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Aspettando Godot

27 febbraio 2012 | By More
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L’opera più controversa del XX secolo sbarca a Roma, esattamente alla Casa delle Culture, da sempre palcoscenico dei testi più particolari. Aspettando Godot, diviso in due atti da un’ora circa ciascuno, è da sempre ricordato come la pietra miliare del teatro contemporaneo, il teatro dell’assurdo, crocevia delle incertezze e delle complessità create dal secolo breve. Rileggere e riadattare Samuel Beckett non è mai facile, a distanza di anni il suo teatro continua a essere un mistero, sta al lettore  e allo spettatore  trovare la  giusta chiave di lettura, che non è mai uguale a se stessa.

Eppure la trama è apparentemente piuttosto semplice, quasi banale: due uomini Didì e Gogo stanno aspettando su una desolata strada di campagna il Signor Godot. Lo scenario è piuttosto spoglio, solo un albero che attraverso la caduta delle foglie diventa punto di riferimento dei giorni che passano. Ma Godot non appare mai sulla scena, né si sa qualcosa di lui. Non si conoscerà mai nemmeno il motivo di questa attesa. Egli si limita a mandare un suo giovane dipendente a informare i due protagonisti che “il signor Godot oggi non verrà, ma che verrà sicuramente domani”.

I due uomini, stanchi, affamati e afflitti si lamentano continuamente del loro stato esistenziale, litigano, pensano di separarsi, di andar via, di suicidarsi,  ma alla fine restano l’uno dipendente dall’altro, rimanendo ancorati in quella sorta di non luogo. I due iniziano una serie di discorsi sconnessi, vuoti, che non faranno che emergere il non senso della vita. Perché viviamo? Perché moriamo? Meglio vivere o morire? Chi è Dio? Perché siamo qua? Domande a cui non si avrà mai una risposta. E i due continuano a rimanere inermi, prede delle loro insicurezze, fino a quando arrivano sulla scena altri due personaggi: Pozzo e Lucky. Pozzo è un uomo crudele che tratta il suo servo Lucky come una bestia, tenendolo al guinzaglio con una lunga corda. La corda non è che la rappresentazione del loro legame: inscindibile.

Il secondo atto comincia allo stesso modo del primo: i due sono di nuovo nel posto della sera precedente. Anche i loro discorsi, le loro parole, rimangono uguali, a essere diverso è però il ritorno sulla scena di Pozzo e Lucky. Il primo è diventato cieco, il secondo muto, ma la corda che li unisce è ancora più corta, la loro unione è ancora più soffocante. Forse perché soffocanti sono i rapporti umani? O è la vita stessa a essere soffocante? Intanto il Signor Godot non verrà nemmeno questa volta. Didì e Gogo aspettano ancora, e la decisione di suicidarsi sarà rimandata a data da destinarsi.

Una celebre critica ha affermato che “Aspettando Godot è una commedia in cui non accade nulla, per due volte”. Nonostante ciò continua ad avere  grande successo di pubblico in qualunque posto venga rappresentato, grazie anche alle ottime doti recitative degli attori. Il cast messo in scena dalla Casa delle culture non è da meno. La scenografia tetra e angusta è lo specchio delle due anime agitate – ma nello stesso tempo imperturbabili – dei personaggi. I protagonisti sono bravissimi nel rappresentare con fare ironico la ripetitività delle loro azioni e la loro unica decisione, poi non mantenuta, di suicidarsi. Sono  personaggi deboli, comuni, uniformati, informi, senza carattere quelli che girovagano intorno all’albero. A loro, però, fanno da contraltare i loro pensieri profondi, i loro discorsi su Dio, il destino, la morte, la fortuna, discorsi che pesano come macigni. E poi questo senso di attesa  non è che la  sintesi di tutte le attese. Che Godot non sia Dio stesso?

Aspettando Godot
Regia: Claudio Capecelatro
Con: Claudio Capecelatro, Marco Carlaccini, Giorgio Di Donato, Alessandro Gruttadauria, Roberto Zorzut
In scena dal: 21 febbraio all’11 marzo 2012
Casa delle Culture
Via San Crisogono, 45 Roma
Dal martedì al sabato ore 21.00, domenica ore 18.00
Biglietti: Intero 15.00 euro, ridotto 12.00, studenti 8.00

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Category: Roma, Teatro

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