Franca, la prima: ritratto di un’adolescente novantenne

2 novembre 2011
di Riccardo Feleppa

Passione, attivismo e devozione per un docu-elogio a Franca Valeri, diretto dalla sua erede più papabile


Sabina Guzzanti sbarca al Festival con il documentario Franca, la prima ed è subito amore. Pensate a Draquila, conditelo con Le ragioni dell’aragosta, e versateci su un pizzico di Viva Zapatero! Fatto? Ok! Ora dimenticate tutto perchè siete fuori strada. La pellicola, presentata nella selezione Extra dalla Guzzanti, nulla ha a che vedere con il resto della sua produzione cinematografica. Ma allora cos’è? Beh, sembrerebbe un atto d’amore, una sorta di devozione per Franca Valeri, già mito nell’immaginario collettivo italiano, qui mitizzata all’ennesima potenza per il gusto degli spettatori. Un film biografico? Decisamente no!

Il progetto documentario nasce per caso e si sviluppa senza una vera e propria pianificazione alle spalle. Il film si è fatto da solo. La Guzzanti e la Valeri, già legate da una brillante amicizia, si sono ritrovate insieme per lo spettacolo teatrale Da Studio Uno a Ieri, un’irriverente discussione-duetto per riflettere su quella che era la tv di qualità dei tempi addietro. Di lì in poi l’escalation nel sociale ha fatto il resto. La strana coppia partecipa attivamente alle occupazioni protesta del Teatro Valle e del Cinema Action di Roma, regalando al pubblico momenti di pura satira vecchio stile, stabilizzata sullo stile pungente che induce alla riflessione.

Il materiale video acquisito nell’occasione della pièce, unito ai giri di protesta, ha fatto sì che il film si materializzasse all’improvviso davanti agli occhi della regista. Era tutto lì, bastava solo amalgamare bene. In aggiunta, dunque, un ciclo di immagini di repertorio commentate da un vero fan della Valeri ed una serie di interviste ai colleghi storici della poliedrica attrice drammaturga, a partire da Dario Fo. Queste le grandi basi. Poi, un totale di appena 6 giorni di riprese, riferite perlopiù, alle prove di uno spettacolo contemporaneo della Valeri, in cui la Guzzanti tallonando con la cinepresa quest’ultima, fa emergere, attraverso le immagini, la sua grandezza artistica ed umana. Per finire montaggio e missaggio in tempi record pur di essere presenti nella vetrina del Festival. Sarebbe quasi il caso di dire Franca la Prima, buona la prima.

La pellicola nel complesso risulta essere un ottimo esperimento che incanta ed affascina per la sua candida forza e per la verve della protagonista ritratta in essa. Più che un biopic sulla Valeri si potrebbe definirlo come la cronostoria della sua tempra ovvero la biografia della sua voglia di vivere nell’arte e per l’arte. La pecca più grande è sicuramente l’audio di bassa qualità o quanto meno non missato in maniera eccellente.

L’impronta soggettivo-critica che rimarca fortemente la produzione della regista, qui sembra svanire oggettivandosi nella celebrazione. Sabina Guzzanti sembra perdere il suo peso specifico all’interno del film. Se il monumento costruito dalla regista è quindi palese sul grande schermo, non lo è il suo tocco, la sua firma autoriale. Nonostante ciò, il ritratto della Valeri  che ne viene fuori, riesce a trasformarsi nell’immagine di un mondo possibile. Franca è la prima. Ha edificato e rappresentato, nel corso della sua carriera, cabaret, televisione, teatro, cinema è radio. Un contributo grasso che ci onora a dismisura e che solo in minima parte può essere ricompensato da questo elogio. L’ex Signora Cecioni è una bomba all’idrogeno nonostante i suoi 91 anni suonati. Poliedrica, intramontabile, incontrastabile, grintosa, attivista. L’opera diviene, dunque, il riflesso della grinta di una donna che nonostante sia stata presa a pugni dal morbo di Parkinson, riesce a mostrarsi fresca e raggiante nella pianificazione del suo futuro.

La sala Petrassi applaude entusiasta. Grazie mille Franca!

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