Superficie profonda: Fare i libri, progettare l’identità

13 febbraio 2012
di Flavio Camilli

Dieci anni a minimum fax per l'art director Riccardo Falcinelli. Regalo per la ricorrenza, un volume ben fatto e solo in parte autocelebrativo su come ben costruire i libri


Qui si parla di copertine. Anzi no, di libri. Neanche, di figure retoriche. Qui, in Fare i libri – Dieci anni di grafica in casa editrice, tanta brava gente – Riccardo Falcinelli, art director, in testa – racconta cosa vuol dire ideare, progettare, creare e comunicare un libro minimum fax, dalla copertina ai caratteristici “titoli di codaâ€. Si parte dalla facciata, storia delle copertine, per scavare fin dentro il grigio tipografico, tra le interlinee e più in profondita, sfondando la filigrana e arrivando al senso. Il racconto dei dieci anni di collaborazione di Falcinelli con gli editori Daniele Di Gennaro e Marco Cassini è ben più che un atto di autocelebrazione e non solo la cronaca di un successo innegabile. Il pregio maggiore del libro, oltre alla prevedibile (il contrario sarebbe stato paradosso) accuratezza della confezione, è il saper mettere in connessione diretta la superficie dell’oggetto libro con il suo contenuto, quell’inclassificabile incantesimo che scaturisce dall’accostamento sapiente tra le parole ma che non può fare a meno, per compiersi, di un’attenta fabbricazione.

Un libro nato per un’occasione ma anche un’occasione per mostrare come nasce un libro e, di conseguenza, come un progetto editoriale si basi su un concetto fondamentale, soprattutto oggi che il mare magnum dell’editoria è un habitat pericoloso da esplorare: l’identità. Sapere cosa si è (e cosa non si è) è la vera arma dell’editore, il filo su cui mettere ad asciugare tutte le collane del catalogo. La costuzione dell’io editoriale, lo sottolineano bene editore, art director, direttore editoriale e commerciale, caporedattore e responsabile ufficio stampa, non è una colonna rigida e silente, piuttosto un filo chicchierone e ballerino, coerente ma in continua evoluzione.
Moltissime le varianti e le soluzioni; uno solo lo scopo: la riconoscibilità.

A fronte dell’esistenza di una moltitudine di editorucoli sciatti e dell’avvento forse messianico dell’ebook, Fare i libri ha il fascino più difficile ma intramontabile del bravo ragazzo, un gusto quasi retrò, un’affascinante patina di artigianalità che riesce ad appiccicare un po’ di nostalgia anche ai più strenui sostenitori del futuro.
Per certi versi si tratta di un volume addirittura poetico, tanto quanto quello del grafico può essere considerato un mestiere “liricoâ€: involontariamente, forse, quasi tutte le voci di Fare i libri usano figure retoriche per descriverlo.

È un lavoro che va condotto “in sinestesia con gli altri sensiâ€, quando è necessario comunicare, attraverso la rappresentazione di un oggetto o una semplice fotografia, un odore, un sapore, una consistenza. Allo stesso tempo, però, ogni font scelta, ogni copertina firmata, ogni libro stoccato e inviato al distributore deve poter essere considerato sineddoche e metonimia del brand dell’editore.
Per riuscire a variare nella coerenza, la semplicità è lo strumento principe con cui affrontare i problemi di grafica. Forse in modo lapidario Falcinelli insegna: “il segreto dell’arte sta sempre nel fermarsi al momento giustoâ€, ma soprattutto dimostra attraverso il suo lavoro e quello dei suoi collaboratori che il book design è soprattutto sintesi dell’identità editoriale, dell’essenza del testo e del suo scrittore, dei gusti (supposti) del lettore al quale si riferisce e anche del tempo, del preciso momento storico in cui va in stampa. Tutte le componenti di arricchimento devono lavorare di concerto per fuggire il didascalismo e raggiungere uno fine unico: diventare “uno squarcio sulle esistenze racchiuse nel libroâ€.

C’è uno spettro, però, che si affaccia alle spalle di questo nobile mestiere. È la stessa ombra che, invece, potrebbe salvare molte case editrici in difficoltà: il digitale. Che fine fanno la scelta della carta, della copertina, della costina, la gabbia interna, i colori, le font e le interlinee se il testo deve essere fluido, poter cambiare dimensioni e spaziature e l’ebook letto su disparati supporti, con diversi formati, grazie a differenti tecnologie? È, per dirla con Barthes, la morte del grafico?
Niente panico: posto che, almeno per lungo tempo, il cartaceo non sarà rimpiazzato (figurarsi, siamo appena sulla soglia della convivenza!), la probabile e progressiva limitazione quantitativa dei titoli disponibili in entrambe le versioni e l’enorme potere concorrenziale delle edizioni digitali (punto forte potenziale è il prezzo, se solo gli editori si sbrigassero a capirlo!) potrebbe portare il designer ad accettare ulteriori sfide di sperimentazione e accuratezza, sia dentro che fuori l’ambiente digitale, da una parte per rendere il titolo di punta unico e imprescindibile nella sua versione cartacea, dall’altra per trovare nuove strade che abbraccino la logica liquida dei bit senza credere che significhi necessariamente l’obsolescenza di chi ha l’occhio per il bello. La “logica dell’easter eggâ€, ben conosciuta e attuata da Falcinelli e minimum fax (vedi i “contenuti extra†inseriti nella collana I quindici, edizioni hardback dei titoli rappresentativi dei primi 15 anni di attività della casa editrice) potrebbe diventare una delle direttrici dell’editoria mista consapevole.
Bello e passionale questo gioiellino per i dieci anni di sodalizio Falcinelli-minimum, ma quanta curiosità, ora, per quel che potrà succedere prima di bissare l’evento.

Fare i libri
Dieci anni di grafica in casa editrice
A cura di Riccardo Falcinelli
Con testi di Marco Cassini, Daniele Di Gennaro, Riccardo Falcinelli, Alessandro Grazioli, Dario Matrone, Martina Testa
Casa Editrice: minimum fax, 2011
Pagine: 175, ill.
Prezzo 15 €

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