un ipocondriaco affettuoso (Maledetto il giorno che t’ho incontrato, 1991).
Come lo stesso Verdone ammette, la sua comicità è diversa dalla generazione precedente, intenta ad affrontare e a sorridere temi molto più seri ed onerosi, prima il secondo conflitto mondiale e la miseria, in seguito di colpo ad urtare contro quel maxi sommovimento economico e sociale del boom degli anni ’60.
Ma se c’è un esponente che con la sua comicità riesce a far ridere amaramente (tipico della commedia all’italiana) del suo tempo, è Carlo Verdone.
Sin dagli esordi a teatro, per approdare poi in tv a No Stop arrivando fino ai suoi film a sketch e non, ha sempre cercato di mostrare ogni aspetto dell’italiano, attraverso l’osservazione dello stesso. Il suo modo di fare comicità è alla stregua di quella catarsi del teatro tragico greco di cui scrive Aristotele. Uno dei personaggi interpretati in No Stop, l’uomo che va al cinema armato di beretta nel caso di scippo (“Chi t’ha data questa? M’ha dato questo!â€) esprime chiaramente il sentimento di paura e insicurezza del cittadino durante gli anni di piombo. Così come scenette più leggere in cui il candido riceve una chiamata telefonica tragica, erroneamente, nel mezzo della notte, o anche l’importanza della letteratura e l’interrogativo se Manzoni fosse morto o meno.
Il candido, il coatto, il pignolo, il prete, caratteri che Verdone ha sempre interpretato con cura ed indagine senza mai sfociare nella macchietta.






















