Fisicità e psicologia, clamore e disincanto per descrivere, con gli occhi della passione, i due volti della grande icona pop
Leggi tutti gli articoli della VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma!
My week with Marilyn di Simon Curtis è uno degli ultimi film assunti al cantiere Festival, rientrato nella Selezione Ufficiale in extremis, quando già le linee di programma erano state tracciate. Per motivi inspiegabili le biglietterie accreditate hanno limitato i biglietti disponibili nella sala Santa Cecilia, dando la proiezione per sold out. Se per sold out si intende lasciare la galleria vuota, allora la signorina bruna e sorridente al desk aveva ragione. Mah!
Nei panni della Monroe brilla la talentuosa Michelle Williams. Vi dice niente Cindy, la timida ragazza in stallo di Blue Valentine o Alma Beers moglie del gay-cow-Ledger-boy in Brokeback Mountain? Ok! Almeno ricorderete l’adolescente newyorkese un po’ battona, un po’ incompresa che trapiantata nel paesino di provincia, crea scompiglio negli equilibri di una comitiva, finendo con lo sverginare il protagonista pipponico e morendo per problemi di cuore con una figlia a carico. Questa sì, che cavolo, stiamo parlando di Dawson’s Creek. Ci sono cresciute generazioni intere con il personaggio di Jennifer Lindley e con quella vecchia baldracca della nonna. Da allora, ne è passata di acqua sotto i ponti di Capeside. Da icona del teen drama a volto del cinema indipendente europeo ed extracontinentale, la Williams si è ritrovata poi a passare il vaglio di grandi registi. Wenders, Haynes, Kaufman, Lee e Scorsese ne hanno dipinto ogni volta una sfaccettatura diversa, fino ad arrivare a Curtis, che l’ha consacrata come Marilyn.
Nel 1956 miss Norma Jean Baker sbarca ai Pinwood Studios britannici per prendere parte alla lavorazione de Il principe e la ballerina di Laurence Olivier (Kenneth Branagh). Sempre nel 1956, il giovane Colin Clark (Eddie Redmayne), pecora nera di una ricca famiglia inglese, tra arranchi e schiavismo, riesce ad entrare nella produzione del film, come terzo assistente alla regia. E’ l’inizio di un viaggio passionale nelle insicurezze delle grande diva, alle prese con il doppio ruolo da recitare nella vita e sul set. Passioni, battibecchi e soprattutto amori, che nascono con la velocità della luce e si disgregano in un grande ricordo nostalgico. La furbata di Curtis è stata quella di inquadrare lo screenplay dal punto di vista del giovane assistente, fuggendo dallo stereotipo del divismo acclamato e mostrandoci, con gli occhi incantati di un ventenne innamorato, le contraddizioni e le ombre di una Marilyn più umana che mai.
La storia data in pasto agli spettatori, pur essendo realmente accaduta, non si condensa in un biopic. E’ invece una finestra, aperta solo temporaneamente, sulla debolezza della parte meno famosa di una donna famosa. Un presentimento celato tra le righe, che implicitamente anticipa quella che sarà la catastrofica fine di Marilyn nel mondo reale. Questo il tema che trascende in film, schiacciando in secondo piano ogni altra cosa. La gelosia di Miller, la rabbia di Olivier, la devozione (?) di Paula Strasberg, sono solo dei satelliti narrativi. Ruotando intorno al pianeta Marilyn, riempiono tanto il film quanto il film nel film, mentre la povera donna, sola, cade in picchiata verso l’oblio. Ed è questo che Colin Clark accetta e prende con sé. Abbandonando l’amore per la Marilyn aliena sexbomb di happy birthday mr. President e fremendo per la creatura fragile che soggiace ad essa, con tutto il suo carico di contraddizioni.
La prova offerta da Michelle Williams incanta gli spettatori. Un ruolo difficile, che troppo si presta a paragoni esterni con il grande mito. Nonostante la fisionomia del personaggio sia completamente diversa dalle dinamiche corporee della giovane attrice, la Williams estremizza la sua fisicità, restituendo una Marilyn che non ha la minima pretesa di essere una copia dell’originale. Laddove il corpo non funge da espediente trainante, l’attrice stupisce, flettendosi sulle sue ottime capacità drammatiche e marchiando il suo alter ego con una forte connotazione psicologica. E’ così che nel rappresentare lo sguardo svampito della bionda mondiale, gli occhi della Williams fuggono la superficialità e sublimano nel dolore stracolmo di pillole, alcol e crisi di panico.
Marilyn è la star che vuole diventare attrice di successo. Laurence Olivier è l’attore di successo che vuole diventare una star. Kenneth Branagh, da estimatore del grande attore-regista, ha finito col vestire i suoi panni. Asciutto ed autoritario, a volte sarcastico, Branagh descrive bene l’intimo del personaggio. Gesti, movimenti e mimica facciale, esprimono nei dettagli secondari l’abbandono alla diva, al suo fascino unico che la rende perdonabile in tutto. Due volti dello stesso uomo. Olivier duro e distaccato. Olivier sospirante ed ammaliato. Pronto a scontrarsi con tutti ma a concedere redenzione solo a Marilyn. E bravo Branagh! Nel contempo, il semisconosciuto Redmayne si presta bene al ruolo di ragazzo intraprendente in attesa di riscatto. Non sarà un interpretazione da Oscar, ma va sicuramente premiato. Perchè? Beh, finalmente dopo l’intera saga di Harry Potter, c’è qualcuno che si spupazza come si deve la versione costumista di Emma Watson. Rinvigoriscono il film la compassionevole Dame Sybil Thorndike di Judy Dench e la rassegnata Vivien Leigh di Julia Ormond. Un ciclo rappresentativo total british che unisce due istituzioni del cinema passato a due cavalli di battaglia del cinema presente, all’insegna della qualità interpretativa.
In conclusione, la regia di Curtis convince nella misura in cui si considera il mezzo cinema come macchina idonea a raccontare una storia, senza alcuna pretesa di esaltazione formale, senza alcun interesse volto all’esercizio di stile. Semplicità e chiarezza, sono le parole chiavi per un film che sarà anche squisitamente televisivo, ma che vale assolutamente la pena vedere.
My week with Marilyn
Regia: Simon Curtis
Cast: Michelle Williams, Kenneth Branagh, Eddie Redmayne, Emma Watson, Judy Dench, Julia Ormond, Dougray Scott, Dominic Cooper
Paese: USA, 2011
Durata: 96′
Uscita in sala: 23 Novembre 2011




















