Il Festival di Roma omaggia una delle più grandi attrici del cinema italiano ripercorrendone la carriera da Antonioni al suo debutto registico
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“Che bell’idea fare l’attrice, ti prendi la storia che vuoi, i personaggi che vuoi, qualche volta fai finire la tua storia come vuoi…[…] e poi torni a casaâ€.
“Scoprire di far ridere è stato come scoprire di essere la figlia del re. […] Dunque non solo potevo far piangere, ma potevo anche far ridere â€.
“Il gioco, come ha detto qualcuno, è una cosa seria, necessaria come il pane e importante come il lavoro. E fortunatamente, per me, il mio lavoro è un giocoâ€.
Sono tre delle sei dichiarazioni di Maria Luisa Ceciarelli, in arte Monica Vitti, scritte sul pavimento del foyer della Sala Sinopoli in corrispondenza delle sezioni della mostra Monica e il cinema. L’avventura di una grande attrice, omaggio a colei che più di tutte le interpreti della sua epoca è stata in grado di rappresentare le molteplici facce della cinematografia italiana. Per questo il Festival internazionale del film di Roma, Il Centro sperimentale di cinematografia e Cinecittà Luce hanno deciso di ricordarla in una mostra fotografica che è anche un regalo per festeggiare il suo 80° compleanno. Sono 11 anni che ormai Monica Vitti si è ritirata dalle scene a causa del morbo di Alzheimer che l’ha colpita, preferisce che il pubblico conservi di lei quell’immagine di donna lucida e nevroticamente raggiante, consapevole e ferma nelle sue scelte come quando, nominata presidente della giuria al XXI Festival del Cinema di Cannes di dimise per aderire alle contestazioni del Maggio francese. Venezia la celebrò nel 1995 conferendole il Leone d’oro alla carriera dopo che, precedentemente, aveva dato prova di cavarsela anche dietro la macchina da presa, con il film Scandalo segreto del 1990 (in programmazione il 2 novembre), e come scrittrice dell’autobiografia Sette sottane e poi di Il letto è una rosa.
Divisa in tre aree, la mostra allestita all’Auditorium Parco della musica ripercorre cronologicamente la filmografia di Monica Vitti attraverso una serie di fotogrammi selezionati dalle pellicole che più l’hanno resa celebre. Tre macro aree suddivise poi in sei micro sezioni ognuna delle quali accompagnata da una dichiarazione dell’attrice, completano il tutto due schermi sui quali scorrono immagini di repertorio dell’Istituto Luce. Si comincia con il capitolo cardine della carriera della Vitti, ovvero quello della tetralogia dell’incomunicabilità : L’avventura, La notte, L’eclisse e Il deserto rosso. Oltre ad essere stato il suo compagno, Michelangelo Antonioni fu anche colui che riuscì per primo a mettere in luce le sue straordinarie doti drammatiche in quattro film che sono un manifesto esistenziale scritto da quella borghesia intellettuale dei primi anni ’60.

Una sezione della mostra
La seconda sezione è il trionfo della commedia all’italiana, quella che si apre con La ragazza con la pistola del 1968, il primo ruolo non drammatico per la Vitti, e si chiude con Polvere di stelle nel 1973. Da Mario Monicelli ad Alberto Sordi passando per Ettore Scola, scorrono alcuni dei personaggi che nel tempo le sono rimasti inesorabilmente attaccati addosso: la siciliana Assunta Patanè e la Dea Dani di Ma ‘ndo Hawaii rimarranno per sempre nell’immaginario collettivo. Si aggiungono inoltre gli scatti di Angelo Fontoni e Roberto Russo, questa volta non fotogrammi ma fotografie che immortalano la casta bellezza della Monica donna. L’ultima sezione, quella della commedia più impegnata e mitigata, inizia con L’anatra all’arancia e termina con il già citato Scandalo segreto, in mezzo le collaborazioni con grandi nomi fra cui Ugo Tognazzi, Claudia Cardinale, Giancarlo Giannini, Enrico Maria Salerno, Johnny Dorelli, Luigi Zampa, Steno e Carlo di Palma con cui ebbe anche una relazione.
Il critico e sceneggiatore Callisto Cosulich la definì la quinta “mattatrice†della commedia all’italiana: “Gassman, Manfredi, Sordi, Tognazzi: eccoli in ordine alfabetico i quattro moschettieri. Veramente ci sarebbe un quinto, ma in gonnella: Monica Vittiâ€. Quest’anno dunque il Festival di Roma la celebra con nostalgia, perché più che una mostra si tratta di un insieme di ricordi raccolti anche in un libro dal titolo La dolce Vitti curato da Stefano Stefanutto Rosa e presentato alla stampa il 3 novembre.
Monica e il cinema. L’avventura di una grande attrice
Auditorium – Parco della Musica, foyer sala Sinopoli
Viale Pietro De Coubertin, 30, 00196 Roma
Dal 26/10 al 5/11/2011
Orario apertura: 26 ottobre ore 18:00 – 21:00, dal 27 ottobre al 5 novembre ore 9:00 – 24.00
Ingresso libero
www.auditorium.com




















