Sessanta volte Vasco

13 febbraio 2012
di Matteo Colonna

Il 7 febbraio del 1952 nasceva una rock star


Lo scorso 7 febbraio il cantautore Vasco Rossi, noto semplicemente come Vasco, ha compiuto 60 anni. Nato nel 1952 a Zocca, sull’appennino modenese, da una famiglia modesta, padre camionista e mamma casalinga, proprio da quest’ultima eredita la passione per la musica e ancora bambino viene iscritto a scuola di canto. A tredici anni partecipa alla manifestazione canora modenese l’Usignolo d’oro, nata in contrapposizione al più famoso Zecchino d’oro, vincendo l’edizione. La sua vita, paragonabile a quella di un ciclista, con cadute, scalate e accelerazioni improvvise, sarà caratterizzata dal passaggio per alcune tappe fondamentali che segneranno inevitabilmente la personalità del rocker: dall’esperienza traumatica all’istituto dei salesiani di Modena, dove venne iscritto per conseguire il diploma, in cui sviluppa una forte avversione nei confronti delle figure ecclesiastiche, nonchè una sorta di complesso per le sue origini montanare che lo accompagnerà fino all’età adulta e con cui lui stesso dice di aver imparato a convivere, all’effervescente clima sociale in cui si trova catapultato quando decide di lasciare l’istituto di Modena per ovvie ragioni e si trasferisce dalla zia a Bologna, negli anni delle contestazioni studentesche, dove successivamente conseguirà il diploma di ragioniere. Dopo alcune apparizioni al Teatro Evento del capoluogo emiliano e passando per le facoltà universitarie di Economia e Commercio e Pedagogia, quest’ultima abbandonata a otto esami dalla laurea, Vasco decide di dedicarsi completamente alla sua vera passione: la musica.

Infatti in questi anni, oltre ad artisti come De Gregori, Guccini e Battisti, amplia la sua cultura musicale ascoltando soprattutto i Rolling Stones. Tappa fondamentale per la sua carriera si rivelerà l’esperienza all’emittente radiofonica Punto Radio e i primi esordi come dee-jay nelle principali discoteche dell’Emilia Romagna, dove il Blasco si fa conoscere al giovane pubblico e inizia una serie di contatti con persone come Red Ronnie, Gaetano Curreri, Maurizio Solieri ed il giovanissimo Massimo Riva, che saranno fondamentali nel proseguo della sua scalata al successo. Gli inizi degli anni ’80 sono gli anni dei primi album e dei successi, con cui si fa conoscere a livello nazionale anche in seguito alla partecipazione al Festival di Sanremo, nel 1982 con la canzone Vado al massimo e nel 1983 con Vita spericolata. In entrambe le occasioni le sue canzoni si classificheranno rispettivamente all’ultimo ed al penultimo posto ma la scelta di partecipare alla kermesse canora si rivelerà alquanto azzeccata in termini di pubblicità e di vendite. Ma a Sanremo sarà ricordato soprattutto per le sue performance non canore: dopo aver cantato il pezzo Vado al massimo, abbandona il palco con il microfono in tasca, che cade a terra, ancora collegato all’amplificatore, creando scalpore tra gli ospiti e i conduttori. Nel 1983, invece, durante la sua esibizione abbandona il palco dell’Ariston e l’ultimo ritornello della canzone Vita spericolata va in playback.

Vasco Rossi al Festival di Sanremo nel 1982

Questi però sono anche gli anni degli eccessi e della sua vita spericolata, che culmineranno con l’arresto del 1984, che lo porterà a trascorrere ventidue giorni di reclusione nel carcere di Pesaro per detenzione di stupefacenti. Gli anni a seguire sono quelli della rinascita e della consacrazione. I suoi concerti sono così seguiti che decide di orientare i suoi tour verso spazi in grado di raccogliere più persone: comincia l’epoca degli stadi. Il 1988 lo vede nuovamente alla ribalta della cronaca con un altro arresto dovuto all’ennesima bravata; questa volta però verrà prontamente rilasciato tra gli abbracci dei fans che in delirio gli chiederanno autografi. Dopo essersi prontamente rialzato dall’ennesima caduta, i suoi concerti e le sue tournèe diventano produzioni colossali e gli stadi si gremiscono fino all’inverosimile; come dimenticare il record di pubblico all’Heineken Jammin’Festival a Imola, da cui scaturirà l’album live Rewind ed il successivo Rewind Tour. Ma il rocker di Zocca deve affrontare un altro ostacolo nella sua vita spericolata: pochi giorni prima della partenza del Rewind Tour del 1999, viene a mancare Massimo Riva, lo storico chitarrista ed amico di tante battaglie, morto per un’overdose di eroina. Da allora Vasco lo ricorderà in ogni suo concerto dopo aver cantato il pezzo Canzone.

