Il romanticismo nostalgico di From up on poppy hill

1 novembre 2011
di Tania Marrazzo

Una tenera storia d’amore durante gli anni della ricostruzione e dell’industrializzazione giapponese, un film d’animazione sull’importanza della memoria e delle proprie origini


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Ancora una volta è la sezione Alice nella città a regalare al pubblico una delle pellicole migliori anche se, c’è da dirlo, il marchio del tradizionalista Studio Ghibli era già garanzia di successo. Presentato in concorso nel pomeriggio esordisce al Festival di Roma From up on poppy hill, il secondo lungometraggio d’animazione di Goro Miyazaki dopo I racconti di Terramare, tratto da uno shojo manga di Tetsuro Salama degli anni ‘80 e sceneggiato dal padre Hayao Miyazaki in collaborazione con Keiko Niwa. Nelle sale del Giappone da luglio 2011 dove si è piazzato al terzo posto del box office (preceduto solo da Harry Potter e i Doni della Morte: Parte II e dall’anime Pokémon: Victini to kuroki eiyū Zekrom), il film, che non ha ancora una data d’uscita italiana, rinnova la passione del festival per i superbi lavori dello Studio Ghibli ai quali lo scorso anno fu dedicata una retrospettiva in occasione anche della presentazione di Arrietty da poco giunto nei nostri cinema.

From up on poppy hill (letteralmente Dalla collina dei papaveri) è ambientato nel 1963, poco prima delle Olimpiadi di Tokyo, nella città portuale di Yokohama . Sono gli anni della ricostruzione dopo i disastri della Seconda Guerra Mondiale, gli anni del boom economico e dell’industrializzazione, ed è in questo complesso periodo storico che si incontrano e si innamorano Umi e Shinshu, due giovani ragazzi frequentanti lo stesso istituto. Uniti, insieme ad altri studenti, nella difesa del “Quartier Latin” uno storico e fatiscente edificio sede dei circoli culturali, Umi e Shinshu tentano in tutti i modi di preservare la memoria di un paese in continuo cambiamento e mentre fanno ciò scoprono qualcosa del loro passato.

Molto cresciuto rispetto al suo precedente lavoro, Goro Miyazaki sembra seguire con la stessa sensibilità e profondità tematica le orme del padre. Accompagnato da una splendida colonna sonora e dalla calda voce di Aoi Teshima che canta la sigla iniziale, From up on poppy hill è un toccante affresco nostalgico di un Giappone in bilico fra passato e futuro in cui sono i giovani innanzitutto a sostenere l’importanza dei ricordi e delle tradizioni, ad essere alla continua ricerca delle loro radici. Nel momento in cui intravedono la possibilità di riempire i vuoti familiari sia Umi che Shinshu infatti si mostrano determinati a voler conoscere la verità sui loro genitori, una verità della quale non possono fare a meno anche a costo dei loro sentimenti, incarnazione di un delicato amore che si scambia messaggi issando bandiere e su cui incombe l’ombra dell’incesto. Echeggia, come da tradizione paterna, la tematica ecologica in quel contrasto fra la bellezza e il silenzio della collina su cui vive la protagonista e il caos, il traffico e i fumi industriali della città, causa questi ultimi dell’inquinamento che in questo periodo inizia a contaminare mari e fiumi. Una velata critica anche per quella classe intellettualoide che disprezza la massa che va poi mitigandosi man mano che ci si avvicina alla conclusione favolisticamente originale nella sua prevedibilità.

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From up on poppy hill
Kokurikozaka kara
Regia: Goro Miyazaki
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki, Keiko Niwa
Cast: Masami Nagasawa, Junichi Okada, Keiko Takeshita, Yuriko Ishida, Rumi Hiiragi, Jun Fubuki, Takashi Naito, Shunsuke Kazama, Nao Omori, Teruyuki Kagawa
Paese: Giappone 2011
Durata: 91ʹ
Produzione: Studio Ghibli, Nippon Television Network Corporation (NTV), Dentsu
Distribuzione: Lucky Red
Sito ufficiale

 

 

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