Ormai il Komandante, soprannominato inizialmente così dai membri del suo fan club ufficiale, è riconosciuto come la stella indiscussa del rock italiano; le sue fragilità ed i suoi errori mai nascosti, anzi trasformatisi in parole per le sue canzoni, hanno avuto un’eco anche nel tessuto sociale e sono diventate un mezzo di comunicazione per tutti coloro che vedono nel cantautore un artista vero e non un’icona pop che deve ostentare la perfezione, come spesso accade in questo mondo. La straordinaria capacità di Vasco di raccontarsi e di comunicare alla società con le sue canzoni gli viene riconosciuta ufficialmente nel 2005 quando lo IULM di Milano gli conferisce la laurea honoris causa in Scienze della comunicazione. Il 2005 è anche l’anno del ritorno a Sanremo, stavolta come ospite della serata finale, dove viene accolto con entusiasmo ed in un clima ben diverso rispetto a quello in cui negli anni ’80 si era timidamente presentato all’ Ariston, ancora agli inizi della sua carriera. Anche in questa occasione si distingue per essersi sottratto all’intervista di rito di Paolo Bonolis, allora conduttore del Festival, confermando ancora una volta l’etichetta di artista anticonformista. La sua vita, tra tante vicissitudini, si colora anche di un episodio curioso: alle elezioni a Presidente della Repubblica Italiana del 2006, nella seconda e terza votazione compare il suo nome che in entrambe i casi ottiene un voto.

Negli ultimi anni la personalità ormai matura del cantautore modenese si rispecchia anche nelle sue canzoni che contestano le nuove generazioni e la società moderna con la sua globalizzazione e i suoi difetti. Nella sua carriera trentennale, nel corso della quale ha fatto sognare varie generazioni, ha pubblicato ben 25 album, 16 dei quali in studio, 7 live e 2 raccolte ufficiali, vendendo più di trenta milioni di copie. Ha composto inoltre più di 150 canzoni, anche per altri artisti ed interpretato numerosi testi di altri cantautori. Il 2011 un ulteriore riconoscimento al suo successo, che ormai ha varcato i confini nazionali, vede l’uscita di un film-documentario sulla sua vita artistica e privata dal titolo Questa storia qua, che ottiene subito grande successo. Negli ultimi tempi l’artista scopre facebook, su cui posta i suoi clippini ed anche un nuovo singolo intitolato I soliti. In occasione del suo compleanno dal social network più famoso al mondo ha dichiarato: “I sessant’anni per un rocker non sono più un traguardo che coincide con il pensionamento della creatività. Magari, più semplicemente, l’occasione per prendersela un pò più comoda”.

Proprio in onore dei sessantanni del Blasco, i suoi fans più temerari hanno sfidato la neve e si sono recati a Zocca; ma a festeggiarlo ci ha pensato anche il suo popolo virtuale che non gli ha lesinato manifestazioni di affetto sulla rete; in tantissimi poi martedì scorso hanno assistito alla maratona televisiva organizzata dall’amico Red Ronnie, che per l’occasione ha messo a disposizione filmati inediti tratti dal suo archivio personale. Chissà se il Blasco, dopo aver fatto sognare migliaia di fans durante i suoi concerti, li accontenterà imbracciando la sua chitarra e cantando i pezzi più famosi del suo repertorio nelle principali strade e piazze delle città italiane, come aveva detto lui stesso di voler fare qualche mese fa, in occasione della dichiarazione sul suo presunto prepensionamento?

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